Nei giorni scorsi ha subìto una improvvisa accelerazione l’indagine penale riguardante il rinnovo dell’affidamento ad Amiu del servizio di raccolta dei rifiuti della città di Foggia, concretizzatasi sia nell'acquisizione degli atti relativi a tale contratto presso gli uffici comunali sia nella formale sottoposizione a indagine della dirigente comunale preposta alla istruttoria di tale affare e di un dirigente della stessa Amiu controparte in tale contrattazione: i capri espiatori terminali e più indifendibili, almeno per il momento.
Alla luce di quanto si è appreso sin ora, sappiamo che i tre commissari straordinari e la dirigenza degli uffici comunali hanno derogato alla procedura di affidamento mediante gara pubblica (la regola) e hanno affidato ad Amiu il servizio dei rifiuti con incarico diretto (l’eccezione) in base a una valutazione largamente positiva sul servizio fin qui svolto dall’ anno 2013 in avanti, poiché questo rappresentava il requisito fattuale decisivo per impiegare quella procedura derogatoria. Senonché tale valutazione positiva era sicuramente infondata non tanto - o meglio, non soltanto - per tutta una serie di criticità che, isolatamente prese, potrebbero anche essere oggetto di valutazione dissenzienti a seconda di chi formulasse le varie contestazioni, ma per il fatto specifico ed ormai certissimo che Amiu aveva falsato in modo decisivo i dati percentuali della raccolta differenziata dei rifiuti: trattasi di un falso commesso da privati per indurre in errore i pubblici ufficiali della controparte comunale sulla possibilità legale di procedere all’assegnazione del servizio senza gara pubblica, cioè un comportamento che tecnicamente oscilla tra la turbativa di asta mediante mezzi fraudolenti (art. 353 C.P.) e la frode in pubbliche forniture di servizi (art. 356 C.P.).
Tanto per ricapitolare questo aspetto, Amiu aveva comunicato agli uffici comunali che la raccolta differenziata nell’ultimo anno era pervenuta al livello del 28,23% del totale - percentuale già di per sé parecchio magra poiché quella sperabile avrebbe dovuto veleggiare addirittura tra il 50% e il 67% - laddove la verità era che tale percentuale non superava, al massimo, il 17% del totale.
Tale sovradimensionamento dei dati dal 17% al 28% è poi stato impiegato dagli uffici comunali appunto per costruire la “narrazione positiva” (o più precisamente, non negativa) sul servizio svolto da Amiu fino a quel momento, la quale a sua volta sarebbe poi servita a consentire la procedura derogatoria dell’affidamento diretto senza gara nei confronti di una impresa “non-inadempiente”.
Fin qui il quadro (ovviamente assai sintetico) della questione sul piano strettamente obiettivo e limitato alla sola questione della falsificazione dei dati della raccolta differenziata, appunto perché essa è al di là di qualsiasi possibile controvertibilità. Ma noi desideriamo ora guardare alla vicenda mettendoci dal punto di vista dei tre commissari straordinari e cioè rileggere la vicenda in termini soggettivi, perché questo aspetto non è stato finora preso in considerazione da altri commentatori sebbene esso sia, a nostro avviso, altrettanto degno di attenzione.
Partiamo dalla premessa che in quel tempo (ottobre-novembre 2022) costoro erano pressappoco in scadenza di incarico commissariale (inizio febbraio 2023) né potevano sapere se sarebbe sopraggiunta la proroga semestrale che poi in effetti v’è stata. Pertanto, da persone che si trovavano a cessare il mandato da lì a tre mesi ci si poteva attendere che adottassero quell’atteggiamento guardingo che induce, di regola, un funzionario in imminenza di pensionamento a non mettere firme su atti troppo problematici subito prima di an-darsene in meritato riposo (la “sindrome del pensionato”).
