Per alcuni è potuta sembrare una narrazione a senso unico quella imbastita da l’Attacco nelle ultime settimane. Rischiarare quanto sta accadendo a San Nicandro Garganico è semplice servizio giornalistico e non, com’è parso in prima battuta al sindaco Matteo Vocale dopo il servizio in anteprima al reportage, una campagna mediatica contro l’amministrazione e il suo operato. Le “bombe” sganciate in capo ai cittadini del comune del Promontorio, che sono state equivocate stando ai commenti dei più in risposta al servizio realizzato, non sono una dichiarazione di guerra, ma un tentativo di scuotere dal torpore quanti sono stati conniventi al declino della città. Prima l’articolo intitolato “San Nicandro Garganico, il reparto “D’Ambrosio” con l’intera famiglia del piemontesiano nell’ASL FG”, poi la nota seguitissima del direttore Piero Paciello “La grande famiglia di Mario D’Ambrosio. Stupidi e disperati cittadini di San Nicandro, la colpa tutta vostra”, e infine l’approfondimento con l’intervista al professor Giuseppe De Cato dal titolo “Declino demografico e fuga dei cervelli segno dei tempi difficili, ma la comunità non ha voglia di arrendersi”. Ma ciò non era abbastanza perché rischiava di dare l’impressione di una narrazione preconcetta. Per questo motivo, l’Attacco si è recato a San Nicandro Garganico per dare voce ai cittadini, dal giovane studente al pensionato, dal piccolo imprenditore al dipendente. Numerosi sono stati gli spunti che la passeggiata nella città garganica ci ha lasciato. Anziani, soprattutto, e quei pochi ragazzi rimasti ci hanno fornito la propria percezione della vita in paese. Sono stati indagati i temi più disparati, dal lavoro alla politica, dai servizi sociali alla vita giovanile. Le opinioni sono state in alcuni casi discordanti, in altri si è preferito non parlare. Le premesse sono terminate, la speranza, fiduciosi che non sarà disattesa, è che non si fraintenda neppure una virgola di quanto seguirà. Buon viaggio nella San Nicandro dei sannicandresi, quella reale e senza filtri.
Nell’attesa che la città prendesse vita, abbiamo perlustrato i centri nevralgici di San Nicandro Garganico: dalla Villa Comunale al centro storico di Terravecchia. I primi soggetti sui quali riponiamo l’attenzione sono due carabinieri in servizio entrati in un bar. Intanto che terminino la loro colazione così da poterli ingaggiare in una breve intervista, osserviamo una scena insolita: un cieco a passeggio munito di bastone e fischietto che tenta di farsi largo in strada. Una volta fuori dal locale, il tentativo di conoscere le percezioni di un agente operante in questo territorio viene respinto immediatamente. È la fretta che li porta a licenziarci, eppure non erano dello stesso avviso all’interno del bar. Ma niente polemiche, i cittadini stanno lasciando le proprie case per riversarsi in strada e qualcuno dovrà pur rispondere ai nostri interrogativi. Ci avviciniamo ad alcuni anziani seduti su una panchina che conversano tra di loro, ma alle nostre domande sono schivi e ci liquidano con un secco “boh” che lascia incertezza. Nonostante un primo momento di demoralizzazione, non ci abbattiamo e proseguiamo nella nostra passeggiata sperando che qualcuno abbia il piacere di parlarci. Ed è quanto accade. Dopo aver percorso il lungo corso Giuseppe Garibaldi, su viale Papa Giovanni XXIII notiamo due anziani in sosta sulle scale di un palazzo. La situazione in città comincia ad esserci più chiara. “È un paese di anziani, aspettiamo che tornino i giovani da fuori per rendere il paese più vivo”, è quanto viene riferito a l’Attacco. Tuttavia, stando alle parole dell’intervistato, le iniziative organizzate dalle associazioni in comunione con l’amministrazione comunale non mancano: si fa riferimento ad UNITRE, ovvero l’Università della Terza Età. Chiediamo se ha figli, ci risponde che ne ha uno ed è a Bari per lavoro dopo essere stato prima a Chieti e poi a Rimini. Ci dice che avrebbe piacere a tornare, ma solo se ci dovessero essere le condizioni per farlo. L’anziano signore, ora pensionato, ci racconta che ha lavorato per anni presso lo stabilimento FIAT di Foggia e che tutti i giorni faceva la spola da San Nicandro al capoluogo di provincia. In un bar per concederci una pausa caffè, l’Attacco dialoga con la giovane cameriera al banco. La venticinquenne conferma le prime impressioni: “Non ci sono attività per noi. Dopo le 21 non c’è più un’anima e quindi siamo costretti sempre a spostarci”. Ma lavorativamente parlando la situazione non cambia: “Non ci sono grosse possibilità. Tanti amici sono andati via. Io stessa ho trascorso cinque anni a Roma e poi sono dovuta tornare. Però, sinceramente, ho intenzione di andarmene di nuovo”. Sono parole prive di speranza quelle riferite dalla barista, di chi non crede più nel suo territorio. Pagato il caffè, auguriamo buona fortuna e usciamo alla ricerca di nuove opinioni. In un paese privo di centri commerciali come nelle grandi città, il negozio di vicinato è il primo fornitore alimentare delle famiglie. Ed è in uno di questi che entriamo. “Gli affari vanno