Mentre continua l’ondata di solidarietà e vicinanza da parte di istituzioni, associazioni e cittadini, a Manfredonia albergano sconcerto e preoccupazione dopo l’atto intimidatorio contro il 44enne sostituito procuratore Roberto Galli. I fatti sono ormai noti: sabato scorso, alla vigilia di Pasqua, l’automobile della madre del magistrato è stata crivellata di colpi sulla carrozzeria posteriore, tra via Orto Sdanga e via Fiume, dove era parcheggiata. Due colpi di fucile calibro 12 che sarebbero stati esplosi da due persone arrivate sul posto a bordo di uno scooter. Ad indagare sono i carabinieri che stanno visionando i filmati delle telecamere di sicurezza presenti nella zona, mentre Galli ha commentato con poche parole rilasciate al Corriere del Mezzogiorno: “Confido in una risposta unita, solida e determinata dello Stato, che non lascerà impunito questo gesto. La paura non ci farà arretrare. Sapremo rispondere all’unisono e con fermezza”. Mentre gli inquirenti sono alla ricerca di movente e colpevoli, nel Golfo due certezze uniscono i più: la prima è la matrice chiaramente mafiosa del gesto e la seconda il suo scopo intimidatorio. Sono diverse le inchieste di cui Galli si sta occupando per conto della Procura daunia. La più nota, quella a cui si pensa per questo terribile e violento attentato, è “Giù le mani”, il cui processo è ormai alle porte e di cui Galli è uno dei pm, insieme al collega Giuseppe Mongelli. Prenderà il via infatti il prossimo 6 maggio presso il Tribunale di Foggia dopo le indagini condotte dalla Guardia di Finanza che hanno condotto al rinvio a giudizio di nomi di primo piano: l’ex sindaco di Manfredonia Gianni Rotice, suo fratello imprenditore edile Michele, l’ex assessore Angelo Salvemini, due esponenti della famiglia Romito quali i fratelli Michele e Grazia, gli ex dipendenti della municipalizzata del servizio di igiene urbana ASE spa Michele e Raffaele Fatone, rispettivamente padre e figlio. Sono state avanzate cinque richieste di costituzione di parte civile da parte di enti (Comune di Manfredonia e ASE spa) o persone fisiche. Lo stesso Galli è il pm che sta coordinando le indagini un altro filone che interessa il Comune sipontino, quello sull’affaire della pubblica illuminazione, ovvero il caso Engie spa.
Entrambe le inchieste coinvolgono l’Ufficio tecnico comunale e l’ex assessore Salvemini. Che Galli si occupasse di vicende legate ai propri concittadini fu motivo di polemica lo scorso anno in città da parte di alcuni. A marzo 2024, a pochi mesi dal ritorno alle urne dei sipontini, rivelò un retroscena proprio relativo al pm e che nulla ha a che vedere con l’odierna vicenda. Il fil rouge dei tre filoni di “Giù le mani” è Salvemini, che nel 2021 fu il più suffragato e che è accusato di concorso in falso con Grazia Romito, concorso in tentata concussione con Michele Romito, e di corruzione.
Stando ai beninformati, nell’interrogatorio fiume davanti ai pm Galli e Mongelli Salvemini avrebbe dapprima pianto e poi inveito contro il concittadino Galli, buttandola in politica. Questo perché il giovane magistrato è fratello della moglie del deputato Pd Michele Bordo e sin dalla tenera età cresciuto frequentando lui, Campo e i piddini locali. Stando a quanto trapela, Salvemini si sarebbe spinto a fare insinuazioni tirando in ballo anche un’altra inchiesta di cui Galli è titolare, quella di gennaio scorso sul traffico di droga che vede come indagato lo zio di Salvemini Damiano D’Ambrosio, ex assessore ed ex dem.
Chi si trovava in Tribunale mentre si svolgeva l’interrogatorio assicurò di aver sentito le urla a metri di distanza. Proprio Salvemini fu protagonista di un’altra vicenda che, al pari del ristorante “Guarda che luna” di Michele Romito, determinò la guerra col sindaco Gianni Rotice: il mega appalto della pubblica illuminazione. Ebbene, l’Attacco scrisse come secondo le indiscrezioni gli inquirenti stessero esaminando pure quel caso rovente, che vide Salvemini andare su tutte le furie e lasciare la giunta dopo la decisione di Rotice di dire addio alla proposta di finanza di progetto ventennale avanzata da Engie Servizi spa.
Ma non è tutto, perché un altro fascicolo sarebbe stato aperto dopo la denuncia arrivata in merito al cimitero, settore che era di competenza di un altro assessore che poi ruppe con Rotice, Libero Palumbo. Roberto Galli è nipote dell’ex procuratore capo di Foggia Alessandro, morto in un sinistro stradale decenni fa, e dunque cugino dell’eletto di minoranza Ugo Galli (candidato sindaco contro l’attuale primo cittadino Domenico la Marca). Ma di politico non c’è nulla dietro questa vicenda (come nemmeno dietro “Giù le mani”), che ha invece tutti i connotati dell’avvertimento mafioso.
Dallo scorso anno Roberto Galli è accompagnato dalla scorta, ma non se ne conoscono le ragioni. C’è chi intuisce, dietro tale misura, precedenti forme di minacce che potrebbero averlo interessato. “Quanto avvenuto è gravissimo”, commenta un addetto ai lavori a l’Attacco. “I suoi familiari, così come lui, ora si sono sentiti sicuramente minacciati. Sono persone che non hanno la scorta come lui, conducono una vita normale. Indurre persone a vivere di riflesso tali preoccupazioni e angosce è grave. Se finora avevano condizionato la sua vita adesso hanno fatto capire di conoscere anche perfettamente la sua famiglia. Vuol dire alzare il tiro. Il fatto in sé ha una matrice mafiosa”.
In attesa di capire cosa le telecamere possono dire agli investigatori, ieri ha parlato la sindaca di Foggia Marida Episcopo: “Esprimo a nome dell’amministrazione comunale di Foggia, una piena, doverosa e sentita solidarietà al dottor Roberto Galli, la cui famiglia è stata vittima nei giorni scorsi di un gravissimo atto intimidatorio che deve allarmare la comunità tutta, chiamata a stringersi ancora una volta alla magistratura, alle forze di polizia, alle istituzioni baluardo di legalità e giustizia. La violenza in qualunque sua espressione e manifestazione non può e non deve avere cittadinanza e spazio in una comunità sana, e la condanna deve essere chiara e inequivocabile, così come le scelte di campo che non possono ammettere compromessi”.
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