Foggia, tangenti per alloggi e posti di lavoro. Landella, Bove e altri nove rischiano ora il processo

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

E’ arrivata l’ora dell’udienza preliminare per la seconda inchiesta giudiziaria che coinvolge l’ex sindaco di Foggia Franco Landella e l’ex assessore alle politiche abitative Antonio Bove. La conclusione delle indagini risaliva, ormai, al lontano luglio 2022 e si aspettava la richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm del Tribunale di Foggia Enrico Infante e Roberta Bray (gli stessi dell’inchiesta sulle possibili tangenti a Palazzo di città). Un’inchiesta che confermerebbe – qualora i fatti fossero riscontrati – quale situazione fuori dalle regole si vivesse negli scorsi anni rispetto alla gestione delle politiche abitative e dell’assegnazione discrezionale di alloggi di edilizia residenziale pubblica. L’indagine su ipotesi di corruzione e abuso d’ufficio è scaturita dalla intimidazione ai danni di Bove, che nel settembre 2019 aveva la delega alle politiche abitative, oltre che al bilancio, quando subì il danneggiamento della propria auto. 

La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata per undici persone: oltre a Landella e allo stesso Bove (che figura anche come parte offesa), ci sono Luigi Napolitano e suo figlio Domenico Napolitano, il loro amico Giovanni Ferrazzano, l’ex segretaria di Bove Silvia Pacello, le funzionarie del Servizio Politiche abitative Rosanna De Nisi e Ida Paranzino (quest’ultima oggi in pensione), Lucia Livrieri (che nel 2018 occupò abusivamente lo spogliatoio del campetto San Paolo, nel quartiere Cep) e due foggiani residenti a Borgo Mezzanone, Luigi Cappuccio e Raffaella Ziccardi. 

Le persone offese sono, oltre a Bove, sua moglie Maria Teresa Caione, il Comune di Foggia, Arca Capitanata e Pietro Cataneo (suocero del deputato di Fratelli d’Italia Giandonato La Salandra). La gip Marialuisa Bencivenga ha fissato l’udienza preliminare per l’8 marzo prossimo. Sia Luigi Napolitano che Livrieri sarebbero recidivi. Luigi Napolitano è indagato perché il 12 o 13 settembre 2019, dopo aver avvicinato Bove presso il centralissimo bar Ideal di corso Cairoli (dove l’ex assessore abita), lo avrebbe minacciato, inveendo contro di lui e dicendogli che gliel’avrebbe fatta pagare. Questo – secondo gli inquirenti - per costringere Bove a compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio e in maniera particolare a far assegnare un alloggio di edilizia popolare al proprio figlio Domenico Napolitano, in violazione della disciplina di settore.

Luigi Napolitano attraverso tali minacce avrebbe posto in essere atti idonei diretti in maniera non equivoca a procurare al figlio Domenico l'ingiusto profitto dell'assegnazione di un alloggio edilizia popolare, con danno ingiusto per gli aventi diritto. Domenico Napolitano e Ferrazzano, che all’epoca erano il primo 25enne e il secondo 24enne, in concorso tra di loro e con azioni con cui violavano più disposizioni di legge avrebbero minacciato Bove: i due, unitamente al minorenne Michele Napolitano, distruggendo nella notte del 17 settembre i finestrini e i vetri dell'auto Toyota Yaris in uso all'assessore e di proprietà della moglie Maria Teresa Caione, avrebbero minacciato Bove di ulteriori pregiudizi per costringerlo a compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio e segnatamente a far assegnare un alloggio edilizia popolare a Domenico Napolitano. Un fatto aggravato dall’esser stato commesso, a detta di chi ha indagato, avvalendosi di un minore di 18 anni, vale a dire Michele Napolitano. 

