Processo omicidio Marasco a Foggia, dubbi su azione Moslli: è un omicidio mascherato da rapina?

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“Mi sembra molto strano che chi irrompe in una tabaccheria per rapina, lasci poi un bel po’ di soldi - oltre 2mila euro in una borsetta poggiata sul bancone, numerose monete nei cassetti - e tanti biglietti del ‘gratta e vinci’ in bella vista, portando via solo 75 euro e 2 telefonini. Cosa voglio dire? Che forse quello della signora Franca Marasco non fu un omicidio a scopo di rapina, forse si trattò un omicidio mascherato da una rapina”. 

Così l’avvocato Giulio Treggiari, legale di parte civile per i familiari della vittima, commenta quanto emerso in Corte d’assise dall’interrogatorio di tre carabinieri della scientifica. Sono stati sentiti nella quarta udienza del processo a Redouane Moslli, bracciante marocchino di 45 anni, reo confesso dell’omicidio di Franca Marasco, 72 anni, titolare della tabaccheria di via Marchese De Rosa e uccisa con quattro coltellate a collo e addome la mattina del 28 agosto 2023.

I dubbi dell’avvocato Treggiari erano stati già espressi da familiari della vittima su social, parlando con giornalisti, in interrogatori e nel processo. Rosa Marasco, medico, sorella della vittima con cui era al telefono al momento dell’omicidio, nell’udienza dello scorso 20 dicembre rievocò quei momenti, le grida della sorella, le richieste d’aiuto. E ribadì quanto dichiarato ai carabinieri durante le indagini: “Sono dell’avviso che non si sia trattato di una rapina finita male: tutta quella violenza, quel massacro sono di chi voleva uccidere. Franca da un paio d’anni era vittima di gravi episodi: un furto, manomissioni alla serratura di casa. Era sempre più stressata e negli ultimi tempi riceveva strane visite, gente che si appostava davanti alla tabaccheria con faccia arrogante e minacciosa senza parlare, determinando in lei uno stato di angoscia”.

In aula hanno deposto il capitano dell’Arma che dirige la Sis, Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri di Foggia; e due militari del Ris di Roma. L’ufficiale ha descritto la scena del delitto. I due esperti del Ris hanno parlato degli accertamenti eseguiti: su uno dei telefonini rapinati che Moslli vendette a uno straniero subito dopo il delitto, trovate impronte digitali di una persona rimasta ignota; il dna di imputato e vittima è stato rinvenuto sui vestiti del marocchino; mentre su una busta che Moslli aveva durante il delitto trovate furono tracce biologiche riconducibili a lui stesso, alla Marasco e a Checchia.

Si torna in aula il 7 marzo per l’interrogatorio di altri carabinieri che svolsero accertamenti su tabulati telefonici e sui rapporti tra Moslli e Checchia.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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