Undici condanne a settant’anni di carcere, tre assoluzioni, sei prescrizioni nel processo Goldfinger a 20 foggiani, romani, marchigiani e torinesi accusati a vario titolo di 19 imputazioni:
associazione per delinquere; furto da 15 milioni di euro tra contanti e preziosi sottratti dal caveau delle cassette di sicurezza dell’ex Banco di Napoli di piazza Puglia nel weekend tra il 9 e 11 marzo 2012; tentato furto nel caveau delle due gioiellerie del gruppo Sarni al centro commerciale Mongolfiera, sventato dalla squadra mobile nell’agosto 2012; riciclaggio di parte del bottino del maxi-colpo in banca; calunnia a alcuni dei presunti ladri; ricettazione di telefonini e merce varia; favoreggiamento; violazione privacy; interruzione comunicazioni tra sistemi telematici. Il blitz di Procura e squadra mobile del 10 marzo 2015 portò a 13 arresti: nove in carcere, quattro ai domiciliari.
La sentenza di primo grado è stata pronunciata nel tardo pomeriggio di giovedì dal Tribunale a otto anni dalla prima udienza del processo, celebrata l’11 novembre 2015.
I giudici hanno inflitto 13 anni all’imputato principale, il foggiano Olinto Bonalumi – ora latitante dal 14 gennaio 2014 – ritenuto la mente del furto in banca e di quello fallito nelle gioiellerie: è stato invece assolto dall’accusa di associazione per delinquere, l’accusa lo ritiene uno dei due capi della banda composta da foggiani e ‘cassettari’ romani specializzati in questi colpi.
Il processo è durato otto anni anche perché il collegio giudicante è ripetutamente cambiato e inizialmente i difensori non prestarono il consenso al recupero degli atti di istruttoria dibattimentale già svolti per cui si dovette ripartire da capo; ben 1261 i testi citati, tra cui centinaia di proprietari di cassette di sicurezza svaligiate.
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