L’estate 2026 si sta caratterizzando da ripetute e prolungate ondate di calore che poi si traducono anche e soprattutto in bollettini di allerta che le protezioni civili a più livelli emanano per avvisare la popolazione sulla situazione climatica dei giorni di riferimento. E queste iniziative sono talmente delicate e importanti da finire spesso nelle notizie di apertura o di maggiore rilevanza di telegiornali e quotidiani nazionali, con tanto di cartine con i posizionamenti e le indicazioni dei territori ritenuti “più critici”.
Notoriamente per i foggiani, e non solo per loro, la città capoluogo della Capitanata e molte porzioni del resto della provincia non sono affatto immuni da afa e temperature record. Eppure da settimane a questa parte, Foggia non rientra mai nelle città a cui viene attribuito un “bollino rosso”. Per la verità nemmeno arancione, anzi proprio alcun bollino colorato indicatore della situazione dei giorni o delle ore successive. Strano. Vuoi vedere che da tante altre parti fa molto più caldo? E invece no, è soltanto una questione burocratica, organizzativa e operativa quella che esclude la città dalla considerazione tanto preziosa in questo periodo molto difficile.
Foggia non compare nei bollettini ministeriali semplicemente perché non è inserita nel sistema di monitoraggio nazionale. Il Ministero della Salute gestisce infatti una rete fissa e limitata a sole 27 città italiane (per lo più capoluoghi di regione o grandi centri urbani) e quindi i dati meteo-climatici e i relativi “bollini” vengono calcolati ed emessi centralmente dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio per conto del Ministero. Le uniche città monitorate in Puglia e nelle aree limitrofe sono Bari e Campobasso, le altre sono Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona e Viterbo. Per i comuni non inclusi come Foggia, il monitoraggio del rischio calore e le relative allerte meteo vengono gestiti a livello locale attraverso i bollettini della Protezione Civile della Regione Puglia e i sistemi meteo regionali, sulla base dei quali il Sindaco può comunque adottare ordinanze di tutela spesso a beneficio dei lavoratori.
Questo chiarimento è importante, perché cominciava a girare voce che ci fossero delle volute omissioni di auto segnalazione, finalizzate a “evitare” i consequenziali adempimenti, per cui non sono i singoli Comuni a doversi candidare o segnalare di volta in volta.
In effetti, quando a una città viene assegnato dal ministero il bollino rosso (livello 3 di emergenza), scatta l'allerta massima per rischi sanitari. Gli obblighi e le azioni previste per le amministrazioni locali e i soggetti competenti comprendono l'attivazione dei servizi territoriali, l'emissione di ordinanze per limitare il lavoro all'aperto nelle ore più calde e la diffusione di indicazioni di protezione civile.
Ancora più nello specifico, è prevista l’attivazione della cosiddetta “preallerta” di strutture sanitarie, medici di medicina generale e servizi sociali, così da monitorare le persone fragili, gli anziani soli e i soggetti a rischio. Vengono aperti o potenziati, inoltre, i call center e le sale operative comunali attive per segnalazioni e richieste di aiuto da parte dei cittadini. Per l’occasione, vengono diffuse le indicazioni o vengono direttamente aperti spazi pubblici climatizzati dove trovare sollievo nelle ore centrali della giornata. In materia di tutela dei lavoratori all'aperto, è sicuramente più noto che scatta la sospensione o la rimodulazione delle attività soprattutto nei settori edilizia, agricoltura e logistica, nelle fasce orarie a maggiore rischio, solitamente tra le 12:30 e le 16:00, o comunque nei momenti di picco di radiazione solare. La questione viene presa talmente sul serio che si può arrivare addirittura a provvedimenti di cassa integrazione con accesso facilitato agli ammortizzatori sociali per le aziende che fermano i cantieri a causa del caldo estremo.
Dal ministero stesso hanno spiegato che le ondate di calore sono condizioni meteorologiche molto difficili che si verificano quando si registrano temperature molto alte per più giorni consecutivi, spesso associate a tassi elevati di umidità, sole intenso e assenza di ventilazione. Un'ondata di calore è definita in relazione alle condizioni climatiche di una specifica area e non è quindi possibile stabilire una temperatura-soglia di rischio valida a tutte le latitudini. Queste condizioni rappresentano comunque un rischio per la salute delle persone, perché hanno un impatto maggiore rispetto a giorni isolati con le stesse condizioni metereologiche. Il caldo causa problemi nel momento in cui altera il sistema di regolazione della temperatura corporea. Normalmente il corpo si raffredda sudando, ma in certe condizioni ambientali questo meccanismo non è sufficiente. La capacità di termoregolazione di una persona è condizionata da fattori come l'età, le condizioni di salute, l'assunzione di farmaci. I soggetti a maggiore rischio sono gli anziani, neonati e bambini, donne in gravidanza, persone con malattie croniche, con disturbi psichici, con ridotta mobilità e/o non autosufficienti, oppure gli ospiti in residenze sanitarie assistenziali, altre che assumono regolarmente alcuni tipi di farmaci o che fanno uso di alcol e droghe, ma devono stare attenti che quelli che, magari giovani, fanno esercizio fisico o che svolgono un lavoro intenso all'aria aperta, senza contare quelle con condizioni socio-economiche disagiate.
Da venti anni, esiste un Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, disposto è gestito dal Ministero attraverso specifici progetti del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, con l’obiettivo di favorire il coordinamento interistituzionale ai vari livelli e fornire linee operative per la creazione di un sistema centralizzato di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute.
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