In quei giorni costoro si sono trovati fra le mani i fogli con su scritti quei dati inverosimili - e debbono pur esserseli trovati fra le mani! - e hanno letto, tanto per dire, che nel solo mese di novembre 2022 la raccolta dei rifiuti rappresentati da carte e cartoni era schizzata su di botto dai consueti 80.000 kg. mensili a ben 929.000 Kg. manco Foggia fosse divenuta la City londinese. Oppure che la media dei rifiuti pro-capite era balzata inspiegabilmente da 40 Kg. a 526 Kg. come se ogni cittadino di Foggia si fosse messo a produrli improvvisamente per 13 volte tanto, o ancora che gli inerti edilizi confluiti nei rifiuti differenziati ascendevano alla cifra assurda di 12 milioni di Kg. come se ognuno dei 155.000 abitanti di Foggia (neonati compresi) avesse prodotto scarti di lavorazioni edilizie per 77.420 Kg. a cranio.
Orbene, quando costoro hanno letto queste assurdità che nel complesso configuravano una situazione che puzzava marcio lontano un miglio, per una elementare e istintiva prudenza autodifensiva avrebbero dovuto astenersi dal fare alcunché e avrebbero se mai disposto una salutare istruttoria supplementare (senza fretta, mi raccomando. . .) giusto per guadagnare i tre mesi necessari a scamparsela con il termine del loro mandato commissariale: e sia chiaro che qui non si vuol sostenere che quel modo di fare soprassessorio sarebbe stato eticamente “giusto”, ma, più precisamente, si vuol considerare che quel modo di guadagnare tempo sarebbe stato quello che, nella situazione data, ci si sarebbe potuto attendere da parte di funzionari statali di media avvedutezza ed esperienza burocratica.
Oppure al massimo, se proprio essi fossero stati tirati per la giacchetta a fare qualcosa di concreto sin da subito, avrebbero potuto stipulare con la controparte Amiu una ulteriore proroga annuale del servizio giusto per non interrompere la continuità del servizio medesimo per un periodo né troppo breve né troppo lungo, in modo da lasciare poi all’amministrazione comunale elettiva subentrante la gatta da pelare e i rischi del caso.
A tale ultimo riguardo, infatti, va considerato che il servizio di raccolta rifiuti affidato ad Amiu è stato prorogato per un numero ormai paradossale di volte dall’anno 2014 in avanti, sicché un’ultima proroga annuale in definitiva non avrebbe scandalizzato nessuno. Invece le cose sono andate in modo del tutto diverso, in senso decisionista.
Pertanto questi signori che nessuno aveva mai visto prima a Foggia e nessuno vedrà più neppure dopo, sebbene fossero nella imminenza di andare via per cessazione dall’incarico commissariale hanno deliberato di stipulare un contratto da 200 milioni di euro sulla base di dati falsi già a vista d’occhio e lo hanno lasciato in eredità alle due successive generazioni di consiglieri comunali che saranno regolarmente elette dai Foggiani nei prossimi dieci anni di vita cittadina.
Ora, se dovessimo applicare a questo comportamento strano e inspiegabile la regoletta probatoria feroce che va tanto in voga nella locale Prefettura del “più probabile che non” ogni volta che spicca interdittive antimafia alle imprese locali e scioglimenti di intere amministrazioni comunali, non osiamo pensare a cosa si dovrebbe ritenere “più probabile che non” per tentare di spiegare razionalmente le condotte di un certo numero di soggetti pubblici che, nel porre mano a quel contratto, si sono bevute falsità manifeste di quel genere. Perciò, non potendoci avventurare nelle supposizioni di cosa sarebbe “più probabile che non” per spiegare l’inspiegabile, per parte nostra ci limitiamo a trarre conferma della sana diffidenza che molti di noi ormai nutrono nei confronti di questi autentici baracconi autoreferenziali che sono gli organismi straordinari di commissariamento che, con una certa spensieratezza di fondo (diciamolo), vengono messi ad amministrare gli affari altrui e con i soldi altrui.
A margine della questione, segnaliamo il fatto che l’avvio delle indagini è stato innescato da una benemerita iniziativa di denuncia da parte di alcuni cittadini costituiti in associazioni di carattere privato e di alcuni liberi professionisti a titolo addirittura del tutto individuale - una sorta di sacca di “resistenza civica” - laddove i rappresentanti locali delle tradizionali formazioni politiche non avevano fiatato né erano usciti dal loro letargo ormai cronicizzato. E poi ci si stupisce che la gente non vede più nei partiti politici tradizionali gli attori effettivi della vita collettiva e, quando arriva il momento elettorale, si rivolge ai candidati di liste civiche locali!
Salvatore Russetti, ex giudice di Corte d’appello
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