Il quartiere dimenticato che può diventare la seconda anima di Vieste: le prospettive del Borgo Ottocentesco

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Una zona di Vieste che ogni giorno d’estate centinaia di turisti attraversano quasi senza accorgersene, pur trovandosi a pochi metri dal centro storico. Un quartiere che non ha il fascino spontaneo dei vicoli medievali né l’impatto scenografico delle mura affacciate sul mare, ma che racconta un altro capitolo della storia della città: quello della sua prima espansione oltre l’area del centro storico, quando l’abitato murato non bastava più a contenere una popolazione in continua crescita. Si tratta del cosiddetto “Borgo Ottocentesco”, o Borgo di Fora la Porta, un pezzo di centro urbano nato tra la fine del Settecento e l’Ottocento con un disegno preciso, una propria identità urbanistica e un linguaggio architettonico riconoscibile e che oggi conserva ancora molte delle sue caratteristiche originarie ma che, nonostante gli interventi degli ultimi anni, fatica ancora a trovare una vera centralità nella vita cittadina. Nell’ultimo periodo, a dire il vero, qualcosa è cambiato. Il Comune ha riqualificato buona parte della pavimentazione, completato l’ammodernamento della pubblica illuminazione, recuperato diverse strade e avviato nuovi interventi di arredo urbano. Sempre più abitazioni sono state trasformate in bed and breakfast, riportando investimenti privati e contribuendo al recupero di numerosi immobili. Malgrado ciò il quartiere continua a vivere una sorta di limbo: abbastanza vicino al centro storico da subirne il confronto, ma ancora troppo distante dall’esserne una naturale prosecuzione, neppure in estate, quando la parte antica (che pure d’inverno subisce lo stesso spopolamento) diventa il cuore vivo del paese. È proprio da questa considerazione che parte la riflessione dell’architetta e docente Marinita Denittis, impegnata nella valorizzazione culturale del paese, a detta della quale il futuro del borgo passa dalla capacità di riscoprirne l’identità originaria: “Ogni intervento di riqualificazione dovrebbe partire dalla lettura attenta di ciò che resta, non da un’idea generica di abbellimento o di animazione”, osserva. “Nuove funzioni possono essere utili: attività culturali, servizi, piccole attività economiche, forme di ospitalità e spazi d’incontro, ma devono inserirsi dentro una visione complessiva. Un quartiere non torna vivo solo perché viene occupato: torna vivo quando viene riconosciuto e difeso”.

Per comprendere il senso di questo ragionamento bisogna fare un passo indietro. Come detto, il borgo nacque infatti nella seconda metà del Settecento quale prima espansione urbanistica fuori dalle mura della città antica. A differenza del centro storico, cresciuto nei secoli attraverso vicoli, dislivelli e continui adattamenti, questa nuova porzione di città fu progettata secondo criteri molto più regolari: strade più ampie, isolati ordinati, fronti allineati, portali semplici, aperture proporzionate e una grammatica edilizia sobria, ripetitiva e coerente che ancora oggi, a dispetto di decenni di modifiche, è in parte leggibile. “Il borgo assume proprio in quel periodo il volto che ancora oggi possiamo riconoscere”, spiega Denittis a l’Attacco. “Molte facciate, molti portali e numerosi sistemi di affaccio appartengono a quella cultura edilizia semplice ma misurata. È un pezzo di città nato per rispondere a esigenze abitative, cresciuto attraverso una grammatica architettonica precisa”.

Ed è proprio questa “grammatica”, secondo l’architetta, che negli anni si è progressivamente indebolita attraverso sostituzioni casuali, materiali incoerenti, impianti lasciati a vista, volumi aggiunti senza criterio, infissi estranei al contesto e interventi eseguiti senza una visione d’insieme. “Bisognerebbe capire dove questa grammatica è stata alterata e intervenire lì”, riflette. “Riordinare gli impianti a vista, eliminare progressivamente gli elementi incongrui, recuperare i portali originari quando possibile, scegliere materiali compatibili e rispettare le proporzioni delle facciate. Non servono interventi spettacolari, bensì continuità, sobrietà e attenzione ai dettagli. Altrimenti, nel tentativo di far rivivere il quartiere, rischiamo di perdere anche quel poco di coerenza che ancora conserva”. Una considerazione che tocca il tema della funzione urbana del quartiere. Un luogo, infatti, qualunque esso sia, può anche essere perfettamente recuperato dal punto di vista estetico, ma senza persone e attività che abbiano occasioni di vita quotidiana rischia comunque di restare vuoto.

Sul punto interviene anche la vicesindaca e assessora all’Urbanistica e ai Lavori Pubblicci Mariella Pecorelli, che ricorda come una parte consistente del lavoro sulle infrastrutture sia ormai stata completata: “Abbiamo terminato la pavimentazione delle strade che mancavano e già negli anni scorsi avevamo riqualificato la pubblica illuminazione. Faremo ancora qualche piccolo intervento, ma oggi non ci sono grandi criticità strutturali”. L’attenzione dell’amministrazione si sta spostando in maniera particolare sulla qualità dello spazio pubblico. In via Domenico Antonio Spina (nota come “Lo stradone”), ad esempio, saranno installati nuovi arredi urbani con l’obiettivo di liberare la carreggiata dalle automobili e trasformare il tratto più ampio della strada in una vera piazza, capace di accogliere eventi e momenti di socialità.Parallelamente prosegue il recupero del centro storico, con nuovi interventi di manutenzione, e il progetto di riutilizzo dell’ex Museo Civico Petrone, destinato a diventare uno spazio dedicato alla musica e all’aggregazione giovanile. Ma, come sottolinea la stessa Pecorelli, gli interventi pubblici da soli non bastano: “Un posto vive se è vissuto dalle persone, dalle attività commerciali e dalle iniziative. Il Comune può creare le condizioni, ma poi serve anche il contributo dei privati, delle associazioni e di chi sceglie di investire su questi luoghi”.

Il borgo ottocentesco possiede già molti degli elementi necessari per trasformarsi in un secondo polo di interesse urbano: un impianto storico riconoscibile, edifici di pregio, una posizione strategica vicina al centro, un crescente interesse turistico testimoniato dall’apertura di nuove strutture ricettive e una dimensione più raccolta, che ben si presta ad attività culturali, artigianali e commerciali. Non resta che tirar fuori la personalità del quartiere, rispettandone la storia e costruendo, passo dopo passo, quella continuità tra recupero urbanistico e iniziative culturali che sola può restituire vita a un quartiere che, pur essendo nato per accompagnare la crescita di Vieste, aspetta ancora oggi di essere adeguatamente valorizzato.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 



Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet