Dopo oltre due mesi di carcerazione preventiva tra cella e domiciliari è tornato libero uno degli ultimi indagati ancora detenuto per l’inchiesta “New life” (30 indagati) sui presunti maltrattamenti ai danni di 25 pazienti ricoverati nella residenza socio sanitaria riabilitativa presso la struttura “Don Uva” di via Lucera a Foggia.
Si tratta di Pasquale Andriotta, 59 anni, cerignolano residente a Orta Nova, operatore socio sanitario. La Procura sulla scorta di riprese video lo accusa di concorso in maltrattamenti aggravati.
L’indagato respinge le accuse: nell’interrogatorio davanti al Gip ammise qualche comportamento inopportuno ma non certo maltrattamenti per arrecare del male o deridere le pazienti; negò il sequestro di persona, rimarcando che le stanze del reparto non hanno serrature o sono rotte per cui non si potevano chiudere dentro le degenti; escluse la violenza sessuale, parlando di mano poggiata sul gluteo di una ricoverata unicamente per spingerla a prendere un carrello.
Il Gip del Tribunale dauno Marialuisa Bencivenga dispose per Andriotta la detenzione carcere, dedicando alla sua posizione processuale 35 delle 314 pagine del provvedimento restrittivo. Il 2 febbraio, dopo l’interrogatorio di garanzia, Andriotta ottenne dal Gip gli arresti domiciliari, che sono stati ora revocati come chiesto dal difensore.
Il Gip ha ritenuto le esigenze cautelari attenuate “in considerazione del decorso del tempo e della condotta tenuta da Andriotta”. Da qui la rimessione in libertà: all’indagato il giudice ha comunque imposto il divieto di dimora nel “Don Uva” e di avvicinare le parti offese.
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