La debacle nazionale del centrodestra influirà sulle chance di vittoria dell’ingegnere Gianni Rotice? Di questo e altro ha parlato con l’ex presidente di Confindustria Foggia il direttore de l’Attacco Piero Paciello nell’incontro in redazione. Ecco l’intervista.
L’impressione che si ha dall’esterno è che a Manfredonia si stia giocando una doppia partita: una relativa al futuro governo della città e una più generale che incrocia un po’ tutto il sistema degli interessi di questo territorio. La sensazione è, dunque, che i candidati sindaci tra lui lei debbano giocare su due distinti piani. Cosa ne pensa?
Parlammo già quasi 4 anni, in tempi non sospetti, di una politica che aveva fallito. Il mio messaggio era rivolto soprattutto ad un sistema che non funzionava, che non andava avanti, con mancati investimenti imprenditoriali e gente che andava via, il degrado della città. Un governo di Manfredonia tenuto da pochi, che non faceva crescere nessuno.
Oggi, se ci ritroviamo una parte politica che ha governato, che lascia il simbolo per ritrovarsi dietro mentite spoglie in un gioco di burattini e burattinai a gestire la campagna elettorale, vuol dire che avevamo ragione. Non è più possibile continuare così. Quelle che erano sensazioni sono ora dati di fatto. Manfredonia, un centro nevralgico per questa provincia, deve essere libera da tale sistema. Bisogna lasciare spazio alle persone che possono realmente ridare entusiasmo, che possono fare qualcosa per il territorio. Oggi ci ritroviamo con una città sporca, di cui i turisti in estate si sono lamentati, e con cittadini arrabbiati, dopo una politica di favori per il voto o le autorizzazioni. Girando in questi giorni incontro i commercianti, gli ambulanti del mercato, gli artigiani, i pescatori. Tutti chiedono di poter essere messi nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro. Come per magia ad ogni campagna elettorale si sposta l’attenzione sul futuro, sui fondi che arriveranno, etc., dimenticando quello che prima non è stato fatto.
A cosa fa riferimento?
Agli 11 milioni di euro per l’ospedale di Manfredonia, a chi debba intestarsi i fondi del PNRR per il Bacino Alti Fondali, ai fondi persi per il Treno-Tram. Mi sembra una corsa a dimostrare qualcosa senza analizzare cosa è avvenuto prima.
Questa è una campagna elettorale che arriva in una fase post Covid, siamo all’anno zero. C’è bisogno di proporre programmi, di parlare di temi, di cosa va fatto oggi. E’ questo che secondo me manca. Sono certo che le discussioni diventeranno nelle prossime settimane sempre più aspre, senza toccare i temi e i contenuti, bensì su cosa sappia fare uno, sul personale.
Sotto l’input del risultato del voto delle amministrative è chiaro che ci sia oggi un’accelerazione dello scontro, rendendolo molto più forte.
Questo è per me è la prova del nervosismo, quando non si hanno contenuti e programmi o quando non si vuole ammettere ciò che in passato non è stato fatto o è stato fatto male si cerca allora di rivolgere l’attenzione su altro. Oggi l’argomento che tira è dire che le ultime amministrative hanno dato ragione ad una parte politica e, siccome l’altra parte politica è uscita ridimensionata, tu avversario ne sei il rappresentante a Manfredonia. Come se per proprietà transitiva lo stesso risultato dovesse verificarsi qui. Ma non è questo il tema. Alle amministrative le persone valutano cosa sai fare, cosa proponi. Si distoglie l’attenzione dai problemi seri della città.
Qualcuno si sta vantando della tendenza a livello nazionale in favore del centrosinistra. Per me il vero dato da considerare è l’astensionismo, perché significa che la gente non ha più fiducia nella politica. Proviamo ad immaginare l’effetto di una simile sfiducia in un territorio, come Manfredonia, che viene da anni di commissariamento, da anni di una politica che anzichè pensare al bene comune pensava alle diatribe interne partitiche e a come sopravvivere. In fondo, se leggiamo le dinamiche del voto, si è trattato solo di voti tolti al M5S e passati al Pd.
Ha l’impressione che l’astensionismo possa replicarsi a Manfredonia? Ovunque le elezioni di ottobre hanno confermato la scarsa attrattività dei partiti. Anche quando il centrosinistra vince lo fa con la forza dei suoi candidati civici. C’è un problema oggettivo: i partiti non tirano.
Il centrosinistra ha vinto perché ha sempre il suo elettorato. Il centrodestra ha pagato l’astensionismo, l’assalto alla Cgil e altre manifestazioni che giocano sul discredito. Io penso che una campagna elettorale basata sul discredito non faccia bene ai cittadini. La gente deve riflettere su quanto è successo e sul proprio futuro. Il cittadino deve essere protagonista, essere critico sugli scorsi anni e decidere di voler cambiare. Così si ricostruisce la fiducia, convincendoli ad andare a votare. Manfredonia ha troppe ferite aperte, viene da una politica che ha favorito sempre la stessa direzione. Non è stata una politica neanche di sinistra, bensì incentrata su alcune persone. Questo la gente l’ha capito e perciò chiede discontinuità. Ma va superata la disaffezione, bisogna far capire che il 7 novembre è una data importante, in cui tutti devono andare a votare.
