La Corte di Cassazione, alle ore 20 di mercoledì, ha chiuso la vicenda giudiziaria di Luciano Rinaldi, confermando la condanna a 10 anni per l'omicidio di Felice Fischetti e di ulteriori 6 mesi per le ferite inflitte a un amico del ragazzo.
Una vicenda terribile, che andò ben oltre i confini di Monte Sant'Angelo, dove nella notte del 16 luglio 2017, il 63enne uccise con una coltellata all'addome un giovane concittadino (23 anni appena) sorpreso a urinare per strada nei pressi della sua abitazione, e ferì un altro ragazzo colpendolo a una gamba, in modo meno profondo.
Fu una pattuglia dei carabinieri, di passaggio in modo assolutamente casuale per la consueta ronda notturna (non erano arrivate chiamate o segnalazioni) a passando di lì casualmente a notare Fischetti accasciato su una scalinata, in una pozza di sangue, e il suo amico anche lui colpito ma in maniera più lieve, e in grado di riferire che erano stati accoltellati da uno sconosciuto.
L'abitazione più vicina era quella di Rinaldi, e quando i militari hanno bussato alla sua porta, l'uomo ha consegnato l'arma che si sarebbe poi rivelata letale, perché tre giorni dopo Felice Fischetti è morto nell' ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, a San Giovanni Rotondo, ma negando l'aggressione premeditata o il raptus e giustificandosi con una (presunta, molto presunta) legittima difesa dopo una colluttazione sopravvenuta a una lite.
Una linea mai cambiata durante l'iter giudiziario (il suo legale l'avvocato Ettore Censano, noto penalista di San Severo) e che ha reso ancora più penoso il calvario dei familiari di Fischetti, insieme alla richiesta accolta del rito abbreviato, che ha comportato lo sconto di un terzo della pena, perché l'omicidio è stato ritenuto di natura preterintenzionale e non volontario.
Le lacrime più forti ti sanguinano nel cuore , ti segnano e piano piano ti fanno cadere a pezzi senza dar conto a nessuno. Non doveva andare così. Ermelinda Santoro, la madre di Felice, in questi anni ha mantenuto vivo il ricordo della tragedia che si è abbattuta sulla sua famiglia, e di suo figlio, attraverso la sua pagina post, con post intensi e foto di momenti di quotidianità condivisa e di colpo terribilmente spezzata senza una ragione vera.
Alla vigilia dell'ultima sentenza ha scritto Sta per giungere l' ora...Oggi resta al mio fianco perché io ce la sto mettendo tutta... stringimi di quell' abbraccio che solo tu che mi sapevi dare, quando la Corte si è espressa, rigettando anche l'ultimo ricorso mirato a ribaltare non solo le sentenze precedenti ma l'intera ricostruzione di inquirenti e magistrati, ha scritto semplicemente È finita finalmente ..Questo sorriso usalo per essere felice..., una didascalia per salutare suo figlio colto in un'immagine che rappresenta una sorta di rivincita sulla violenza che lo ha travolto.
Le è sempre stata accanto, in questi anni, l'avvocatessa manfredoniana Innocenza Starace, che non nasconde l'amarezza per una condanna viziata dalla considerazione della mancata volontà di uccidere nonostante l'uso di un coltello da caccia, nonostante la posizione in cui è stato trovato il ragazzo, nonostante le prove testimoniali, nonostante l'esito dell'esame autoptico, e la perizia medico-legale che ha chiarito le modalità di un'aggressione e non di una colluttazione, perché pure le ferite alle mani dimostrano come i due ragazzi abbiano cercato soltanto di difendersi. Invece si è cercato in questi anni di far passare l'aggressore per aggredito, e le vittime per colpevoli: non è mai arrivato, pubblicamente o privatamente, un segnale di pentimento, una lettera ai familiari di scuse o di semplice comprensione del loro dramma racconta.
E non è arrivato nemmeno un euro della provvisionale disposta nei vari gradi di giudizio, nonostante le sollecitazioni e le iniziative intraprese, e che ci costringerà ad ulteriori azioni annuncia. Rinaldi ha trascorso questi quattro anni agli arresti domiciliari: a meno di colpi di scena, dovrebbero schiudersi per lui adesso le porte del carcere. Mentre una madre continua e continuerà a sfogliare vecchi album di fotografie o più recenti schede di memoria digitale, per elaborare un lutto impossibile da accettare.
Non si guarisce mai da ciò che ti manca. Non eri pronto ad andare, non ti ha dato scelta. Tu dovevi ancora esserci Mi dicono che sei qui accanto a me , in un soffio di vento,nei cristalli della neve, nel profumo di un fiore, nella goccia della pioggia, tutti possono dirmi che sei ovunque, ma io non ti vedo.Ti sento scorrere nelle mie lacrime continuando a vivere una vita ormai finita. Non dovevi andare ma ...esserci. Sei quell'addio che non riuscirò mai a dire altre sue parole rivolte a un ragazzo che non potrà risponderle, così come non è riuscito a salutarla.
Vittima in una notte assurda, difficile anche da raccontare, in un paese che cerca di dimenticare e andare avanti, ma chissà se è davvero possibile.
Claudio Botta
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