The end. 1995-2021, Manfredonia archivia il Fattore M

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Un voto contro. E’ stato questo il chiarissimo messaggio lanciato dalla popolazione di Manfredonia, che domenica ha decretato la fine di un’era. Il Fattore M - che aveva portato negli scorsi 26 anni il Pd del Golfo a dominare in città, in Capitanata e Puglia - è ufficialmente morto.

Il ciclo è, paradossalmente, finito così come era iniziato nel 1996, quando fu eletto il 36enne Gaetano Prencipe a Palazzo San Domenico. La lunghissima stagione – proseguita coi due mandati di Paolo Campo e i 9 anni di Angelo Riccardi - è terminata con la sconfitta del 62enne Prencipe, che nulla ha potuto contro l’impetuoso desiderio della città di dire basta a un preciso gruppo di potere e ripartire da zero dopo i disastri degli scorsi anni, dal pre-dissesto finanziario al commissariamento per mafia, dallo scandalo Gestione Tributi alla famigerata vicenda dei nuovi comparti edificatori.

Un’amara nemesi per l’avvocato ed ex primo cittadino, che rappresentava e rappresenta il volto migliore del centrosinistra, la guida capace di imprimere discontinuità e rigenerazione. E’ stato questo voler scrivere la parola fine alla stagione di Riccardi, Bordo e Campo ad aver determinato la vittoria del costruttore Gianni Rotice più che la forza trainante del centrodestra da lui capeggiato. Manfredonia - che era il feudo rosso della Puglia del nord, il luogo che esprimeva uno dei più forti gruppi dirigenti dem (anche grazie ad una gestione consociativistica del potere) – si è ritrovata in una sera l’unica città della regione in cui il centrodestra abbia vinto alle ultime elezioni amministrative. Aveva perso in qualunque altro posto. Un risultato che non solo sancisce l’epilogo definitivo dell’era di Campo e Bordo ma fa entrare nel Golfo il dominus del Pd di Capitanata, quel Raffaele Piemontese che finora aveva trovato un argine proprio negli ex padri padroni del partito sipontino. L’elettorato con sensibilità di centrosinistra pareva esser ancora maggioritario a Manfredonia e probabilmente è ancora effettivamente così.

Ma più che credere in un “nuovo inizio” targato Prencipe ha prevalso il colpo di spugna, la scommessa dello schieramento contrapposto, percepito come espressione di cambiamento. La maggioranza della popolazione non è nemmeno andata a votare al turno di ballottaggio, che ha visto appena il 43,31% degli aventi diritto alle urne, pari a 21.091 voti. Ne erano stati 29.760 al primo turno dell’11 novembre scorso (61,10%), sono stati persi 8.669 elettori. Rotice ha chiuso la partita con più distanza di quanto si prevedeva, con 11.545 consensi (56,40%), mentre Prencipe si è fermato a quota 8.996 (43,80%). Al primo turno il primo era stato votato da 7.426 persone e il secondo da 7.529. Considerando come calo fisiologico un buon 20% degli elettori del primo turno, è evidente come la vittoria dell’ex presidente di Confindustria sia stata netta. L’edile ha vinto in 53 su 59 sezioni, ad eccezione delle 26 e 48 (Rione Occidentale), 27 (Scaloria – Via Cavolecchia), 28 (Via Dante Alighieri), 36 (Via Coppa Navigata), 41 (Borgo Mezzanone).

Prencipe ha in sostanza tenuto rispetto al risultato del primo turno, mentre Rotice - trainato dal nr.1 di Forza Italia Giandiego Gatta - ha allargato notevolmente. Se l’ex sindaco ha avuto un contributo solo dal gruppo di AgiAmo (Tasso e Ritucci, che hanno tenuto fede alla promessa fattagli), l’ingegnere ha visto diversi nuovi portatori di voti spendersi in suo favore, a partire da Libero Palumbo e Tonino Prencipe (gli ex dem che facevano parte dello schieramento di Fatone).

Altri voti sono arrivati da Riccardi e dal M5S, dove i più si sono convinti che l’amministrazione Rotice avrà breve durata e lascerà presto spazio alla loro grande occasione. Fermo il gruppo di Fresca.

