“Se non fosse tragico ci sarebbe veramente da sorridere. Mi riferisco al commento della dirigenza regionale di Forza Italia alla débâcle del partito in Puglia".
E’ netto il senatore di Fi Luigi Vitali commentando gli ultimi risultati delle elezioni amministrative che in Puglia, ma non solo, hanno visto il tonfo del centrodestra e il trionfo di tutti gli altri. Una sconfitta che brucia e che pone interrogativi sul futuro dei partiti in Puglia.
In particolare emerge il pessimo stato di salute della Lega, che sembra scomparire, e di Forza Italia, la cui tenuta era stata commentata da Vitali al primo turno, quando c’era ancora la speranza che in tre comuni al ballottaggio l’area moderata si giocava l’ultima carta. E invece è andata nel peggiore dei modi con Vitali che punta l’indice contro i vertici regionali: "Invece di assumersi le responsabilità, come fa una classe dirigente autorevole, per non essere stata capace di presentare le liste in molti Comuni, per non aver organizzato il Partito sul territorio e per inanellare sconfitte su sconfitte, cosa fa? Dice che i cittadini non hanno voluto il cambiamento. Mah. È proprio vero: al peggio non c'è mai fine".
E in effetti al tema del cambiamento ci ha pensato il coordinatore regionale degli azzurri Mauro D’Attis che indirettamente replica a Vitali: “Il centrodestra non è riuscito a strappare i Comuni al voto al centrosinistra, pur essendo riuscito ad arrivare al ballottaggio in tre realtà. Per alcuni è sconfitta, per altri è una mancata vittoria. Forza Italia Puglia sa assumersi le responsabilità, con riflessioni che faremo al nostro interno e con gli alleati. Facendo un confronto con le elezioni precedenti negli stessi comuni, quando c’era un’altra gestione del partito, emerge che Forza Italia ha ottenuto risultati migliori pur in un contesto generale peggiore (nel 2016 Forza Italia era al 13% a livello nazionale contro l’8% attuale).
Nel lungo elenco di Comuni D’Attis cita San Nicandro Garganico: “Nel 2018 FI aveva fatto il’8,56% in una coalizione vincente, prendendo 3 consiglieri comunali; nel 2021 ha ottenuto il 9,09%, ma in una coalizione perdente e ha eletto un solo consigliere comunale”. “Forza Italia ha perso sicuramente a Cerignola e a Nardò, dove evidentemente la campagna elettorale è stata difficile per tutto il centrodestra. A Nardò solo Forza Italia ha presentato la lista a differenza degli alleati. Facendo il calcolo sui votanti delle città dove ha presentato la lista, la media di Forza Italia è di circa il 9%. Questo dato, il 9%, dice che FI, in queste amministrative, è il primo partito del centrodestra, facendo, appunto, la media sui votanti delle liste presentate ufficialmente da FI, FDI (circa 6,5%) e Lega (circa 3%). Questi sono i numeri dietro i quali c’è il grande impegno di una classe dirigente locale che merita rispetto soprattutto da chi non ha mosso un dito per Forza Italia in questa e in altre campagne elettorali, confondendosi tra le nebbie del doppio e triplo giochismo e animato da profondo rancore personale del quale non si comprende ancora la ragione. C’è sicuramente da migliorare, rispetto a quanto già si è fatto in confronto al passato, ma nel dibattito civile e con lo sguardo sempre attento ai pugliesi e alle loro esigenze più che a quelle personali”.
Fin qui le note ufficiali con qualche venatura polemica nei confronti degli ex ma che seppur possono indorare la pillola non convincono affatto molti esponenti politici.
A cominciare dall’europarlamentare di Sud in testa Andrea Caroppo, ex coordinatore regionale della Lega (rimpiazzato dal senatore Marti), il quale da Strasburgo parla di un “centrodestra che in Puglia non è in un momento felice”. Dati alla mano, non lo è più dal 2005, quando molti centri sono diventati appannaggio dell’area progressista con formule dalla più tradizionale fino all’attuale alleanza con il M5S. “Facendo il raffronto con il turno precedente – commenta Caroppo -, già cinque anni fa negli stessi Comuni che sono andati al voto si era affermato il centrosinistra. Esiste una difficoltà oggettiva, non è una novità che consola ma piuttosto che sottolinea la gravità del problema che affonda le radici da tempo. I problemi sono tanti, quello che ho cercato di fare è di preservare l’unità del centrodestra a costo di sacrificare qualche vantaggio di partito. Da due anni a questa parte c’è la tendenza a confermare i sindaci uscenti salvo rarissime eccezioni, è chiaro che i sindaci sono stati percepiti dai cittadini come un riferimento sicuro nella gestione del Covid”.
“Bisogna ammettere la sconfitta – dichiara a l’Attacco l’ex consigliere regionale di Forza Italia, Domenico Damascelli -, capirne le cause e rimboccarsi le maniche per rimettersi a lavorare”.
Damascelli chiama in causa la classe dirigente: “Credo che a parte i parlamentari e i consiglieri regionali, un ruolo fondamentale dovrebbe averlo chi sta nel territorio e nelle amministrazioni locali. E’ su quella gente che bisogna puntare per avere un partito realmente radicato sul territorio. Il centrosinistra ha puntato su questo aspetto, il centrodestra deve cimentarsi pescando nella società civile, intercettando quelle persone che a livello locale forse vengono tenute ai margini”.
La vera chiave di volta, secondo Damascelli, sarebbe proprio il civismo “che impera e nel quale Emiliano sguazza”. “E’ la formula vincente perché sul territorio hanno un buon radicamento nel tessuto sociale, culturale ed economico anche se dietro si nascondono idee politiche e collegamenti politici. Il partito deve prendere atto. Credo che sia necessario aprirsi moltissimo non perché si siano persi i riferimenti dei partiti ma quanto al fatto che riescono a intercettare voti. E da questo punto di vista il governatore è stato bravissimo. Quella del centrodestra non è una debacle ma una sconfitta”. “Il risultato della Lega non è stato quello che ci aspettavamo – spiega all’Attacco il coordinatore provinciale della Lega di Capitanata, Daniele Cusmai - soprattutto per l’impegno che abbiamo profuso. A livello locale dove le realtà sono più piccole, dove si vota più la persona all’interno delle liste civiche abbiamo eletto consiglieri, uomini e donne. Il risultato della Lega è negativo nelle città con popolazione superiore i 15mila abitanti dove non si è nemmeno arrivati al ballottaggio. E’ chiaro che c’è stato un problema di costruzione del centrodestra perché si è arrivati molto in ritardo alla individuazione del candidato. Non è stata capita la proposta politica ma c’è anche la questione del governo nazionale che condiziona le dinamiche di partito e che i cittadini non hanno forse compreso”.
Onofrio D'Alesio
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