Caso di Toufiq e blitz della Dda parlano lo stesso linguaggio: c’è una rete che presenta inquietanti analogie

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Prima di tutto era arrivata l’inchiesta de l’Attacco. Poi, a distanza di poco tempo, l’operazione dei Carabinieri coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e dalla Procura di Taranto. Due vicende distinte, senza elementi che consentano di affermare collegamenti tra loro, ma accomunate da un impianto che presenta sorprendenti analogie. Tanto da riportare al centro tutte le domande che questa testata ha posto nelle ultime settimane raccontando la storia del lavoratore marocchino Toufiq Namouuh. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema scoperto tra Taranto, Foggia, Matera, Campobasso, Latina, Ragusa e altre province avrebbe trasformato il Decreto Flussi in un meccanismo illecito di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Al centro dell’ipotesi accusatoria figurano intermediari stranieri, definiti in alcuni casi sponsor, incaricati di reclutare cittadini nei Paesi di origine, raccogliere documentazione e denaro, imprese disponibili a presentare richieste di nulla osta e una struttura che avrebbe gestito ogni fase dell’iter fino all’ingresso in Italia. Il tutto con il coinvolgimento di un CAF dal quale sarebbero state inoltrate le pratiche attraverso il portale ministeriale ALI. È un quadro investigativo che richiama, sotto diversi profili, gli interrogativi emersi nell'inchiesta pubblicata da l'Attacco. Una vicenda diversa, che segue un proprio percorso giudiziario e amministrativo, ma che si sviluppa lungo passaggi molto simili. Anche la storia raccontata da Toufiq Namouuh prende infatti avvio in Marocco. Il lavoratore sostiene di avere conosciuto Abderrazak El Gabbas, connazionale residente nel Foggiano, che gli avrebbe promesso un ingresso regolare in Italia attraverso il sistema dei flussi, un contratto di lavoro e una sistemazione abitativa. Per questo, secondo la denuncia presentata tramite l'avvocato Giovanni Marseglia, avrebbe consegnato 8mila euro raccolti chiedendo prestiti ai familiari. Abderrazak El Gabbas ha sempre respinto questa ricostruzione. Nella conversazione telefonica tradotta e pubblicata da questa testata ha negato di avere ricevuto quella somma, sostenendo di avere svolto esclusivamente un ruolo di supporto linguistico e invitando Toufiq a dimostrare con prove qualsiasi presunto pagamento. Anche nell’operazione dei Carabinieri il punto di partenza è rappresentato dagli intermediari operanti nei Paesi di origine. Secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero stati loro a raccogliere denaro e documentazione prima ancora dell'arrivo dei lavoratori in Italia. Gli investigatori parlano di somme fino a 6.500 euro versate dagli aspiranti lavoratori per ottenere nulla osta e visto d'ingresso. Toufiq riferisce invece di avere pagato 8mila euro. Le cifre sono diverse, ma il meccanismo descritto appare simile. Il pagamento anticipato come condizione per accedere al percorso migratorio. Nel comunicato diffuso dai Carabinieri emerge anche un altro elemento che richiama il racconto del lavoratore marocchino. La Direzione distrettuale antimafia evidenzia come molte persone avrebbero affrontato enormi sacrifici economici, arrivando a vendere beni o a contrarre debiti pur di raggiungere l'Italia. Toufiq ha raccontato fin dal primo articolo di avere ottenuto gli 8mila euro facendoseli prestare dai parenti perché convinto di acquistare una possibilità di lavoro e una nuova vita. Un altro parallelismo riguarda il ruolo delle imprese. Secondo l'ipotesi accusatoria formulata nell'indagine di Taranto, alcuni imprenditori avrebbero presentato richieste di nulla osta per rapporti di lavoro ritenuti inesistenti, consentendo l'ingresso dei cittadini stranieri che, una volta arrivati in Italia, sarebbero stati destinati ad altre attività lavorative oppure impiegati irregolarmente. Nella vicenda raccontata da l'Attacco compare invece la Soluzione Tecnica srls di Poggio Imperiale, indicata come datore di lavoro nella pratica di Toufiq. Il titolare Luigi Buccino ha sempre respinto qualsiasi ipotesi di irregolarità. Ha dichiarato di avere realmente bisogno di manodopera, di avere assunto regolarmente numerosi lavoratori stranieri attraverso il Decreto Flussi e di essere ancora disposto ad assumere Toufiq qualora la Prefettura completi definitivamente la procedura amministrativa. Ha inoltre escluso di conoscere Abderrazak El Gabbas e di avere mai ricevuto denaro per favorire assunzioni. Anche sul piano amministrativo emergono punti di contatto. L'inchiesta dei Carabinieri descrive un sistema costruito proprio attorno alle richieste di nulla osta, ai visti e al successivo completamento dell'iter presso le Prefetture. Nella vicenda di Toufiq il percorso si sarebbe invece fermato durante questa fase. L'avvocata Benedetta Belmonte, la responsabile del patronato Paola Gervasoni e lo stesso Luigi Buccino hanno fornito una ricostruzione sostanzialmente coincidente, attribuendo il mancato perfezionamento della pratica a un rallentamento burocratico interno agli uffici, in particolare all'attesa dell'ultimo parere dell'Ispettorato del lavoro. Gervasoni ha spiegato che la pratica sarebbe formalmente corretta e ancora aperta, mentre Belmonte ha ribadito di avere operato esclusivamente nell'interesse dell'azienda che le aveva conferito l'incarico. Proprio il ruolo dei diversi soggetti coinvolti rappresenta uno degli aspetti che maggiormente richiama il modello descritto dagli investigatori. Nell'indagine coordinata dalla DDA di Lecce si parla di promotori, intermediari stranieri, imprese e di un centro logistico individuato in un CAF dal quale sarebbero state gestite le pratiche. Nell'inchiesta de l'Attacco compaiono un intermediario indicato dal lavoratore, un datore di lavoro, una professionista incaricata della gestione delle pratiche e un patronato che segue l'iter amministrativo. Le posizioni dei soggetti coinvolti sono differenti e ciascuno ha fornito una propria ricostruzione dei fatti, respingendo qualsiasi ipotesi di irregolarità. Tuttavia, la struttura del percorso raccontato presenta passaggi che ricordano quelli descritti dagli investigatori.