Ad ogni modo, il sentimento dominante a Manfredonia era stato chiaro anche l’11 novembre, quando lo stesso Prencipe – che pure era arrivato avanti di 103 voti, nonostante Rotice fosse il più quotato – aveva perfettamente capito come interpretare la situazione. “Il voto che è stato espresso dalla città al primo turno è fortemente critico, i cittadini hanno voluto anche punire il centrosinistra per dare un segnale forte. Dobbiamo recuperarli, dialogare con loro. Ma credo che pian piano stiamo ricostruendo un rapporto di fiducia”, diceva su queste colonne venerdì scorso. Ma il tempo per ricucire il legame con la comunità non c’è stato o forse era una sfida improba, impossibile anche per lui.

Mentre Rotice già da maggio scorso si era (auto)candidato ed era partito in quarta, la campagna elettorale di Prencipe è durata appena due mesi.
Solo in extremis Bordo e Campo hanno avuto “l’umiltà” – come detto dal presidente della Regione Michele Emiliano venerdì sera – di rivolgersi proprio all’ex compagno di partito, a colui che sin dal 2014 aveva predicato inascoltato nel deserto, dissociandosi in numerose occasioni ed esprimendo critiche severissime su diversi temi.

Emiliano è stato inutilmente efficace parlando ai manfredoniani nel comizio finale di Prencipe, un intervento che ha avuto il valore di una umiliazione pubblica per il consigliere regionale e il deputato, mai apparsi sul palco in tutta la campagna elettorale, costretti a nascondersi e tacere per non danneggiare ancor più le chance del candidato sindaco. “Speriamo bene per Manfredonia”, il commento di Bordo all’esito delle urne, dopo aver ringraziato Prencipe “per aver combattuto una battaglia, oggettivamente difficile, con grande generosità”. Probabilmente si è rimarcato troppo tardi la diversità di Prencipe: solo negli ultimissimi giorni è stato sottolineato quello che, invece, avrebbe potuto settimane prima incidere sul risultato finale. Magari Prencipe avrebbe perso ugualmente, ma di sicuro sarebbero aumentati i voti in suo favore. Una mossa tardiva. Per Emiliano un’altra sconfitta dopo quella di Pippo Cavaliere a Foggia nel 2019, dove pure ci mise la faccia notevolmente. Ora il governatore sarà costretto ai consueti equilibrismi, cui ha del resto abituato tutti, per recuperare con Rotice, che insieme a Riccardi si era recato a Bari da lui in primavera per ottenere la benedizione alla propria discesa in campo. Ironia della sorte, mentre Prencipe è stato durissimo col Pd e Riccardi negli anni addietro, il suo sfidante ne sostenne tutte le scorse campagne elettorali senza mai esprimere critiche.
Tardivo è stato anche il dubbio mosso rispetto alla “montagna di conflitti di interessi” del neo sindaco, che oltre a esser titolare di un’impresa che realizza opere pubbliche (oltre al settore residenziale) è proprietario di numerosi suoli, “in una città che deve ancora approvare il proprio Piano Urbanistico Generale”. Quando Rotice decise di candidarsi mesi fa sarebbe stato lo stesso Prencipe, come suo avvocato, a dargli le garanzie di poter risolvere la questione. Poi, com’è noto, è arrivata all’amministrativista la proposta dei due ex dioscuri e il rapporto si è rotto. Prencipe, che era apparso più sereno e ottimista negli ultimi giorni, ai suoi adesso spiega di aver fatto il possibile ma che 2 mesi non erano sufficienti.

Nel Pd c’è chi gli rimprovera l’inerzia dopo il primo turno, quando per diversi giorni la coalizione è rimasta silente e ferma, sprecando tempo prezioso. “Avremmo dovuto attaccare di più e meglio Rotice, ma Prencipe era convinto che le polemiche facessero male in primis al nostro elettorato”, commenta un piddino. “Impostare la campagna sulla sola legalità non paga. Lo si era già visto con Iaia Calvio a Orta Nova anni fa e con Cavaliere a Foggia contro Landella”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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