bene”, risposta che conferma quanto appena detto. “Di attività da fare ce ne son poche. Per noi questo non è un problema perché facciamo sostanzialmente casa-lavoro, ma per i giovani sicuramente lo è”, afferma a l’Attacco il commerciante. “C’è poco lavoro ed è inevitabile ci sia questo spopolamento”. Ma non si punta il dito contro l’amministrazione, anzi: “Sta cercando di riparare i danni che sono stati fatti col tempo. Credo, e lo spero, che i miglioramenti potranno osservarsi nei prossimi anni”. Le piccole attività commerciali funzionano. I fruttivendoli sono pieni di avventori e i bar vedono un via vai di gente. In una pasticceria che dall’esterno dà un bel colpo d’occhio, che si conferma anche dall’interno, intervistiamo i due camerieri. I dipendenti riferiscono a l’Attacco una prospettiva condivisa: manca un luogo di aggregazione giovanile; la città non offre granché; fare impresa sul territorio è rischioso, per cui molti decidono di andare via; il lavoro stenta a trovarsi. Ma c’è fiducia: “Speriamo che con il tempo possa invertirsi la rotta”. Affissi ad alcuni pali della segnaletica verticale, ci sono le indicazioni che conducono al centro storico di Terravecchia per far ammirare a cittadini e turisti il Presepe Vivente e i Mercatini di Natale che nei giorni clou delle festività prenderanno vita. Per i quali, tra l’altro, siamo stati invitati a tornare in serata per apprezzarli. Giunti nel borgo antico, campeggia davanti al Castello normanno-aragonese la scritta “Buone Feste” a caratteri cubitali. Piacevoli e curati gli addobbi natalizi che adornano le vie. Qui si respira il Natale e dalla musica in filodiffusione si ascoltano le note di Last Christmas del duo Wham! E pensiamo che non ci sia canzone più azzeccata. Per molti sannicandresi potrebbe essere proprio l’ultimo Natale in città, prima della fuga. È arrivato il momento di tornare a casa. Ma non possiamo fare a meno di notare su alcune pareti le bacheche di auguri con i volti dei diciottenni sannicandresi. Pensiamo a quanti di questi potrebbero aver lasciato solo un ricordo alla loro città natale. Sembra una coincidenza, ma incrociamo appena fuori la stazione tre ragazzi in attesa del pullman che di lì a poco li avrebbe condotti a Foggia per le lezioni universitarie. “Abbiamo intenzione di andare via. Non ci sono prospettive lavorative”, dicono a l’Attacco. “Da tre/quattro anni, quello che prima era un paese turistico, soprattutto d’estate, non vede più arrivare gente. Mentre aumentano sempre più le partenze”, riferisce il ragazzo che sembra particolarmente provato dalla situazione. “I luoghi di aggregazione per i giovani ci sarebbero anche, ma non vengono valorizzati. Lo stesso parco presenta delle luci fulminate e la sera alcune zone restano al buio”. Ma anche stavolta, capiamo che non è del tutto da cestinare quanto fatto finora dall’amministrazione comunale: “È stato inaugurato il nuovo manto erboso del campo sportivo e sono state asfaltate alcune strade dopo anni”. Difatti, percorrendo alcune vie, si notano i cantieri aperti e gli operatori a lavoro nel rifacimento della pavimentazione stradale. Li salutiamo con un’ultima domanda, a cui solo gli studenti come loro possono rispondere. La scuola secondaria di secondo grado “I.I.S.S. Generoso De Rogatis – Domenico Fioritto” – situata nei pressi della fermata di Portone Perrone e che tiene in sé Liceo delle scienze umane, Liceo artistico, Istituto Professionale per i servizi socio-sanitari e Liceo scientifico – funziona? La risposta è sì e sembra essere uno dei punti di forza della città. Chiudiamo il racconto in diretta con alcuni spunti in differita che le conversazioni con i sannicandresi hanno estratto. Dall’industria dei fiori secchi, simbolo della “sannicandresità”, alle stagioni balneari nella vicina Torre Mileto, fino alla componente considerevole di extracomunitari in città. Sull’industria dei fiori secchi sono state fornite a l’Attacco narrazioni contrastanti: chi riferisce che è sparita ed è sopravvissuta solo qualche azienda, chi racconta che nonostante sia presente abbia perso rilievo a causa della concorrenza e chi, infine, afferma che va a gonfie vele. Per cui, non è chiaro cosa accada effettivamente ad uno dei motori dell’economia sannicandrese. Mentre non ci sono dubbi sul momento della frazione balneare di San Nicandro Garganico Torre Mileto. Ragazzi e anziani riferiscono che l’estate lì è particolarmente animata, anche grazie a quei lidi che offrono intrattenimento per i più giovani, pure di sera. Infine, un cenno sulla numerosa presenza di extracomunitari. La nazionalità migrante più rappresentativa percentualmente è quella marocchina. “Tutte persone dedite al lavoro e che non ha mai generato caos all’interno della città”, è quanto viene riferito a l’Attacco. E aggiungono che la motivazione della presenza così elevata di stranieri sta nel mercato immobiliare al ribasso. Tanti gli extracomunitari che affittano o comprano casa a San Nicandro approfittando dei bassi prezzi e che poi raggiungono il Tavoliere per lavoro.
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