Quel fil rouge non chiarito che lega il partito di Vannacci e settori del mondo militare (e preoccupa Meloni)

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Ha fatto molto discutere il convegno organizzato ieri a Torino dalla Federazione Sindacale di Polizia sull’insicurezza urbana. Non tanto per l’argomento in sé, quanto per la presenza ormai pervasiva di Roberto Vannacci. Un appuntamento nato tra le polemiche perché inizialmente il convegno era stato riconosciuto come attività di aggiornamento professionale per gli agenti, salvo poi la precisazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che ha escluso questa possibilità e ha chiarito che il questore non avrebbe partecipato. Il convegno si è comunque tenuto, con Vannacci tra i relatori e un presidio di contestazione all’esterno. L’episodio arriva in un momento in cui la saldatura tra il partito dell’europarlamentare, Futuro Nazionale, e il mondo delle Forze armate è finita sotto la lente della Procura militare di Roma, che sta verificando proprio i rapporti tra la creatura politica del generale e alcuni militari ancora in servizio. Gli accertamenti sono partiti da un esposto del Sindacato dei Militari e riguardano la posizione di appartenenti alle Forze armate che avrebbero assunto ruoli nella struttura organizzativa di Futuro Nazionale. La Procura ha parlato di accertamenti preliminari per verificare l’eventuale presenza di fatti di propria competenza. Nei giorni scorsi l’esposto è stato integrato con altri quattro militari indicati come attivi nel partito, appartenenti a Esercito, Aeronautica e Carabinieri. La questione è meno marginale di quanto possa sembrare e riguarda il confine tra cittadino e appartenente a un corpo dello Stato. La legge stabilisce infatti che gli appartenenti alle forze di polizia devono mantenersi fuori dalle competizioni politiche e non assumere comportamenti che compromettano l’imparzialità delle loro funzioni. La stessa norma vieta la propaganda a favore o contro partiti, organizzazioni politiche e candidati. Chi accetta una candidatura può invece svolgere attività politica secondo le modalità previste dalla legge, venendo collocato in una specifica forma di aspettativa. Il confine, dunque, è molto sottile, tanto più se riguarda un partito politico dai tratti fortemente nazionalisti e al centro di numerose polemiche sulla compatibilità costituzionale del suo programma elettorale. Il punto, dunque, è quello di una possibile osmosi tra Futuro Nazionale e un pezzo consistente dell’apparato militare italiano. Due episodi, in particolare, hanno contribuito a portare il dibattito anche in Capitanata. Il primo è avvenuto a Manfredonia, dove un sottufficiale dei Carabinieri ha pubblicato sui social un messaggio in cui, nel salutare con favore la vittoria del partito di estrema destra AfD in Sassonia, si augurava che un risultato analogo potesse arrivare in Italia con Vannacci. Il post è stato poi rimosso. Il secondo caso, invece, è avvenuto a San Severo, dove circola la notizia di incontri tra esponenti locali di Futuro Nazionale e alcuni appartenenti alla Polizia di Stato in vista delle elezioni comunali del prossimo anno. Sull’argomento, l’Attacco ha provato ad ascoltare il segretario provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia Giuseppe Vigilante e la portavoce della Questura di Foggia Gaia Lubrano. Nessuna risposta, invece, è pervenuta dal Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri.

“Personalmente non so nulla di questi incontri”, ha commentato Vigilante. “Sono certo, però, che non riguardino nessuno degli iscritti al nostro sindacato. Qualora dovessi venire a conoscenza di una circostanza del genere, non esiterei un istante a espellere i responsabili dal sindacato e segnalare l’accaduto”, ha assicurato. “È possibile, tuttavia, che ciò sia avvenuto in forma privata, a titolo esclusivamente personale, ma anche questa evenienza sarebbe molto rischiosa per un poliziotto. Ad ogni modo, ora che ne siamo stati informati, procederemo senza alcun dubbio a delle rapide verifiche interne. Ma resto comunque molto scettico su questa ipotesi”. Anche la dottoressa Lubrano riferisce di non avere ricevuto segnalazioni. “Fino ad oggi è la prima volta che sento questa cosa”, ha affermato. “Non mi risultano queste informazioni e fino a questo momento non abbiamo ricevuto segnalazioni. Ovviamente ci informeremo perché la questione è molto delicata. Proprio in virtù di questo, però, così su due piedi non posso dire più di tanto. Sono certa che all’interno del corpo verrà avviata un’urgente verifica a riguardo”.

