I fondi del Pnrr per cambiare volto anche alle Università. Foggia c'è

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Nuovi fondi per la ricerca, opportunità professionali per i giovani e non solo: queste, per le università, le prospettive del Pnrr, il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza che il governo italiano ha predisposto per investire i fondi della ripresa post pandemia.

Gli atenei italiani sono chiamati a ripensare il proprio modello non soltanto per l'arrivo di circa 10 miliardi ma anche per rivedere investimenti sulla ricerca e il diritto allo studio. E sono tra i protagonisti principali nella grande operazione di rigenerazione che darà un nuovo volto al Paese, grazie alle risorse del Recovery Fund.

Un occhio di riguardo è stato riservato alle Università del Mezzogiorno a cui sarà destinato il 40% dei fondi. Su questi temi si è confrontata la ministra dell’Università e della ricerca Maria Cristina Messa, che lunedì a Reggio Calabria ha incontrato undici rettori del Mezzogiorno: oltre ai calabresi Santo Marcello Zimbone (Reggio Calabria), Giovambattista De Sarro (Cosenza) e Nicola Leone (Catanzaro), era presente anche Pierpaolo Limone (Foggia), Salvatore Cuzzocrea (Messina), Francesco Adornato (Macerata), Stefano Bronzini (Bari), Ignazio Marcello Mancini (Basilicata), Massimo Midiri (Palermo), Giovanni Francesco Nicoletti (Vanvitelli Campania), Francesco Priolo (Catania).

La ministra ha rassicurato circa i bandi, occasione di partecipazione e non di esclusione delle regioni del Sud, supportate in ogni modo al fine di concorrere e valorizzare l’opportunità del Pnrr.

“I contenuti per competere e accedere alle risorse del Pnrr ci sono certamente. Dal punto di vista della forma, al fine di assicurare una risposta piena e corretta, daremo tutto l’aiuto possibile con personale tecnico-amministrativo adeguato”. Attenzione massima per garantire la partecipazione. “Ci stiamo lavorando – ha aggiunto -, tutti i rettori e gli enti di ricerca stanno facendo rete per non disperdere questa opportunità ed essere pronti e competitivi. Sono qui per affiancare gli atenei nel creare questa rete”.

Anche l’Università di Foggia si impegnerà al massimo per essere nella partita del Pnrr e intercettare la maggior quantità di risorse possibile, puntando in particolar modo a quei settori dove l’ateneo daunio può spendere (e capitalizzare) le proprie expertises. La macchina si è messa in moto. Il rettore Pierpaolo Limone spiega in una intervista a l’Attacco, gli obiettivi fissati e gli strumenti messi in campo da UniFg per non mancare quella che tutti definiscono una delle più importanti occasioni della storia recente.

Rettore, quali sono gli ambiti su cui l’università sta puntando?

Per come sono stati strutturati i percorsi, si potrà essere coinvolti in moltissimi progetti, nei quali i nostri ricercatori potranno essere valorizzati. Foggia aspira a candidarsi ad almeno la metà dei bandi in programma, nelle aree in cui abbiamo competenze naturalmente. Per il profilo che come ateneo abbiamo, siamo interessati a tutta l'area medica, culturale, alla biodiversità e all’agritech. In particolare in una di queste due ultime teniamo ad essere protagonisti e ci stiamo lavorando. Ad esempio abbiamo investito già due terzi dei fondi che sono arrivati per dottorati di ricerca e per ricercatori, abbiamo già pubblicato i bandi che vanno in questa direzione e stiamo già lavorando sulle specializzazioni legate a queste tematiche.

Ci sono procedure a cui l’università si è già candidata?

Stiamo partecipando al bando (in scadenza oggi, ndr) Ecosistemi dell'innovazione nel Mezzogiorno, del ministero per il Sud, con 3 progetti. E’ un bando da 350 milioni e riguarda tutto il Sud, noi da soli ne chiediamo quasi 50 complessivamente, è improbabile che ci finanzieranno tutto ma noi ci proviamo. Uno dei tre il Tecnopolo, il progetto ideato di intesa con le Università pugliesi dalla Regione (all’UniFg è destinato il settore Nutrimed, l’approfondimento a pag 7, ndr). L’immobile interessato è quello di viale Virgilio dove già c’è la sede di scienze motorie. L’edificio di 5 mila metri quadri è di proprietà del Comune di Foggia, abbiamo avuto una lunga interlocuzione con la commissaria Marilisa Magno che ha dato la sua massima disponibilità e ha sottoscritto la volontà di modificare la convenzione di comodato d’uso gratuito 99ennale, firmata nel 2004. Abbiamo chiesto di modificarla per poter procedere all’abbattimento e ricostruzione, l'edificio così com’è non ci permette di fare quello che vorremmo, vale a dire centri di ricerca sul nutrimento, la sede del corso di laurea di scienze motorie e un grande laboratorio di ricerca sui temi del nutrimento. Il secondo progetto è concertato con la Provincia e il presidente Nicola Gatta e riguarda l'ex sede dei Vigili del Fuoco, riteniamo che una parte dell'edificio possa essere destinata alla costruzione della sede di ingegneria.

