Borgo Mezzanone, terra di nessuno: “Ci hanno fatto vivere e crescere qui i nostri figli, qui ci faranno morire”

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“Provate pure a chiedere, ma tanto neanche avranno voglia di rispondervi. Quelle persone sono state prese in giro per anni e portate fino all’esasperazione”. Con queste parole padre Albert, il parroco dell’unica chiesa presente a Borgo Mezzanone, tra Manfredonia e Foggia, ha risposto a l’Attacco quando gli è stato chiesto delle oltre cento famiglie che, dal lontano 1998 (ai tempi dell’amministrazione Agostinacchio, per intenderci) vivono nel borgo, e dunque sul suolo sipontino, pur essendo ufficialmente residenti a Foggia. Queste persone, da allora, aspettano che gli vengano concesse delle case popolari nel capoluogo. Dimore che, però, nonostante le continue promesse, non sono mai realmente state loro assegnate. “Agostinacchio, all’epoca, ci disse che Borgo Mezzanone sarebbe stata soltanto una soluzione temporanea. Che molto presto avremmo avuto a disposizione delle case popolari all’interno della città di Foggia, ma non le abbiamo mai ricevute”, racconta a l’Attacco una signora del posto.

“Non ce l’ho con lui, anzi. Fu l’unico, in realtà, a preoccuparsi della nostra condizione. I sindaci successivi hanno messo in piedi le loro belle passerelle qui a Borgo Mezzanone. Ci hanno promesso ripetutamente che avrebbero provveduto a sistemarci a Foggia. Poi, una volta terminata la campagna elettorale, sono completamente spariti, e ci hanno lasciato in questo schifo”. A giudicare da quello che si ha la possibilità di osservare camminando nei pressi di queste abitazioni, le parole della signora in questione sono tutt’altro che campate in aria. Basta percorrere pochi passi, infatti, una volta superato il cuore del piccolo centro, e ci si ritrova immersi in una spirale di degrado difficilmente descrivibile.

Erbacce alte quanto un’automobile, probabilmente incolte da anni, sovrastano cumuli di rifiuti. Sulle pareti dei palazzi campeggiano scritte inneggianti al razzismo, al fascismo, addirittura svastiche, a dimostrazione di quanto questa situazione abbia condizionato anche i rapporti, già piuttosto tesi, tra i residenti del borgo e la comunità di migranti che vi ci abita.

“Siamo stanchi di questa situazione”, ha continuato. “Ormai non crediamo neanche più che le cose possano davvero cambiare. Quando sono entrata in questa casa ero una ragazza. Adesso ho un figlio adulto e faccio la nonna. Fino a qualche tempo fa credevo che prima o poi ci avrebbero sistemato a Foggia, oggi mi auguro soltanto che non vengano a toglierci anche questa casa. Manfredonia, di fatto, ci ospita. E non sarebbe neanche tenuta a farlo. È il Comune di Foggia, a mio avviso, che dovrebbe provvedere a sistemarci”.

All’ultimo piano della palazzina, addirittura, c’è un’appartamento completamente abbandonato, dove vi ha fatto il nido un numeroso stormo di uccelli. “Io sono nata qui, in questo posto”, spiega la ragazza che vi abita di fronte.

“E come me, naturalmente, anche i miei fratelli più piccoli. Ai miei genitori è stata assegnata questa casa pochi anni prima che nascessi io. Ma gli venne assicurato che sarebbe stata soltanto una sistemazione provvisoria, in attesa di un posto migliore. Non lo so se dipende da Foggia o da Manfredonia. Non mi interessa neanche più di tanto. So soltanto che crescere qui è stato complicatissimo, e che mi piacerebbe potermene finalmente andare”.

Questa terribile situazione, come accennato ieri sulle colonne del giornale, è dipesa e continua a dipendere da un insensato palleggiamento da parte delle istituzioni locali. Fu già la prefetta Latella, come anticipato ieri, nel 2014, a sollecitare le amministrazioni dell’epoca per trovare una soluzione che mettesse d’accordo tutti. Da allora, però, nulla è stato risolto. Oggi, come raccontato da alcune fonti vicine alla Prefettura, ci sarebbe la possibilità di investire parte dei 53 milioni di euro ricevuti dal Comune di Manfredonia per il PNRR nella costruzione di nuovi alloggi popolari per queste persone, ma le pastoie burocratiche di tale misura impediscono che suddetti fondi vengano impiegati in questo modo.

Nei giorni scorsi, su tale argomento, si è dibattuto in Prefettura, nel corso di un vertice che ha visto presenti il sindaco del Comune di Manfredonia, Gianni Rotice, il prefetto, Maurizio Valiante, e il commissario di Foggia, Vincenzo Cardellicchio. Dalle stanze, però, pare esserne usciti per l’ennesima volta senza uno straccio di soluzione. Stando a quanto riportato dalle stesse fonti interne, nessuno vuole assumersi realmente la responsabilità di sbloccare la situazione. Secondo gli esperti, infatti, dei 53 milioni del PNRR, ne basterebbero all’incirca 8 per mettere in piedi delle case popolari all’interno della città di Foggia, così come fatto in Via San Severo, e alleggerire la drammatica e stagnante situazione di Borgo Mezzanone.

“Si preoccupano del nostro voto”, ha aggiunto inferocita la signora. “Pare che il cruccio principale sia dove andiamo a votare. Come se qualcuno di noi, dopo tutto quello che abbiamo subito, lo facesse ancora. Il vero problema è che ci hanno fatto vivere in questo posto, crescere qui i nostri figli, e qui ci faranno morire”.

Il grido è unanime. Sono tante le persone che si rifiutano categoricamente di rispondere ai microfoni de l’Attacco. La maggior parte lo fa con la rassegnazione stampata sul volto. Quella tipica di chi, magari, ha sperato a lungo che le cose potessero evolversi. Illuso, probabilmente, dalle tante personalità politiche che negli anni si sono avvicendate alla guida dei due Comuni. Ma che, puntualmente, si è visto sbattere in faccia una porta dopo l’altra. Qualcuno addirittura con stizza, perché si sente piuttosto preso in giro dall’attenzione mediatica. Quei pochi che decidono di esporsi lo fanno senza mezzi termini. Rinfacciando alle istituzioni la loro verità. Diversa, e certamente più scomoda, rispetto a quella che trapela dalle tavole rotonde.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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