Estorsioni ad agricoltori, 2 arresti. Ferro dettava le sue “regole”

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Un'indagine complessa - raccontata dagli inquirenti ieri mattina presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Foggia e anticipata ancor prima sulle colonne de l'Attacco - che ha preso impulso dal filone di investigazione relativo al quadruplice omicidio del 9 agosto 2017, alla periferia di San Marco in Lamis, in cui persero la vita, oltre al boss Mario Luciano Romito e a suo cognato Matteo De Palma, anche gli incolpevoli fratelli Luciani, onesti lavoratori trovatisi al posto sbagliato nel momento sbagliato.

All'interno di questa indagine se ne è poi sviluppata un’altra: i carabinieri del Comando provinciale di Foggia sono infatti risaliti al ritrovamento di due block notes, in cui erano annotati nomi e cifre, nell'abitazione di un pregiudicato di San Marco in Lamis (risultato essere estraneo a quest’inchiesta). E’ stato poi accertato dagli uomini dell’Arma che gli appunti annotati nei taccuini si riferivano alle pesature quotidiane del raccolto dei cereali e ai nomi di persone coinvolte nell’estorsione relativa a questi servizi.

Gli investigatori del Nucleo operativo di San Giovanni Rotondo, come è stato spiegato durante la conferenza stampa, hanno dunque avviato una relativa attività di indagine molto complessa, resa ancor più difficile da scarsi elementi probanti e dall'inesistenza di denunce da parte delle vittime, dalla quale è emerso che i due soggetti poi arrestati (entrambi di San Marco in Lamis) con l'accusa di estorsione aggravata, uno dei quali è Luigi Ferro (elemento di spicco della criminalità garganica, con rilevanti precedenti di polizia e un tempo sodale del boss Romito), imponevano agli agricoltori della zona i propri servizi di mietitura del grano e custodia dei mezzi agricoli, dietro minacce di violenza e danneggiamenti a coloro i quali avessero opposto un rifiuto alle richieste estorsive.

Gli agricoltori di zona, la gran parte dei quali di San Marco in Lamis, sono stati inoltre costretti ad accettare di far pascolare, nei propri terreni, gli animali di proprietà di uno degli indagati a titolo gratuito, oltre ad essere obbligati a “dovergli” consegnare parte del raccolto senza alcuna altra lecita motivazione, nonché cedere gratuitamente la paglia che rimaneva sul terreno al termine della mietitura. È chiaro come Ferro abbia spadroneggiato e dettato legge, indisturbato nel piegare gli agricoltori alla sua volontà, avvalendosi della sua fama criminale. All’esito delle attività di indagine, il gip del Tribunale di Foggia ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati, in ordine a tutti i reati loro ascritti.

E' stato acclarato, inoltre, che questo sistema costringeva anche altre ditte, a cui qualche agricoltore aveva provato a rivolgersi, a "fuggire" dagli appalti concordati, desistendo dagli incarichi di lavoro per timore di ritorsioni da parte degli estorsori. E non si escludono neppure incendi a titolo di vendetta ripetutisi nel tempo in diversi campi agricoli, e ai danni dei proprietari terrieri della zona, cioè località Brancia in agro di San Severo, in cui Ferro, grazie al suo peso criminale, imponeva le sue “regole”.

Gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire il quadro della situazione provando pure a risalire a fatti e circostanze che avrebbero origine addirittura a partire dal 2015.

Ferro, già agli arresti domiciliari, è stato condotto in carcere, mentre è finito ristretto tra le mura domestiche il suo sodale, ovvero il titolare della ditta garganica fornitrice dei servizi illegalmente operati e dunque beneficiaria delle estorsioni.

L’operazione di polizia è stata condotta alle prime luci dell’alba del 25 ottobre, quando il personale della Compagnia carabinieri di San Giovanni Rotondo, coadiuvato nell’esecuzione dallo Squadrone eliportato Cacciatori di Puglia, ha dato esecuzione alle due misure cautelari personali, emesse in data 21 ottobre dal Gip del Tribunale di Foggia.

Il Comandante dei carabinieri di Foggia ha sottolineato il ruolo, in questa operazione, della Procura del capoluogo dauno la quale ha coadiuvato - riponendo massima fiducia nelle operazioni investigative degli uomini e dei mezzi dell’Arma messi in campo, per diversi mesi e nonostante gli ostacoli incontrati lungo il percorso - le difficili attività di indagine dei carabinieri: "Cosa non scontata, perché in altre città d’Italia è capitato, in situazioni simili, che le Procure non insistessero nel prolungare attività di indagine a causa di quadri probanti che all’inizio parevano non portare da nessuna a parte per una scarsità di elementi a supporto di una precisa ricostruzione dei fatti", ha precisato il Comandante durante la conferenza stampa nella quale è stato anche lanciato l'appello a denunciare, rivolto a tutte le vittime di reati di questa natura e non solo. "La collaborazione con gli organi di polizia - ha chiosato il Comandante dei carabinieri di Foggia - permette di chiudere più rapidamente le indagini e di arrivare prima agli arresti, liberando inoltre il territorio da fenomeni criminali che opprimono l'economia e il libero mercato del territorio".

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testatina dillo al direttore WEB

 



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