Con il dato degli elettori attivi la partita si vince al primo turno. Quelli che ti fanno andare al ballottaggio sono i non votanti. Solo votando si può trasformare il consenso che oggi c’è in un risultato concreto. Se poi, dopo 5 anni di un nuovo governo, ci sarà un fallimento allora bisognerà andare tutti a casa e non presentarsi più. La cosa peggiore è che quelli che in passato hanno operato non si sono presentati direttamente, magari perché improponibili, ma stanno manovrando da dietro, mettendo gente apparentemente nuova. Il rischio è che si torni comunque indietro. Va fatto capire pure questo. Siamo in pre-dissesto, mica l’abbiamo causato noi che, anzi, da cittadini lo stiamo subendo. Ci sono le partecipate che hanno problemi, come l’ASE e Gestione Tributi che deve recuperare i soldi.
Trova convergenza con altri candidati?
Sto trovando dei temi che mi accomunano ad alcuni, ad esempio ho condiviso il post di Rinaldi, candidato sindaco di Azione, sull’area industriale. E’ un tema vero quello e nessuno di noi ha responsabilità al riguardo. Io sto anche in quell’area, quindi chi meglio di me può dirlo? Sul dissesto ci sono candidati coi quali si parla. Io non accetto il tono della protesta. Le cose si possono dire coi dati alla mano. Condivido quanto è stato detto da altri sull’area ex Enichem. Detto questo, sono stato anche molto copiato su diversi temi da chi non li conosce e non li ha affrontati in altre sedi. Non si può uscirsene oggi. Io li affronto da anni.
Girando per la città, come forse non aveva mai fatto, cosa ha trovato? Che tipo di città? Si è chiusa una fase? La percezione di fine di un’epoca c’è.
Ho trovato tanta rabbia nella gente, per le tante promesse non mantenute. L’impianto della vecchia politica era quello del favore. C’è ancora gente che pensa che il lavoro lo possa dare il Comune, l’ASE, Gestione Tributi, comunque la pubblica amministrazione. Bisogna creare lavoro attraverso gli imprenditori che investono in attività. La rabbia è dovuta a tantissimi fattori ma soprattutto al fatto che la gente è stata presa in giro. Si è giocato con le persone fragili, sono state illuse. E’ emblematica la presa per i fondelli delle bollette Tari non pagate quando qualcuno aveva fatto tale promessa al cittadino. Prendiamo l’ospedale: il bravo Tutolo è riuscito a far avere a Lucera l’Ostetricia, mentre qui è stata persa.
Coglie da qualche parte propensione al cambiamento?
Sì, come dall’altra parte leggo anche un certo clima di paura. Qualche giorno fa qualcuno diceva a un mio candidato “mi piace Gianni Rotice ma se non voto M5S mi tolgono il reddito di cittadinanza”. Ci sono casi del genere.
Quanto voto di opinione ci sarà a Manfredonia?
Una domanda difficile. Il voto di opinione è fluttuante, si muove in base ai periodi. Fino alla fine può cambiare. Secondo me ci sarà ma non in maniera decisiva. Ci sarà tantissimo voto legato alle persone, al di là dei partiti. Noi abbiamo due civiche e tre partiti importanti. Nel nostro caso sono i candidati e i partiti a parlare alla gente.
Si può quantificare?
Per me intorno al 15% al massimo.
La vecchia politica inizialmente in questa campagna elettorale era defilata, ora è presente perché è la partita della vita. Se va male adesso va male per sempre.
Nei prossimi giorni si farà sentire in modo ancora più forte.
Parliamo di persone che di mestiere fanno la politica, per loro è sopravvivenza. Fino all’ultimo giorno studieranno la maniera per far emergere il caso che potrà screditare avversari e partiti. Tutto pur di far dimenticare il passato e il programma. Questo processo diverrà sempre più forte, usando il vento politico nazionale. Io, invece, faccio un appello: confrontiamoci sui temi, parliamo alla gente. Ad esempio, parliamo dei comparti. Io su alcuni argomenti, da quando ho spiegato come stanno le cose, non subisco più provocazioni, come per Energas dove dai documenti escono le responsabilità della vecchia amministrazione. Quella vicenda partì nel 1999, di certo non c’ero io in Comune. Ma secondo voi un progetto del genere poteva mai arrivare a Manfredonia senza l’assenso della politica?
Lei si riferisce al fatto che fu l’ultimo anno di Prencipe sindaco.
E’ stato il mio avvocato, conosce tante cose personali di me. Oggi qualcuno non affronta certi argomenti per non dire che si è sbagliato.
Sul fallimento del Contratto d’area non c’è mai stata una elaborazione collettiva a Manfredonia. E’ così?
Sentivo giorni fa dire che sono stati creati 700 posti di lavoro. Mille miliardi per 700 occupati non mi sembra onestamente una gran cosa, peraltro con tutte le ferite che abbiamo avuto. Il Contratto d’area nacque come compensazione. Se oggi, dopo tanti anni, non abbiamo né la bonifica dell’area ex Enichem né le imprese, quei mille miliardi dove sono finiti? Dobbiamo dire che c’è stata un’incapacità nella gestione. E dobbiamo dire che va sempre scongiurato il rischio della dichiarazione di dissesto del Comune.
Che farà nelle ultime settimane di campagna elettorale se le verrà negato il confronto da lei richiesto?
Continuerò a parlare alla gente, andando in giro col mio programma, invitando le persone a porre domande.
Anticiperà qualcosa rispetto a qualche componente della squadra di governo, prima del 7 novembre?
No. Abbiamo scritto il programma tutti insieme. Tutto sarà lasciato ai consensi, poi è logico che insieme ai consensi si valuteranno anche gli aspetti tecnici e legati al ruolo. E’ un ragionamento in armonia con tutti i partiti.
Non dovrà comunque esserci gente che abbia avuto ruoli nell’amministrazione oggetto dello scioglimento. C’è un documento firmato coi partiti che lo dice espressamente.
Lucia Piemontese
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