Non poteva che essere foriera di discussioni e contestazioni la scelta del governatore Michele Emiliano di far entrare in giunta Rocco Palese, da sempre schierato
tra le fila degli avversari politici del centro sinistra, vicinissimo a Fitto. La delega, poi, è una di quelle che pesano parecchio, considerato che la sanità da sola assorbe circa l’80% di tutte le risorse della regione.
Per molti osservatori, ad uscirne con le ossa rotte è soprattutto il Partito Democratico e lo dicono molti iscritti e militanti dem. Tra questi c’è Elena Gentile, a sua volta già assessora alla sanità regionale, europarlamentare, politica di lungo corso, sempre nettamente schierata.
“Il tema è ineludibile oggi – ha spiegato a l’Attacco -, non voglio entrare nella polemica tardiva del Pd, fuori tempo massimo direi, dico solo che il Pd non ha alcun peso politico in questa fase, da molto tempo questo appare evidente. Quando c'era Nichi Vendola e il Pd (che arrivava dalla trasformazione da Pds a Ds e così via) era rappresentato da profili politici di ben altra consistenza, quando il vicepresidente dell'epoca, Sandro Frisullo, capeggiava la delegazione, il Pd non solo era rispettato ma addirittura valorizzato nelle sue componenti perché esercitava un ruolo politico vero, riconosciuto anche dal presidente. Il Pd era la pietra angolare di quella giunta, il cemento armato su cui si basava la costruzione di una Puglia migliore. Oggi il Pd in giunta non è rappresentato, possiamo attribuire all'attuale vicepresidente la stessa autorevolezza o lo stesso standing che aveva Frisullo e con lui tutti noi nella giunta Vendola? Ecco perché oggi tutto è possibile”.
Troppe energie, al contrario, sono impiegate per conflitti interni volti a epurare il partito dai “dissidenti”. E’ così che si finisce nel vortice dell’autodistruzione?
“E’ il cupio dissolvi di una grande cultura politica - ammette mestamente la pediatra cerignolana -. Dove è finita l’anima del Pd? Come può riconquistare la sua autorevolezza e anche la sua autonomia rispetto al presidente, che fa le sue scelte e delle quali capiremo forse la ratio in futuro? Che senso ha chiedere che gli assessori dem escano dalla giunta? Raffaele Piemontese sembra forte ma è fragile, se si è espressione di un certo partito si deve saperne affermare la cultura, anche in giunta. Ora servirebbe fare un chiarimento di fondo con Emiliano, la sua è una strategia politica per il domani? Ed è possibile che in una regione così vivace, anche dal punto di vista del protagonismo politico coniugato alle competenze, non vi fosse nessun altro a marchio sinistra o centrosinistra da nominare assessore alla sanità?”.
I dubbi sulla nomina di Palese non hanno nulla di personale, tiene a precisare Gentile “ma ricordo nitidamente quali fossero le sue posizioni, a partire ad esempio dalla famosa legge 19 sulla qualità della vita e il benessere delle donne degli uomini di Puglia. La battaglia fu feroce con migliaia di emendamenti presentati dal centrodestra che lui da capogruppo rappresentava. Palese è la cifra di una cultura che nulla a che vedere con quella di sinistra e, se vogliamo, di centrosinistra”.
Ma oltre alle perplessità di natura squisitamente politica della scelta di Emiliano, c'è da capire qual è la visione di sanità che Palese ha. “Ho sentito le sue brevi dichiarazioni – incalza la politica -, al centro delle quali c'era ancora, solo la pandemia come se i temi della sanità fossero legati solo al Covid. Anche oggi che pare si stia uscendo fuori da questo tunnel e che i meccanismi tutto sommato sono rodati e le azioni vanno de plano. Invece a mio parere bisognerebbe essere pronti ad intercettare la necessità di ripensare profondamente l'organizzazione sanitaria, agganciare il treno dell'innovazione, la medicina digitale, il territorio, la gestione dei non autosufficienti, l’assistenza socio sanitaria. Su questi temi qual è la visione di Rocco Palese? E ancora, come pensa di cogliere la grande opportunità del Pnrr, cosa farà la Puglia con quelle risorse? Ha intenzione di ripensare alla rete ospedaliera?”.
I dubbi sulla sua nomina non hanno soltanto a che fare con la sua ‘transumanza’ dal centro destra al centro sinistra ma con una visione della sanità pubblica.
“Credo si sarebbe dovuto presentare dicendo che cosa vuole fare. E dirci: chi è oggi Rocco Palese? Come si conciliano le posizioni che in passato ha assunto con quelli che dovrebbero essere gli interessi di una giunta di centro sinistra? Ricordo bene le sue battaglie e la sua visione coerentemente conservatrice. Oggi Palese è cambiato? Ci può raccontare perché assunse quelle decisioni da assessore al bilancio? È ancora quello dei tagli alle piante organiche, delle esternalizzazioni dei servizi? Una linea d’azione che era in contraddizione rispetto al processo che la giunta Vendola e il Pd di quella giunta hanno sostenuto. Cosa pensa Rocco Palese della centralità della sanità pubblica nel sistema sanitario regionale? E ancora, come si porrà nella conferenza Stato Regioni, considerato che, se non sbaglio, siamo ancora in piano di rientro, come tratterà la questione a Roma? Insomma, è il Palese di ieri o è un nuovo Palese? E se è così, come è stato possibile questo cambiamento, ancor prima che politico, culturale? Emiliano non si trinceri dietro il fatto che a Roma si fa così, il governo delle larghe intese è un'eccezione, non è un modello politico da replicare sui territori”, ha concluso Gentile.
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