Alla questione disciplinare, poi, se ne aggiunge una di carattere politico. Il rapporto tra Vannacci e il mondo delle divise, infatti, si inserisce nel filone dei grattacapi che il generale sta procurando alla premier Giorgia Meloni, chiamata a bilanciare il suo attuale ruolo istituzionale di leader di governo e il rinnovato profilo liberalconservatore del suo partito, senza perdere di vista la base elettorale più legata alla tradizione identitaria della fiamma tricolore. E in questo senso Futuro Nazionale potrebbe rosicchiare una discreta fetta di elettorato radicale a Fratelli d’Italia, soprattutto nel mondo militare. “Qualora dovesse essere confermata la notizia, trovo molto singolare che esponenti della Polizia di Stato abbiano avviato interlocuzioni con una forza politica”, ha commentato a l’Attacco la meloniana Rita Montrone, commissario capo della Polizia di Stato in quiescenza. “Avere una simpatia politica è un discorso, diverso è se ci si impegna in prima persona. Di regola i poliziotti non potrebbero partecipare a incontri di questo tipo. Io, infatti, ho iniziato a fare politica solo dopo aver terminato la mia carriera professionale”. Sul piano politico, invece, Montrone ridimensiona l’allarme per Fratelli d’Italia. “Non credo, in tutta sincerità, che a Meloni preoccupi più di tanto Vannacci. La posizione politica del generale è molto diversa da quella della premier. È più estremista e non penso che i rispettivi bacini elettorali siano in qualche modo sovrapponibili”, ha concluso l’ex candidata alle regionali.

Anche l’ex poliziotto Arturo Pagano, oggi responsabile del Dipartimento provinciale Legalità e Sicurezza di Fratelli d’Italia, ha invitato a fare una serie di distinzioni. “Non ho notizie di questi incontri”, ha premesso. “Se sono avvenuti privatamente non è un problema. Mi spiego: se alcuni poliziotti, liberi dal servizio, hanno incontrato a titolo personale degli esponenti politici, non hanno infranto alcuna regola. Il discorso è diverso, naturalmente, se da queste interlocuzioni nasce un impegno attivo in politica. In quel caso possono anche candidarsi, ma devono mettersi in aspettativa e, in caso di elezione, essere trasferiti fuori provincia”, ha spiegato. Sul terreno politico, invece, ammette che Vannacci potrebbe sottrarre consensi al centrodestra tra le divise. “Futuro Nazionale intercetterà sicuramente alcuni voti non solo di Fratelli d’Italia, ma anche di Forza Italia e soprattutto della Lega. Io credo anche qualcuno del Movimento 5 Stelle. Nel complesso, però, ritengo che pescherà soprattutto tra i malpancisti dell’astensione, le cui file si sono ingrossate negli ultimi anni. Non reputo, tuttavia, che il consenso di Meloni possa risentirne più di tanto”. In chiusura, Pagano racconta però di avere visto agli incontri dei vannacciani a Foggia qualche esponente delle forze dell’ordine. “Sbirciando le foto postate sui social, poliziotti in attività non ne ho mai visti, onestamente. Ho visto qualcuno in pensione, anche piuttosto attivo, e forse qualche carabiniere, quello sì”. Resta sottile, dunque, il confine tra libertà individuale e ruolo pubblico dell’uniforme. E, al netto della partita politica, rimane da osservare con attenzione quel progressivo avvicinamento tra settori dell’apparato militare e un partito che propone una visione fortemente identitaria della società e dello Stato. Senza forzare conclusioni, ma nemmeno ignorando i segnali. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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