A San Giovanni Rotondo la campagna elettorale, sembra  una lunga resa dei conti che va avanti da mesi. E adesso che il voto è alle porte e i rapporti di forza iniziali sono ormai mutati, il quadro comincia a definirsi con maggiore chiarezza, con l’incognita più grande legata al ballottaggio che - com’è noto - ha spesso ribaltato tutto. La sensazione che circola negli ambienti politici della città è abbastanza netta: Rossella Fini parte in vantaggio, oltre che sul piano politico, soprattutto sul piano numerico. È lì che si starebbe giocando la vera differenza rispetto agli altri candidati. “Non è una questione di qualità, è una questione di quantità”, osserva chi segue da vicino gli equilibri sangiovannesi. In parole povere: il peso delle liste e dei candidati consiglieri continua a contare moltissimo in una città in cui il consenso si costruisce ancora con le reti personali. Ed è proprio questo l’elemento che starebbe spingendo molti osservatori a escludere sorprese clamorose al primo turno. L’idea dominante è che la corsa vera sia tra Rossella Fini e Floriana Natale, con gli altri candidati costretti almeno sulla carta a rincorrere. Il dato politico più pesante resta la frattura del centrosinistra. Una rottura che covava da tempo e che alla fine è esplosa in maniera definitiva: per mesi si è andati avanti con tensioni interne e diffidenze reciproche rimaste sottotraccia, finché il vaso non è saltato. “Loro vedevano tutti quanti la vittoria in mano, quindi tutti volevano essere protagonisti della vittoria”, racconta chi conosce bene le dinamiche cittadine. Il risultato finale è stato opposto: divisioni, rancori e due blocchi progressisti che oggi si contendono lo stesso elettorato. Ed è qui che il centrodestra pensa di poter infilarsi davvero. Floriana Natale parte da una base politica più compatta e soprattutto da uno scenario favorevole: trovarsi davanti un’area progressista spezzata in due. Uno scenario che, secondo molti, rende quasi obbligatorio almeno l’accesso al ballottaggio.

Quello che l’Attacco aveva anticipato sia il giorno prima che all’indomani delle elezioni provinciali del 19 aprile oggi, a San Severo, è diventato una crisi politica conclamata. La vittoria di Raffaella Vene e la sconfitta della candidata di Fratelli d’Italia Daniela Vassallo non hanno soltanto aperto l’ennesima fase di tensione nella maggioranza della Sindaca Lidya Colangelo. Hanno prodotto una spaccatura profonda che, col passare delle settimane, si è trasformata in un braccio di ferro continuo capace di paralizzare quasi completamente l’attività amministrativa. E le dimissioni dell’assessore Gigi Marino hanno ora certificato pubblicamente una frattura che da settimane si consumava dentro il Palazzo. Dopo le provinciali, Fratelli d’Italia ha infatti scelto di irrigidire lo scontro interno, forte dell’asse costruito con i civici di centrosinistra Mariani e Franciosi e con il gruppo dell’assessore Rosario Di Scioscio, che conta due consiglieri comunali: Armando Dell’Oglio e Rosa Bentivoglio. Un blocco che, nei fatti, ha iniziato a condizionare ogni scelta della Sindaca attraverso veti politici e personali che avrebbero rallentato o bloccato l’operato della maggioranza. Al centro dello scontro continua a esserci il ruolo del sindaco-ombra Giuseppe Manzaro, già indicato più volte da l’Attacco come il vero regista politico di questa amministrazione. È lui ad aver costruito, insieme all’assessore Gigi Marino, sua diretta espressione, la candidatura di Vene dentro la lista del presidente della Provincia Giuseppe Nobiletti. Un’operazione nata proprio contro il blocco che aveva già ostacolato il tentativo di formalizzare il ruolo dello stesso Manzaro nello staff della Sindaca. Da una parte si è così consolidato il gruppo dei nove amministratori che si riconosce nell’asse formato da Fratelli d’Italia, dai civici Mariani e Franciosi e dall’area di Di Scioscio. Dall’altra si è strutturato un fronte composto da cinque consiglieri comunali che non avrebbe più intenzione di accettare una paralisi amministrativa considerata ormai inspiegabile: Matarante, D’Antuono, Tardio, il leghista Orlando e la stessa Vene. Secondo le ricostruzioni circolate negli ambienti politici cittadini, il punto di rottura si sarebbe consumato subito dopo le provinciali. La Sindaca Colangelo avrebbe scelto di schierarsi con il gruppo dei nove, assecondando le richieste di Fratelli d’Italia: no all’ingresso di Vene in maggioranza e linea durissima contro i consiglieri accusati di aver sostenuto politicamente l’operazione costruita da Manzaro, Marino e Nobiletti. Una scelta che nelle intenzioni della Sindaca avrebbe dovuto riportare equilibrio nella coalizione, ma che avrebbe invece aggravato ulteriormente la crisi. Oggi l’amministrazione appare completamente spaccata.

