La serata che avrebbe dovuto segnare la ricomposizione del centrodestra sipontino si è trasformata, invece, in un passaggio politico più complesso e rivelatore rispetto a quanto molti avessero immaginato. Nell’aula consiliare del Comune di Manfredonia - dove era stata annunciata la presentazione del nuovo coordinamento consiliare unitario - non tutto è andato secondo i programmi. All’assenza prevista del consigliere Giuseppe Marasco - autosospesosi da Futuro Nazionale - si è sommata a quella, ben più significativa, della consigliera di Fratelli d’Italia Liliana Rinaldi, che fa riferimento diretto al consigliere regionale Nicola Gatta. Nessun rappresentante meloniano di altri gradi, ad eccezione del segretario cittadino Vincenzo Lo Riso, che invece ha preso parte all’iniziativa. A essere presente, invece e in prima persona, è stato l’ex Sindaco Gianni Rotice, che è arrivato accompagnato da volti noti tra le persone a lui vicine: l’ex consigliere comunale Francesco Riganti, il già candidato Sindaco Cristiano Romani, il professore Vittorio Tricarico, l’ex assessora Grazia Pennella. La conferenza - nelle intenzioni dei promotori - avrebbe dovuto mostrare un centrodestra finalmente unito, capace di superare fratture e personalismi. Ma l’assenza di Rinaldi e la distanza dei consiglieri Ugo Galli e Fabio Egidio Di Bari da Forza Italia – e quindi dal deputato Giandiego Gatta – hanno reso evidente che l’unità è ancora un obiettivo, ma non è un risultato raggiunto. “Io ci tenevo a metterci la faccia perché lì poi si vede quanto vuoi bene a una comunità”, esordisce Rotice a l’Attacco. Parla da attore politico che vuole esserci, incidere e partecipare alla costruzione di un nuovo equilibrio nel centrodestra sipontino. Dichiara apertamente, infatti, che “vogliamo cercare di risolvere le problematiche e affrontarle non soltanto a livello locale, ma provinciale, regionale, nazionale. Perché avendo tu una filiera interna, puoi colloquiare con tutti”. Negli ultimi tempi, un media nazionale ha riportato che Rotice avrebbe contribuito economicamente alla causa di Noi Moderati sia attraverso il Manfredonia Calcio – di cui è presidente – sia attraverso la società che gestisce lo stadio Miramare. Un dato di vicinanza al partito nazionale di Maurizio Lupi che ha alimentato la voce - già diffusa negli ambienti politici - di una sua possibile candidatura alle elezioni politiche del 2027.

Progetto Civico Italia mette radici anche in Capitanata e comincia a strutturare una presenza organizzata sul territorio. A Foggia è stato costituito e riconosciuto ufficialmente “CivicaMente”, il Comitato Civico Locale che aderisce al progetto nazionale fondato e coordinato da Alessandro Onorato. Un altro presidio è già attivo da metà giugno a Torremaggiore, con Antonio Di Cesare come referente. Due esperienze diverse che si muovono però nella stessa direzione: costruire dal basso una rete fatta di cittadini, professionisti, amministratori e realtà civiche, in una fase nella quale il movimento sta definendo la propria organizzazione e guarda inevitabilmente anche ai prossimi appuntamenti politici. A guidare il percorso nel capoluogo daunio è Giusy Albano, imprenditrice agricola, laureata in Scienze politiche, con alle spalle una lunga esperienza nel mondo associativo e istituzionale. È stata presidente della Piccola Industria di Confindustria Foggia e assessore allo Sviluppo e alle Politiche giovanili nella giunta Mongelli, con deleghe che spaziavano dalle politiche del lavoro al turismo, dal marketing territoriale alle politiche agricole e comunitarie.  Alle ultime elezioni regionali è stata candidata nella lista del Movimento 5 Stelle. Il passaggio a Progetto Civico Italia, precisa Albano, non nasce però da una rottura traumatica con il Movimento. “Non è successo niente con il Movimento 5 Stelle. Prima di prendere questa decisione ho informato anche gli ex colleghi, Rosa Barone, Mario Furore, con i quali ho condiviso quel percorso. Li ringrazierò sempre per un’esperienza bellissima e non rinnego assolutamente nulla”. A convincerla è stata soprattutto la possibilità di partecipare alla costruzione di qualcosa di nuovo. “Mi piaceva l’idea di partire con un progetto dall’inizio. Sono ambiziosa da questo punto di vista: mi affascina poter contribuire alla nascita e alla crescita di una realtà politica nuova, partendo dalle idee e dai territori. Non so neanche se in futuro mi candiderò. Non è questo il punto dal quale sono partita”. Il Comitato foggiano ha ricevuto il via libera il 14 agosto, praticamente alla vigilia di Ferragosto. “Non ho avuto neanche il tempo di realizzare quello che stava accadendo – racconta Albano –. Abbiamo mandato la richiesta per aprire il Comitato e il 14 è arrivata la risposta”.

