Bonifica eterna: in ultimo report MISE differenza di soli 5 ettari non più “potenzialmente contaminati”
A mezzo secolo di distanza dall’incidente più grave che colpì il petrolchimico Anic/Enichem la bonifica del SIN (Sito di interesse nazionale) di Manfredonia non è ancora stata ultimata. Il 26 settembre prossimo la città sipontina ricorderà quanto avvenuto nel 1976, quando i veleni si riversarono sul territorio a causa dello scoppio della colonna di lavaggio dell’impianto di sintesi dell’ammoniaca. Da un decennio i riflettori sono costantemente puntati sullo stato della salute e dell’ambiente, portando avanti il percorso avviato con l’inizio della ricerca epidemiologica partecipata. Diverse le iniziative promosse dalla Casa della Salute e dell’Ambiente di Manfredonia, che sta organizzando col Comune gli appuntamenti del 26 settembre. Ma a che punto è arrivata l’infinita bonifica? A febbraio scorso sono stati pubblicati dal Ministero dell’ambiente gli ultimi dati relativi alle bonifiche nei SIN, tra cui quello di Manfredonia, che comprende soprattutto l’area ex Enichem interessante anche Monte Sant’Angelo. Sono i numeri che descrivono la situazione a giugno 2025, corretti però pochi mesi fa. Il SIN ha una superficie perimetrata di 217 ettari, di cui solo 29 ettari dei 96 di proprietà dell’ENI sono stati bonificati con certificazione, gli stessi 29 ettari che da anni si ritrovano come dato fornito dal Ministero; oltre ai 96 ettari di Eni, i restanti 120 ettari sono di proprietà del Consorzio ASI di Foggia, della Capitaneria di Porto, dell’Autorità Portuale e di vari privati. Il rapporto indica come aree potenzialmente contaminate una superficie di 81 ettari (erano 86 ettari a giugno 2024) e sottolinea che il progetto di bonifica approvato riguarda 43 ettari. Le aree “non contaminate” sono indicate in 58 ettari, mentre il sito non indagato è pari a 7 ettari. Dunque il sito indagato si estende per 210 ettari.
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