Fattore C... Ogni tanto non guasta. Soprattutto se serve a venir fuori da un momento particolarmente complicato. È stata una partita nata sotto una buona stella quella di sabato scorso a Casarano. Proseguita nel segno (e con le parate) di Borbei (fra i migliori in campo). E impreziosita dai due gol di Morelli e Sylla, abile il primo a sfruttare la disattenzione difensiva dei salentini. E fortunato il secondo con quella conclusione un po’ ciabattata che ha colto di sorpresa il portiere avversario Chiorra. Bene così, però, in fondo ha sempre ragione chi alla fine la butta dentro, e la pattuglia di Delio Rossi pur favorita dagli episodi e dalla dea bendata ha castigato la presunzione della squadra di Di Bari, che pur marcando una evidente superiorità territoriale non è riuscita a finalizzare le numerose palle-gol costruite nell’arco della gara. Il Foggia ha dunque potuto tirare un sospiro di sollievo, e abbandonare la zona playout nella quale si era trovato coinvolto dopo lo scivolone di sette giorni prima con il Crotone. Anche se resta poco al di sopra della linea di galleggiamento, ed il misero punticino di vantaggio dalla quint’ultima posizione non consente proprio di dormire sogni tranquilli. Lo sa bene Rossi, che così come non si era demoralizzato dopo lo 0-3 interno col Crotone, non si esalta adesso più di tanto dopo la vittoria ritrovata dopo 49 lunghi giorni, che è arrivata nel pomeriggio del Capozza in cui tutto è filato per il verso giusto. Dieci punti dopo un quarto di stagione alle spalle non fanno comunque fare salti di gioia, ma rappresentano pur sempre una base sulla quale impostare il lavoro che verrà e che da circa due mesi ha avviato il tecnico riminese con tutto il suo staff. Evidentemente era scritto che dopo 37 anni di attesa per rivedere il derby in terza serie, sulla ruota di Casarano si sarebbe rivisto il segno 2. Anche se nessuno si aspettava un successo così netto. Sabato scorso ovviamente, al di là di quel pizzico di fortuna che ha indirizzato il risultato finale, non sono mancate le note positive: a cominciare dalla compattezza di una squadra che non si è mai disunita e nella quale a venire a galla è stata soprattutto la solidità difensiva di un reparto che attorno a Minelli si sta ricompattando e trovando i giusti automatismi.
Oltre ogni più rosea aspettativa, poi, la prestazione di Pellegrino, finalmente utilizzato in un ruolo che più gli è congeniale e che non è sicuramente quello di seconda punta, in cui precedentemente era stato schierato. Pellegrino per caratteristiche è una mezzala che all’occorrenza può giocare anche da mediano e fungere da argine davanti alla difesa, ruolo che ha svolto alla perfezione a Casarano, dove anche Garofalo ha tratto giovamento dalla posizione del compagno, tornando a macinare chilometri su chilometri e a farsi apprezzare per i suoi tempi di inserimento sottorete. E infine l’onnipresente Sylla, che si è sacrificato in un oscuro lavoro di ricucitura fra centrocampo ed attacco che gli ha consentito di non dare mai punti di riferimento alla difesa avversaria e di renderlo libero da marcature. Sono stati questi i presupposti sui quali il Foggia ha costruito la prima vittoria esterna del ‘25: già, perché ci hanno addirittura impiegato dieci mesi i rossoneri a fare bottino pieno lontano da casa. Una vittoria attesa a lungo, che seppure solo in parte rende meno amara una annata per il resto ampiamente da dimenticare. Prima di Casarano il Foggia da gennaio ad ottobre aveva infilato una lunghissima striscia record negativa fatta di 9 sconfitte e di soli 4 pari, anche se in verità una vittoria in trasferta l’aveva pure centrata il 14 febbraio scorso a Taranto, contro i babies jonici (0-3). Ma con l’esclusione dal campionato dei rossoblù e della Turris quel successo era stato depennato e quindi senza più valore. A Delio Rossi, dunque, sabato scorso è riuscito ciò che per tutto un girone di ritorno aveva tentato inutilmente il suo predecessore Zauri e, nell’ultimo turno di campionato prima dei playout, anche Antonio Gentile.
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