Il progetto però su cui l'università punta maggiormente riguarda l’ex caserma Miale.

“Ci teniamo molto. La Regione ha più volte assicurato il suo contributo pari a circa 8 milioni per l’acquisto dell’immobile, aspettiamo solo la delibera che lo ufficializzi per far partire la nostra proposta d'acquisto vincolante. Nel frattempo c’è stato anche un sopralluogo nei giorni scorsi alla presenza di Sevi, Romei e Carrieri per l’Università, dell’assessore Raffaele Piemontese, del Prefetto e del questore. L'ipotesi è quella di darci l'edificio a condizione che in sede resti la Dia; ora occupa circa 700 metri quadri che diventeranno 1000 su 12mila complessivi. Su questo non abbiamo nessuna obiezione. Con il bando ministeriale abbiamo chiesto circa 19 milioni per ristrutturazione, arredo e laboratori, lì andrà l'area economica e scienze sociali. Per tutti e tre i progetti abbiamo già pensato al piano b, se non si dovessero concretizzare questi finanziamenti che andrebbero a coprire le intere somme necessarie, abbiamo deciso di partecipare al bando che uscirà a dicembre, anche questo con numeri pazzeschi: 1,4 miliardi di euro destinati all'edilizia universitaria. Anche questo molto interessante, soprattutto perché il 40% è destinato al Sud, si tratta però di un co-finanziamento verosimilmente al 50% di partecipazione a titolarità universitaria. Il che significa che dovremo trovare il resto delle risorse, non una passeggiata ma ci impegneremo. Stiamo già ragionando con le banche. Abbiamo materialmente bisogno di mettere gli studenti nelle aule. In ogni caso, tengo a ringraziare i rappresentanti delle istituzioni che si sono mostrati molto disponibili.

Che idea si è fatto sulla gestione del Pnrr?

Dal punto di vista della governance ci sono ancora molti punti da chiarire. Dal punto di vista politico credo che sia un tentativo dare al Sud un ruolo di autodeterminazione, che faccia del Mezzogiorno il protagonista del suo sviluppo, non in un'ottica assistenziale ma sulla base delle competenze e della conoscenza. A mio avviso è la scelta migliore possibile.

Uno dei temi più dibattuti (e che fa più paura) è la carenza di competenza politica e amministrativa nelle tecnostrutture per gestire queste risorse.

Questo è uno dei grandi problemi che noi abbiamo, in particolare proprio nella provincia di Foggia. Veniamo da stagioni in cui le assunzioni sono state a lungo bloccate e gli organici oggi sono sottodimensionati, anche qui in Università, in termini di personale amministrativo. Ora, la legge finanziaria pare che ci dia la possibilità di procedere con delle assunzioni, alcune a tempo indeterminato, altre a termine. Noi pensiamo di poter reclutare almeno 30 unità ma l'assunzione di una persona non significa che questa sia già pronta il giorno dopo a lavorare a progetti così complessi. In ogni caso guardo al prossimo futuro con l'ottimismo della volontà, non ho altri strumenti. E’ certamente una sfida enorme: per noi, se le cose andranno bene, significherà gestire orientativamente il quadruplo delle risorse che gestiamo normalmente ogni singolo anno.

La carenza di personale spinge molti a chiedere di semplificare le procedure.

Lo fanno tutti, l'abbiamo chiesto anche noi ma la ministra ci ha spiegato che la prima complessità deriva dall'Europa, è giusto un controllo ma bisogna conciliarlo con l'esigenza di spesa e non sarà facile. Però siamo consapevoli che questa è la più grande opportunità che abbiamo. La garanzia che ci è stata data è che si farà il possibile affinché le regole italiane non siano più complesse di quelle europee. Un ruolo importante dal punto di vista tecnico amministrativo potrebbe essere giocato proprio dalla Regione che in questo momento dispone della tecnostruttura più solida e strutturata.

I Sindaci, come ha dichiarato Francesco Miglio su queste colonne, chiedono che siano le municipalità a gestire direttamente le risorse, pensa che si possano creare conflitti tra i vari livelli istituzionali?

Onestamente non penso che le amministrazioni comunali possano occuparsi da sole di procedure così complicate, soprattutto per quanto riguarda la rendicontazione. Come dicevo, l’apparato regionale mi sembra che possa essere di supporto ai Comuni, in questi frangenti.

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