Se questa è la parte intuibile della vicenda, che conferma le indiscrezioni circolate già negli scorsi anni, era invece finora ignoto il coinvolgimento degli altri indagati e il motivo per cui sono implicati. Ipotesi di reato tutte da verificare, sia chiaro, e persone che ad oggi non sono nemmeno rinviate a giudizio. Stando agli inquirenti, a giugno 2019, dunque alcuni mesi prima dell’atto intimidatorio ai suoi danni, Bove, abusando del proprio ruolo di assessore con delega alle politiche abitative, avrebbe richiesto a Domenico Napolitano 1.500 euro per fargli conseguire la disponibilità di un appartamento di Arca Capitanata (Agenzia Regionale per la Casa e l'Abitare) e poi consegnandogli le chiavi di un appartamento dell’ente lo avrebbe indotto a consegnargli tale somma. Domenico Napolitano avrebbe effettivamente consegnato i 1.500 euro a Bove, quale corrispettivo della disponibilità di un appartamento di edilizia residenziale pubblica.

Silvia Pacello, che era allora segretaria dell’assessore comunale, sfruttando le relazioni esistenti con Bove, indebitamente si sarebbe fatta dare dalla signora Lucia Livrieri – il 2 novembre 2019 e il 19 febbraio 2020 - un bracciale di marca Trollbeads e un telefono cellulare modello LG K20 Dual sim, quale prezzo della mediazione illecita di Pacello verso l'assessore. Insomma, avrebbe fatto da tramite affinché l'assessore orientasse illecitamente l'azione amministrativa in modo che Livrieri conseguisse la disponibilità di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. 

Livrieri è indagata per l’appunto per aver consegnato, a tal fine, bracciale e telefono cellulare alla segretaria di Bove. Ci sarebbe stato un concorso di reato tra Bove, Rosanna De Nisi e Ida Paranzino, Livrieri, Pacello e Landella. Pacello e Livrieri avrebbero istigato l'assessore affinché si adoperasse per far assegnare l’alloggio a Livrieri, che non ne aveva diritto. Bove avrebbe chiesto agli uffici municipali di formare un provvedimento di assegnazione di alloggio di edilizia residenziale pubblica a favore della donna, che era priva dei requisiti di legge (giacché in precedenza assegnataria di alloggi di ERP nonché già proprietaria o avente diritto all'uso di un'altra abitazione) e quindi in violazione normativa regionale, che prevede l'obbligo di verifica dell'esistenza dei requisiti per l'assegnazione di un'abitazione. 

Landella avrebbe adottato due provvedimenti (del 21 e del 24 febbraio 2020) di assegnazione di un alloggio di ERP in favore di Valeria Nunziada Vagnoni, figlia di Lucia Livrieri, in violazione della regola di condotta espressamente posta dalla legge, che riserva esclusivamente ai dirigenti degli enti locali, e non agli organi politici, gli atti amministrativi e di gestione, nonché in violazione della legge regionale sull’obbligo dei requisiti per l'assegnazione di un'abitazione. I due atti sarebbero stati predisposti, per la firma del sindaco, dalla funzionaria De Nisi, nota anche come madre di Carmela Catalano, si candidò nel 2019 in una civica di Landella e fu nominata poi nei cda delle partecipate Ataf e AM Service. Paranzino avrebbe illegittimamente adottato e firmato un atto, il 30 maggio 2019, di autorizzazione all'occupazione straordinaria e temporanea in favore di Livrieri dell'alloggio di via Kennedy n. 4, in violazione delle regole. 

In più, Paranzino e De Nisi avrebbero formato due atti falsi attestando la circostanza difforme dal vero della presenza di una relazione istruttoria sul particolare stato di disagio sociale di Livrieri e Vagnoni nei provvedimenti del 30 maggio 2019 e del 21 febbraio 2020 di autorizzazione all'occupazione straordinaria e temporanea di un immobile (per la madre) e di assegnazione di un alloggio (per la figlia), questo al fine – per chi indaga – di eseguire il delitto di abuso d'ufficio.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet