Le fiere di un tempo non ci sono più, restano ricordi. Lobuono: “Altre città farebbero carte false per averne”

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La Puglia ha due grandi patrimoni da rimettere al centro del proprio sviluppo: luoghi che per decenni hanno fatto incontrare imprese, mercati e istituzioni e che oggi chiedono una prospettiva capace di portarli oltre il peso della loro storia. Bari e Foggia, due vocazioni diverse e una domanda comune: quale futuro per i poli fieristici regionali? A fornirci la sua visione è Luigi Lobuono, presidente del Gruppo Misto in Consiglio regionale ed ex presidente della Fiera del Levante. Ai microfoni dell’Attacco richiama il valore di strutture che altrove vengono considerate strumenti strategici di crescita e chiede una svolta per quelle pugliesi. Il suo ragionamento parte dalle potenzialità rimaste inespresse e arriva alla necessità di una strategia regionale: Foggia deve ritrovare nell’agricoltura la propria forza, Bari recuperare una dimensione internazionale capace di attrarre operatori, scambi e nuove opportunità per le imprese. Per Lobuono, il rilancio passa dalla capacità di adattarsi alle trasformazioni dei mercati, dalla qualità dei servizi e da una guida all’altezza delle sfide. La scelta di chi assume la presidenza dell’ente diventa quindi decisiva.  Anche l’attività congressuale, pur importante, deve inserirsi in un progetto più ampio, che restituisca centralità alla funzione economica e commerciale dei poli. A Foggia, intanto, torna la Fiera dell’Agricoltura, la 74esima edizione si svolgerà dal 9 all’11 ottobre.  La campionaria che purtroppo, non è più un appuntamento fisso del calendario degli eventi regionali, quest’anno propone un confronto che guarda proprio al futuro. “Le origini per il futuro” è il tema dell’edizione e del percorso con cui l’Ente intende aprire una riflessione sulla rigenerazione del quartiere fieristico. Al convegno inaugurale sono stati invitati Regione, parlamentari e soci dell’Ente, chiamati a discutere prospettive e strategie. L’intervista e l’appuntamento foggiano portano così al centro una questione concreta: come trasformare storia, spazi e vocazioni produttive in occasioni di sviluppo. Per la Puglia si apre un confronto sulle scelte necessarie a restituire a questi patrimoni un ruolo nel futuro delle imprese e dei territori. Mentre altre città fanno di tutto per dotarsi di una fiera, la nostra Regione ne poteva contare due importanti, una l’abbiamo abbandonata l’altra non è in grado di resistere alle trasformazioni del tempo”. Luigi Lobuono, presidente del Gruppo Misto in Consiglio regionale, consigliere a Palazzo Chigi del vicepremier Antonio Tajani per imprese e sviluppo e presidente della Fiera del Levante dal 2001 al 2006, parte da questa considerazione per ragionare sul futuro della Fiera di Foggia. Nel suo racconto, il declino dei quartieri fieristici pugliesi, escludendo il salone nautico di Brindisi che gode di ottima salute, si lega alla perdita di una visione comune: valorizzare le specializzazioni dei territori, sostenere le imprese e costruire relazioni internazionali.

Presidente, che cosa rappresentava la Fiera di Foggia e perché oggi vale la pena scommettere sul suo rilancio?

Rappresentava un riferimento fondamentale per l’agricoltura e per l’economia della Capitanata. La ricordo come una realtà di primo piano, seconda, nel suo settore, soltanto a Verona. Aveva una vocazione riconoscibile e un rapporto forte con il territorio. Il punto è proprio questo: una fiera nasce per sviluppare la forza agricola, industriale e commerciale di un’area. Offre alle imprese, anche ai piccoli produttori, la possibilità di far conoscere le proprie merci, incontrare compratori e aprire nuovi mercati. Foggia aveva questo patrimonio. Dopo tanti anni di declino, bisogna tornare a chiedersi come metterlo al servizio dell’economia. Foggia e Bari avrebbero potuto essere i due pilastri di un sistema fieristico regionale? Era esattamente l’idea sulla quale lavoravo durante la mia presidenza. Due enti capaci di funzionare, ciascuno con le proprie peculiarità, dentro una strategia regionale. La Fiera di Foggia poteva valorizzare la sua specializzazione agricola, con una missione, un calendario e una platea di espositori diversi da quelli di Bari. La Fiera del Levante poteva rafforzare la sua dimensione commerciale e internazionale. Non c’era bisogno di sovrapporre gli eventi: bisognava costruire occasioni complementari. Un sistema funziona quando ogni polo ha un’identità e contribuisce a un obiettivo comune.

Quella visione si tradusse anche in un impegno per ottenere finanziamenti?