Nell’aula consiliare di Palazzo San Domenico, il centrodestra sipontino si è presentato alla città con una conferenza stampa che, nelle intenzioni dei promotori, non è soltanto un passaggio formale ma un vero tentativo di ricomposizione politica dopo mesi di frizioni interne, leadership indebolite e un’opposizione che - pur compatta nelle critiche alla maggioranza del primo cittadino Domenico la Marca - non ha ancora trovato un baricentro stabile. La nascita del Coordinamento consiliare unitario del centrodestra – da cui va detto che comunque manca Giuseppe Marasco, eletto con FdI e poi passato prima alla Lega e infine a Futuro Nazionale, dal quale si sospeso - è il primo segnale concreto di una strategia che punta a ridisegnare gli equilibri della coalizione, soprattutto alla luce del vuoto di rappresentanza che si è creato attorno alla figura dell’onorevole Giandiego Gatta, per anni dominus incontrastato di Forza Italia in città. Alla conferenza hanno preso parte quattro consiglieri comunali che rappresentano diverse anime del centrodestra: Vincenzo Di Staso (Noi Moderati), Liliana Rinaldi (Fratelli d’Italia), Ugo Galli e Fabio Egidio Di Bari (entrambi eletti in Forza Italia ma ormai politicamente distanti dal partito). La loro presenza congiunta - in un’iniziativa che non porta il marchio di alcun singolo leader ma si presenta come “unitaria” - è già di per sé un messaggio politico: il centrodestra vuole mostrarsi vivo, organizzato, capace di dettare un’agenda comune e di presentarsi come alternativa credibile alla maggioranza. La presentazione del coordinamento arriva in un momento in cui l’opposizione ha intensificato le critiche alla maggioranza di governo della città, accusata di “fallimenti”, “inadeguatezza” e “propaganda spicciola”. Il tentativo più immediato è di provare a costruire una casa comune per un centrodestra che, negli ultimi anni, ha vissuto divisioni, personalismi e leadership in competizione. È, forse, anche un messaggio alla provincia: Manfredonia vuole tornare a essere un punto di riferimento del centrodestra foggiano, e lo fa mettendo insieme anime diverse, ciascuna con un proprio retroterra politico e con proprie ambizioni.

Atmosfera già calda a Cerignola, dove i cittadini torneranno alle urne nella prossima primavera. Sta andando avanti il tentativo di mettere in piedi un grande polo civico, come spiega l’ex leghista Vincenzo Specchio a l’Attacco: “Noi come “Cerignola produce”, assieme al civismo di Metta, Bellapianta, Liscio e Giurato, continuiamo a costruire un civismo più largo possibile che dialoghi col centrodestra dei meloniani Netti e Casarella, dei forzisti di Dercole, dei Noi moderati di Frisani, creando un’asse con il civismo di Sgarro. Il nostro è progetto ambizioso di civismo che porterà ad un’amministrazione di salute pubblica dopo cinque anni di amministrazione fatte di scelte scellerate e personalistiche. Metteremo a disposizione della nostra città le persone con le migliori competenze per riportarla a quello che meritano i nostri cittadini”. Un fronte che si contrappone, dunque, al campo largo progressista oggi incardinato sul sindaco Francesco Bonito. Chi, in tale operazione, proviene dal centrosinistra è l’ex candidato sindaco ed ex segretario Pd Tommaso Sgarro. L’Attacco lo ha intervistato. 

Come sta procedendo il vostro tentativo e come replica a Dercole che su queste colonne ha escluso che i partiti di centrodestra possano mai rinunciare ai propri simboli?



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