L’inchiesta “Friends”, risalente al 2019, continua a reggere il suo impianto accusatorio, visto che anche in sede di Appello sono state quasi tutte confermate, con solo qualche piccolo sconto, le già pesanti condanne che erano arrivate per sei imputati in primo grado nel 2020, a seguito di giudizio abbreviato.
Nel procedimento celebrato a Bari, quindi, sono rimaste le pene a carico dei cinque lucerini coinvolti in questa fase: Alfredo Papa di 65 anni (14 anni di reclusione) che la Direzione distrettuale antimafia ritiene il capo del clan “Bayan-Papa-Ricci”. Poi ci sono Urbano Petito, 69 anni (5 anni di reclusione) e Antonio Valerio Pietrosanto, 55 anni (5 anni e 4 mesi). Francesco Antonio Coccia, invece, è passato da 6 anni e 8 mesi e 5 anni e 6 mesi di reclusione, mentre Francesco Ricci, 53 anni, da 5 anni e 4 mesi a 5 anni, un mese e 10 giorni. Per Coccia e Pietrosanto, inoltre, era già scattata la confisca dei beni già sequestrati e cioè immobili, quote societarie, autovetture e rapporti finanziari per svariate centinaia di migliaia di euro, mentre per tutti c’era stata la sanzione accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Confermata anche la pena per Libero Lombani, 36 anni, a 7 anni e 4 mesi di reclusione, associato al clan “Li Bergolis” operante soprattutto a Monte Sant’Angelo, legato in particolare a Enzo Miucci, il quale ha scelto di farsi processare con il rito ordinario, nell’ambito della stessa inchiesta, assieme al suo sodale Matteo Pettinicchio, così come altri lucerini, garganici, abruzzesi, molisani e affiliati alle cosche della ‘ndrangheta, specie quella denominata “Pesce-Bellocco”, visto che erano in tutte 27 le persone coinvolte nell’indagine. Le accuse per tutti a vario titolo erano proprio di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, ricettazione e detenzione illegale di armi.
La Direzione Distrettuale Antimafia di Bari aveva ipotizzato una triangolazione tra Lucera, Gargano e Calabria, ma con ramificazioni in Abruzzo, Molise, Lazio e Piemonte per il giro di compravendita e spaccio. Il gruppo lucerino sarebbe stato il fornitore principale su Foggia di un grosso giro di droga, con accertati approvvigionamenti da gruppi camorristici del napoletano del clan Cesarano, proprio dai Li Bergolis e da soggetti della malavita cerignolana. Oltre agli stupefacenti, i rapporti riguardavano anche compravendita di armi, peraltro rinvenute e sequestrate a Miucci, cioè tre pistole semiautomatiche, un silenziatore e trentasei cartucce. Il resto degli indagati sono clienti-pusher che si occupavano di smerciare la droga in vari luoghi e modalità.
Le indagini erano durate quatto anni ed erano state condotte in tutta la provincia di Foggia dalla Squadra mobile della Polizia di Foggia e dalla Guardia di Finanza con le sue articolazioni del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata di Roma e del Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata di Bari.
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