Chi percorre in questi giorni il lungomare Nazario Sauro di Manfredonia, arrivando all’altezza della piazzetta, ha un motivo in più per sollevare lo sguardo. Sul fianco della chiesa di San Domenico - laddove si conserva la cosiddetta Cappella della Maddalena - sta prendendo forma una struttura metallica che modifica in maniera evidente il profilo del complesso monumentale. Un intreccio di elementi d’acciaio disegna un nuovo volume sopra le antiche murature e restituisce - almeno per adesso nella sua ossatura - un’immagine insolita: quella di un edificio antico che sembra ricostruirsi attraverso un linguaggio decisamente contemporaneo. Dietro la struttura in elevazione c’è un progetto di rigenerazione urbana che ha un’ambizione più ampia della semplice restituzione di una copertura: realizzare il Museo civico Manfredi, riorganizzare le collezioni comunali, recuperare alcuni ambienti inutilizzati di Palazzo San Domenico e trasformare il chiostro in uno spazio culturale aperto alla città. L’investimento previsto è di 1,83 milioni di euro, finanziati nell’ambito del POR Puglia FESR-FSE 2014-2020, attraverso l’Azione 12.1 dedicata alla rigenerazione urbana sostenibile. Quella porzione di Palazzo San Domenico è una delle tracce più preziose della Manfredonia medievale, cambiando funzione, forma e aspetto più volte perché trasformata dalle guerre, dalle esigenze difensive e dalle successive ricostruzioni. L’obiettivo è quello di far intuire al visitatore la forma originaria di uno spazio medievale di cui sono rimasti il basamento, parti delle murature e importanti testimonianze artistiche. Il progetto ha scelto, per farlo, una struttura leggera, riconoscibile come contemporanea, che evoca la copertura perduta senza fingere di essere quella originale. La chiesa - inizialmente intitolata a Santa Maria Maddalena e successivamente conosciuta come San Domenico - faceva parte di un più ampio programma di sostegno agli insediamenti domenicani promosso dai sovrani angioini. La dedicazione alla Maddalena viene ricondotta a un voto di Carlo II, che avrebbe promesso di fondare dodici conventi dopo essere stato liberato dalla prigionia durante le guerre dei Vespri siciliani. La grande volta gotica venne demolita – secondo quanto illustrato dall’architetto Antonello D’Ardes nelle relazioni tecnica e storica -, le murature superiori furono abbassate di diversi metri e il vano sottostante venne interrato. La superficie superiore poteva così essere utilizzata come piattaforma difensiva, mentre l’antico coro diventava un bastione.