Le dimissioni di Gigi Marino aprono ufficialmente la crisi politica dell’amministrazione Colangelo. Una crisi che da mesi attraversava la maggioranza e che ora esplode pubblicamente con parole durissime pronunciate da uno dei protagonisti più discussi di questa esperienza amministrativa. L’ormai ex assessore alle Opere Pubbliche e allo Sport per Tutti ha protocollato le proprie dimissioni via pec nella mattinata di mercoledì, indirizzandole alla Sindaca Lidya Colangelo e al segretario generale Pino Longo. Il giorno successivo ha diffuso un video e una lunga lettera aperta alla città, nella quale parla apertamente di fallimento. “Abbiamo fallito. Stop. Non ci sono scusanti. E per questo, cara San Severo, ti chiedo scusa a titolo personale”, scrive Marino. Una frase che certifica il crollo politico di una coalizione nata nel 2024 come progetto di cambiamento e progressivamente travolta da polemiche, inchieste giornalistiche, fratture interne e silenzi mai realmente chiariti. Marino descrive un clima ormai insostenibile. “L’aria che si respira all’interno della maggioranza è diventata pesante. Talmente pesante da condizionarti anche nei rapporti umani. Quando a creare tensioni sono gli stessi componenti della maggioranza, allora la situazione diventa insostenibile”. Parole che arrivano da una figura rimasta per oltre un anno e mezzo al centro delle dinamiche amministrative e politiche cittadine. Proprio il nome di Marino compare fin dal gennaio 2025 negli articoli d’inchiesta pubblicati da l’Attacco sul sistema degli affidamenti diretti, sulle opacità interne alla maggioranza e sul ruolo esercitato dal sindaco-ombra Giuseppe Manzaro. Le dimissioni dell’ex assessore, dunque, non cancellano né alleggeriscono il ruolo politico che lo stesso Marino ha avuto dentro una stagione amministrativa segnata da un progressivo deterioramento della fiducia pubblica. Arrivano, semmai, quando quella crisi è ormai conclamata. Non casuale il riferimento a Ciro Pistillo. “Si è creato un ambiente talmente pesante da spingere una persona perbene come Ciro Pistillo a dimettersi da consigliere comunale”. Dimissioni che proprio Pistillo aveva motivato facendo esplicito riferimento agli articoli de l’Attacco sul sistema Marino-Manzaro e alla mancata risposta politica della Sindaca rispetto alle questioni emerse pubblicamente.

In politica, soprattutto nei partiti che ambiscono a rappresentare l’area moderata e di governo del Paese, il confronto interno non può mai essere letto come un elemento di debolezza. Al contrario, è spesso il segnale più evidente di una comunità politica viva, dinamica, capace di interrogarsi sul proprio futuro senza rinunciare alla propria identità. È questo il messaggio che emerge con chiarezza dall’intervista all’onorevole Giorgio Lovecchio, componente delle commissioni finanze ed enti gestori, in una fase particolarmente significativa per Forza Italia in Puglia e nel Mezzogiorno. Dopo il recente congresso celebrato in Calabria, culminato nella partecipata assise che ha visto la presenza del vicepremier Antonio Tajani e l’elezione di Francesco Cannizzaro, il partito azzurro sembra aver imboccato con decisione una strada di stabilizzazione e rilancio. Una traiettoria che coinvolge inevitabilmente anche la Puglia, dove il dibattito interno delle ultime settimane ha acceso riflessioni e sensibilità differenti, ma senza mai uscire dal perimetro della dialettica democratica. Del resto, ubi maior minor cessat: nelle grandi comunità politiche le ambizioni personali devono sapersi subordinare all’interesse collettivo. Ed è proprio questo il punto centrale sottolineato da Lovecchio: il confronto non deve trasformarsi in una guerra di logoramento mediatico, ma rimanere nell’alveo della segreteria regionale, dentro una dimensione di partecipazione e responsabilità condivisa.  La discussione apertasi attorno alla guida regionale del partito non rappresenta dunque una frattura insanabile, bensì la fisiologica manifestazione di un partito che continua ad attrarre energie, amministratori e dirigenti sui territori. In Puglia, nonostante le difficoltà registrate negli ultimi mesi, Forza Italia dimostra infatti una vitalità che pochi possono permettersi di ignorare. Lo dimostrano il fermento provinciale, il ritorno di entusiasmo nella base, la volontà di tornare a fare politica tra la gente e nei territori, come testimonia anche l’apertura della segreteria politica a Foggia voluta dallo stesso Lovecchio per rafforzare il radicamento cittadino e provinciale. In questo contesto, l’orizzonte congressuale previsto già per il mese di giugno assume un valore altamente politico. La Puglia, dunque, non rientrerebbe tra quelle regioni in cui le acredini interne abbiano compromesso il regolare svolgimento del congresso che non sarà soltanto un appuntamento organizzativo, ma il momento nel quale il partito sarà chiamato a trasformare il confronto in sintesi politica. E ad oggi, non sembrano emergere reali dubbi sulla riconferma del coordinatore regionale Mauro D’Attis, figura che continua a rappresentare un punto di equilibrio per la comunità azzurra pugliese. 

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