Stress idrico e caldo, a soffrire anche i boschi del Gargano: il disseccamento precoce preoccupa gli esperti

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

“Non solo incendi: cosa sta succedendo ai boschi del Gargano?”. A porre la domanda è stato, giorni fa, la guida Domenico Sergio Antonacci, spiegando come da qualche anno, durante le estati più calde e siccitose, si noti un fenomeno sempre più evidente: il disseccamento precoce delle chiome. “Non è necessario addentrarsi nei boschi: lo si vede bene anche solo attraversando Bosco Quarto in auto da Cagnano Varano a San Giovanni Rotondo. Vere e proprie macchie marroni, visibili a chilometri di distanza, che nelle ultime settimane si stanno allargando a vista d'occhio. Ho notato differenze marcate anche nel giro di pochissimi giorni. Si tratta di un fenomeno recente per proporzioni e diffusione: nel 2024 ci furono zone fortemente colpite a sud di Bosco Quarto e Monte Spigno. soprattutto roverelle e lecci; nel 2025 l’impatto fu più contenuto grazie a un'estate relativamente più mite; mentre quest'anno il problema si è ripresentato con forza, in particolare nei boschi della parte centrale del Gargano, come ai margini di Bosco Quarto e nelle aree boscate tra Monte Spigno e Carpino”, ha sottolineato Antonacci. Un fenomeno che dal 2024 l’Università del Molise sta studiando, proprio rispetto al Gargano, col professor Michele Innangi, di origini viestane. Ma c’è anche uno studio SISEF (Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale), intitolato “Vulnerabilità delle foreste mediterranee a eventi climatici estremi di ondate di calore e siccità: il caso del disseccamento del leccio in Italia”, in cui è citato anche il caso Gargano. Il disseccamento è una risposta estrema di difesa contro la combinazione di siccità e calore prolungato, come sanno bene gli esperti, che l'Attacco ha ascoltato. “Ho foto risalenti al 2021, quando per me già c'erano segnali nel Gargano di come i cambiamenti climatici mettessero in sofferenza alcuni tipi di boschi”, afferma a l’Attacco il vichese Nello Biscotti, docente, dottore di ricerca in Geobotanica, botanico, ricercatore, impegnato nello studio dei paesaggi.  

Vegetali.
“Ora si sta allargando un po' la fascia dei boschi interessati da tale fenomeno: ci sono anche quelli termofili, che sono boschi misti con leccio, roverella e orniello. Mostrano anch'essi segni di un disseccamento fogliare precoce, visibile già da agosto, segno evidente di un forte stress idrico. I boschi termofili sono quelli che una volta si definivano boschi di transizione, ovvero una via di mezzo tra la fascia costiera, che presenta una vegetazione mediterranea dominata dei pini, e la fascia interna caratterizzata da cerro e faggio”, sottolinea l’esperto.

“Le conseguenze dei cambiamenti climatici si vedono anche nel Gargano, da alcuni anni sono evidenti soprattutto tra Cagnano Varano, San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo. Chi nega i cambiamenti climatici viene smentito ulteriormente da questi fatti, che ci mettono di fronte a un nuovo scenario. La superficie a rischio incendi sul Gargano non è più soltanto quella costiera ma si sta spingendo verso l'interno, ai boschi di transizione come ho detto. Dal 2020 in poi stiamo vivendo siccità ripetute, estati sempre più calde e senza piogge. E che l'area a rischio incendi si stia spostando verso l'interno lo ha dimostrato da ultimo quanto è avvenuto con le fiamme tra San Giovanni Rotondo e Cagnano Varano, che hanno per l’appunto interessato boschi di transizione. Il problema si pone e merita una riflessione approfondita. Serve piena consapevolezza su due punti essenziali: l’aumento, a causa del cambiamento climatico, dell'area a rischio incendi; la necessità di monitorare bene cosa sta accadendo e chiederci che impatto stanno avendo i cambiamenti climatici sulla vegetazione del Gargano. E’ evidente a tutti, ormai, che le giornate di caldo torrido sono aumentate, parallelamente aumenta anche la massa infiammabile relativa a formazioni prative e alberi. Se anche gli alberi normalmente più resistenti allo stress idrico, ovvero i boschi termofili, risentono oggi dei cambiamenti climatici allora vuol dire che caldo e stress idrico sono davvero notevoli”, conclude Biscotti.