Mi impegnai molto con il governo Berlusconi per fare arrivare risorse nazionali alla Fiera del Levante. In quella stessa occasione mi spesi anche per Foggia: ricordo che nel 2005 arrivarono 11 milioni di euro destinati alla sua fiera. Per me non aveva senso occuparsi soltanto di Bari. Se volevamo un sistema regionale, dovevamo creare le condizioni perché entrambi gli enti potessero crescere. I finanziamenti erano uno strumento per realizzare quella visione, per dare forza a strutture che potevano accompagnare lo sviluppo della Puglia.

Che cosa è mancato negli anni successivi?

A mio giudizio, le politiche regionali degli ultimi vent’anni hanno trascurato il sistema fieristico. La situazione di Foggia e le difficoltà della Fiera del Levante mostrano quanto sia mancata una strategia di lungo periodo. Altre città e altre regioni hanno fatto enormi sforzi per dotarsi di strutture fieristiche. Noi le avevamo già, con una storia, una reputazione e un tessuto produttivo da rappresentare. Eppure ne abbiamo disperso una parte importante del potenziale. Quando richiamo gli spazi inutilizzati di Bari, e una campionaria che considero operativa soltanto sul 45 per cento del quartiere, pongo un problema di prospettiva: quale futuro vogliamo dare a quel patrimonio?

Quanto conta la scelta di chi viene posto alla presidenza dell’ente?

È fondamentale. Una strategia di rilancio deve poter contare su una figura capace di darle concretezza. Chi guida un ente fieristico deve conoscere il mondo delle imprese, comprendere le esigenze del territorio e saper costruire relazioni istituzionali e internazionali. Deve avere una visione dello sviluppo e la capacità di coinvolgere espositori, operatori e investitori. La presidenza comporta una responsabilità precisa: dare una direzione alla fiera e creare le condizioni perché possa crescere. Per questo la scelta della persona chiamata a ricoprire quel ruolo è decisiva.

Per Foggia, da dove dovrebbe cominciare il rilancio?

Dalla sua vocazione agricola e dalle condizioni della struttura che deve accogliere gli eventi. Non basta annunciare una manifestazione: bisogna mettere espositori e visitatori nelle condizioni di partecipare bene. Servono spazi adeguati, servizi efficienti e un’organizzazione all’altezza. Se si vuole tornare a ospitare una fiera specializzata, occorre partire dalle esigenze concrete di chi deve utilizzarla. Foggia ha un legame naturale con l’agricoltura: su questo può ricostruire una proposta credibile, capace di richiamare imprese e operatori.

Questo potrebbe comprendere anche il ritorno di manifestazioni con animali?

Sono un convinto animalista e considero il loro benessere una condizione essenziale. Se esistono strutture e condizioni ambientali adeguate, anche una manifestazione con la presenza di animali può essere organizzata rispettandone pienamente le esigenze. Uso una provocazione: quella settimana potrebbe persino diventare una settimana di vacanza per loro. Ma tutto dipende dall’accoglienza, dagli spazi e dall’assistenza. Per Foggia, quindi, la domanda preliminare riguarda la struttura: è in grado di ospitare bene una manifestazione di questo tipo? È su questo che bisogna lavorare.

Lei insiste molto sulla dimensione internazionale. Quanto conta per il futuro delle fiere pugliesi?

È decisiva. Durante la mia presidenza costruimmo rapporti con la Libia, la Romania, l’Albania e con le fiere dei Paesi del Sud-Est europeo. Berisha venne più volte a Bari. Nell’ultima inaugurazione della mia presidenza, nel 2006, ricordo Romano Prodicon diversi ministri, due capi di governo dell’Europa orientale con i loro ministri oltre a numerosi ambasciatori. Quella presenza aveva un significato: rendeva concreta l’idea della Fiera del Levante come porta sul Mediterraneo. Il respiro internazionale si costruisce con accordi e relazioni continuative, che poi devono diventare opportunità per le imprese.

Congressi e altri eventi possono sostenere questo percorso?

Certamente, sono attività importanti. Ma devono aggiungersi alla missione principale, che resta lo sviluppo agricolo, industriale e commerciale del territorio. Nella mia esperienza arrivammo ad avere il quartiere pieno e circa 2.100 espositori. Ricordo il ruolo dell’arredamento, con presenze come Giorgetti e l’interesse degli architetti. Quei risultati furono possibili anche grazie a tutto lo staff, dal segretario generale al personale dei cancelli. Quando crei le condizioni giuste, le imprese partecipano.

Quale impegno chiede oggi alla Regione?

Di tornare a sviluppare un sistema fieristico pugliese, dando attenzione a Foggia e Bari valorizzandole come quella della nautica a Brindisi che ha saputo costruire autonomamente condizioni di successo. Occorrono identità chiare, strutture funzionali e relazioni capaci di portare espositori e compratori. Le fiere possono ancora essere strumenti di crescita. Ma bisogna decidere di investirci una visione, oltre alle risorse.

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