Anche un altro elemento torna con forza. I Carabinieri riferiscono che, secondo l'ipotesi accusatoria, i lavoratori arrivavano a pagare perfino i datori di lavoro per contributi e pratiche amministrative, in un sistema nel quale il flusso economico risultava completamente rovesciato rispetto al normale rapporto di lavoro. Toufiq, pur descrivendo una vicenda differente, ha raccontato di avere sostenuto continue spese dopo l'arrivo in Italia. Oltre agli 8mila euro che sostiene di avere consegnato in Marocco, riferisce di avere pagato mensilmente l'alloggio ricavato nello studio dell'avvocata Belmonte e le relative utenze. Circostanza contestata dalla professionista, che ha sostenuto di avere offerto inizialmente ospitalità ai lavoratori e che i successivi contributi richiesti riguardavano esclusivamente le spese sostenute.

Fin dall'inizio di questa inchiesta, l'Attacco ha scelto di non limitarsi al racconto del singolo caso. Ogni articolo ha cercato di allargare lo sguardo ponendo domande sul funzionamento del sistema dei flussi, sull'esistenza di reti di intermediazione informale, sul ruolo dei diversi soggetti coinvolti e sulla capacità dei controlli pubblici di intercettare eventuali anomalie. Domande che restano tuttora aperte e alle quali ciascuna delle persone coinvolte nella vicenda di Toufiq ha fornito risposte differenti. L'operazione condotta dai Carabinieri tra Taranto e Foggia non offre risposte sul caso Toufiq Namouuh e non consente di stabilire alcun collegamento tra le due vicende. Rappresenta però un elemento di contesto che rende ancora più attuali gli interrogativi emersi nel corso di questa inchiesta. Se, secondo la prospettazione accusatoria della Direzione distrettuale antimafia, esistono organizzazioni capaci di sfruttare il Decreto Flussi attraverso reti di intermediari, imprenditori e promotori, diventa inevitabile interrogarsi anche su tutte quelle situazioni che, pur seguendo un percorso autonomo e ancora da chiarire, presentano dinamiche analoghe

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testatina dillo al direttore WEB

 



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