Il fenomeno è seguito con attenzione anche dal docente sipontino Alfredo De Luca, agronomo e consigliere comunale di Europa Verde Manfredonia. “L'autunno non è iniziato, anzi sono ancor lontane le passeggiate nei boschi ad osservare il foliage di faggi, aceri, carpini e querce. Ma oltre la metà delle foglie degli alberi nei nostri boschi è già caduta. Si tratta di un sistema di riduzione della traspirazione foliare che le piante adottano quando sono in forte stress idrico. Altro sistema è il blocco della fotosintesi”, spiega De Luca a l’Attacco.

“Siamo in piena emergenza climatica. Penso che chiunque - tranne il governo e l’onorevole Vannacci - se ne sia accorto, eppure non se ne parla nelle agende politiche locali, regionali, nazionali ed europee. Anzi sembra che la colpa di questa situazione sia di chi da trenta anni, come una novella Cassandra, denuncia e chiede di mettere in atto i provvedimenti che la comunità scientifica propone. Certo noi Verdi siamo come la profetessa Cassandra di Troia e come la città descritta nell’Iliade, così finiremo nei prossimi anni: in fiamme. Purtroppo le temperature saranno ancora molto elevate almeno per altre due settimane a causa del blocco a omega sull’Europa occidentale e meridionale. E’ una configurazione meteorologica fissa in cui un forte anticiclone - quello africano di origine sahariana - viene intrappolato tra due aree di bassa pressione, assumendo la forma della lettera greca Ω e causando ondate di calore molto lunghe”, continua De Luca.

Cosa significa per i nostri boschi? Significa che gli alberi dovranno ridurre a zero l’attività fotosintetica e perdere ancora altre foglie che non rinnoveranno quando queste ondate di calore e di siccità finiranno nel prossimo autunno. Significa, quindi, perdere quelle riserve, che si utilizzano per superare l’inverno e in primavera a ricacciare le nuove foglie, anche durante i prossimi mesi. Significa allora, rischiare di veder morire migliaia di ettari di boschi, soprattutto quelli più esposti a sud o su terreni poco fertili. Significa anche avere meno capacità di rigenerare i boschi dopo gli incendi dolosi che ogni anno ci devastano”.

Cosa si può fare? “Esistono due strategie: l’adattamento ai cambiamenti climatici e soprattutto la riduzione dell’emissione di CO2. Entrambe le azioni sono però efficaci nel lungo periodo: imboschire con specie più resistenti alla siccità e cambiare il volto dei nostri boschi; aumentare le fonti rinnovabili fino al massimo possibile, peraltro sarebbe un bene anche per le nostre tasche disaccoppiare il prezzo dell’energia dal gas. Poi c’è la terza opzione: fare la danza della pioggia come i nativi americani o mettere in bocca a qualche santo una sarda salata e portarlo in giro per le strade delle nostre città”, conclude sarcasticamente.

“E’ una questione abbastanza nota in ambito scientifico”, dice a l’Attacco Pasquale Marziliano, docente di dendrologia all’Università Mediterranea di Reggio Calabria e membro dell’Accademia italiana di Scienze forestali. “Secondo la bozza del piano nazionale sugli adattamenti ai cambiamenti climatici, il Sud Italia già per la fine di questo secolo cambierà totalmente volto. I pini mediterranei saranno presenti quasi dappertutto, e si espanderanno moltissimo, mentre altre specie, come querce e soprattutto le faggete tenderanno a scomparire, spostandosi verso latitudini più settentrionali o quote più elevate, che sul Gargano sono assenti. E questo perché il faggio troverà nel Sud Italia climi non più idonei alla sua sopravvivenza. E questo è abbastanza impressionante perché la fine di questo secolo non è poi lontanissima, e soprattutto se pensiamo alle faggete vetuste della Foresta Umbra, destinate ad essere sostituite da altre specie”. 

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet