Le recenti operazioni di polizia della DDA di Bari sono l’elemento chiave e nuovo grazie al quale la Prefettura di Foggia riesce a confermare le interdittive antimafia adottate anni prima nei confronti di alcune imprese a rischio di infiltrazioni, pur dopo l’esito positivo del controllo giudiziario. Lo si sta vedendo, ad esempio, rispetto ad alcune imprese interdette ad aprile 2021 dall’allora prefetto Raffaele Grassi, che nella stessa data adottò sei provvedimenti tra cui due relativi ad imprese di Macchia, frazione di Monte Sant’Angelo. In ambedue i casi l’interdittiva è stata poi rinnovata nel 2023 proprio alla luce di quanto emerso dall’operazione Omnia nostra di dicembre 2021, che svelò il livello di infiltrazioni nel tessuto economico di Manfredonia e in particolare nel comparto ittico. Ed in entrambi i casi il nuovo cartellino rosso della Prefettura è stato assunto nonostante il Tribunale di Bari – in funzione di giudice della prevenzione – avesse definito concluso positivamente il periodo di controllo giudiziario.
La scorsa settimana l’Attacco ha raccontato come questo sia avvenuto per la prima delle due imprese, l’impresa agricola individuale Impagnatiello Maria della vedova dell’assassinato Pasquale Ricucci “fic secc” e cognata di Pietro La Torre, nomi di spicco del clan che non a caso era definito Romito-Ricucci-Lombardi-La Torre.
A nulla è valso il ricorso al TAR contro la riconfermata interdittiva. Ma lo stesso è avvenuto, a distanza di pochi giorni, per la seconda impresa di Macchia interdetta da Grassi: si tratta dell’impresa agricola Quitadamo Michele, considerata vicina alla famiglia Ricucci, ma anche (per legami familiari) ai fratelli d’Ercole, a loro volta colpiti nel 2017 da interdittiva antimafia. Il pregiudicato Leonardo d’Ercole, considerato dagli investigatori, affiliato al gruppo criminale dei macchiaioli, era legato da vincolo di comparaggio a Ricucci, essendone stato il testimone di nozze.
La famiglia d’Ercole è assai nota agli inquirenti. A livello imprenditoriale i D’Ercole sono coloro a cui si rivolgono tutti nella zona della piana per lavori edili e di movimento terra, anzi il soprannome con cui veniva definito Lorenzo D’Ercole era quello, emblematico, di “sindaco di Macchia”. La valenza dei D’Ercole è stata confermata di recente alla DDA anche dai pentiti del clan, a cominciare dai fratelli Quitadamo di Mattinata. Nelle carte dell'operazione Omnia Nostra due degli indagati, il pregiudicato Leonardo d’Ercole e suo nipote Michele D’Ercole sono ritenuti "partecipi e stabilmente a disposizione dell’associazione mafiosa (il clan sipontino Romito-Ricucci-Lombardi) quali addetti all’esercizio della pratica intimidatoria e del controllo violento del territorio della frazione Macchia del comune di Monte Sant’Angelo – storica roccaforte del sodalizio mafioso – nonché all’elusione delle attività investigative nei confronti dei vertici del sodalizio, al supporto logistico e all’assistenza in favore di questi ultimi”.
Tornando all’impresa agricola Quitadamo Michele, è stata pubblicata lo scorso 19 marzo la sentenza con cui il TAR Puglia a dicembre scorso – presidente Orazio Ciliberti - ha rigettato i ricorsi presentati dall’impresa, difesa dall'avvocato Michele Sodrio, per l’annullamento dell’interdittiva del 21 aprile 2021 e della nuova interdittiva del 1° settembre 2023.
Il primo risale al 2021, contro Ministero dell’Interno, Prefettura di Foggia, ANAC e AGEA, mentre non si sono costituiti in giudizio Regione Puglia e Comune di Monte Sant’Angelo; il secondo è il ricorso del 2023 contro Ministero dell’Interno e Prefettura di Foggia.
L’impresa Quitadamo Michele si occupa principalmente di olivicoltura nella frazione di Macchia. La documentazione antimafia fu chiesta nell’ambito di un procedimento finalizzato al riconoscimento di benefici finanziari e contributi/finanziamenti in agricoltura dal Comune di Monte Sant’Angelo, dalla Regione Puglia (per un valore di 686.493,95 euro) e da AGEA (per un importo di 28.192,21 euro). Grassi mise in luce le frequentazioni dell’imprenditore, il contesto parentale e sociale, le cointeressenze politico-amministrative ed economiche, nonché il particolare interesse della criminalità per il settore dei finanziamenti pubblici e delle agevolazioni in agricoltura. Il padre dell’uomo fu anni fa destinatario di informazione antimafia interdittiva, nonché rinviato a giudizio per tentata estorsione in concorso. Anche il cognato del padre, zio di Quitadamo, ebbe una interdittiva antimafia interdittiva ed è ben noto agli inquirenti.
Nella sentenza si chiarisce il ruolo dei “macchiaioli”, nome che “richiama il luogo in cui si concentrano gli interessi degli appartenenti al gruppo criminale, in cui ha sede appunto l'impresa interdetta e in cui insistono gli interessi economici dei fratelli d’Ercole con le varie imprese di cui sono titolari”. E in questo luogo fu ucciso, a novembre 2019, Pasquale Ricucci, raggiunto da otto colpi di fucile calibro 12 a pallettoni.
“Tutti i fratelli d’Ercole sono titolari di varie imprese destinatarie di affidamenti da parte del Comune di Monte Sant’Angelo, sciolto anche per situazioni inerenti il condizionamento operato dai fratelli - presenti in maniera preponderante nel consiglio di frazione di Macchia - nella amministrazione sciolta. Difatti i d’Ercole sono stati consiglieri della frazione Macchia. Lo stesso Leonardo d’Ercole è amministratore unico di una società cooperativa edilizia destinataria di affidamenti diretti in materia di lavori pubblici da parte del Comune di Monte Sant’Angelo, sciolto nel 2015 per condizionamento mafioso anche in virtù di tali situazioni. L'impresa edile, di cui è amministratore il padre dell'imprenditore interdetto, svolge attività sensibili e non risulta aver mai richiesto l’iscrizione nella white list provinciale. Quest’ultimo è il sistema attraverso cui le stazioni appaltanti acquisiscono la certificazione antimafia per le imprese che svolgono tali attività”.
Il TAR ha poi sottolineato che “i rapporti tra il ricorrente e i fratelli d’Ercole non sono limitati ai vincoli parentali e relativa frequentazione necessaria, bensì si estendono a cointeressenze economiche”. A settembre 2021 il Tribunale per la prevenzione di Bari ammise l’impresa Quitadamo Michele al controllo giudiziario per un anno. L’esito del controllo giudiziario poi risultò positivo e il giudice della prevenzione revocò tale misura a luglio 2023. Tuttavia, la Prefettura confermò l’interdittiva.
“Le censure proposte avverso l’interdittiva del 2021 sono infondate”, si legge nella sentenza, che ricorda la natura probabilistica dell’atto prefettizio. “La Prefettura ha evidenziato analiticamente il contesto relazionale e imprenditoriale del ricorrente e di suo padre, il tutto alla luce: della collocazione territoriale dell’impresa in un contesto di feroce guerra fra clan (testimoniata da numerose stragi avvenute negli ultimi anni), nel quale il ricorrente è cointeressato in imprese riconducibili ai fratelli d’Ercole; del settore agricolo, in cui il ricorrente esercita la propria attività, caratterizzato dal forte controllo del da parte della criminalità garganica, come emerso dagli esiti dell'operazione Wonderland del maggio 2019 che ha fatto luce su un sistema fraudolento nel settore agro-rurale, attraverso il quale una famiglia di pregiudicati, originaria di San Nicandro Garganico e contigua alla criminalità organizzata locale, ha percepito per oltre 15 anni indebite erogazioni pubbliche; di attività dell’impresa del ricorrente; dello scioglimento del Comune di Monte Sant’Angelo”.
Per il TAR il pericolo di condizionamento mafioso non viene meno per “l’esito assolutorio del procedimento penale a carico del padre per estorsione in concorso, sussistendo comunque rapporti intensi, al di là di quello parentale, con i fratelli d’Ercole, né dall’assenza di provvedimenti di condanna e/o di polizia a carico del ricorrente essendo noto che la prognosi di pericolo d’infiltrazione mafiosa è improntata ad una logica di massima anticipazione della tutela antimafia, ragion per cui non è richiesta la concludenza probatoria tipica del giudizio penale”.
Allo stesso modo è stata ritenuta “infondata” la domanda di annullamento della conferma dell’interdittiva, conferma basata sulle risultanze di Omnia Nostra, da cui “emerge potenziata la caratura criminale e la pervasività nell’economia legale dello zio dell’imprenditore”, ovvero d’Ercole. Da qui il convincimento negli inquirenti del “forte potere di penetrazione della famiglia d’Ercole nell’economia locale”.
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