Si va delineando, e per certi aspetti rientrando, la vicenda dell'amministratore di condominio di Lucera che ha lasciato bollette non pagate, soprattutto di Acquedotto pugliese e qualcuna relativa all'energia elettrica. Il buco non è stato ancora possibile quantificarlo con certezza, e forse non si conoscerà mai la cifra reale degli insoluti, ma si tratta sicuramente di decine di migliaia di euro che ora vengono reclamati con una certa solerzia dalle aziende erogatrici dei servizi, comprese quelle di pulizia delle scale e manutenzione degli ascensori.
Negli ultimi giorni, diversi clienti, precedentemente riuniti in assemblee autogestite, hanno chiesto e ottenuto dal professionista tutta la documentazione finanziaria in suo possesso, consegnata materialmente dai suoi collaboratori, visto che Giuseppe Prosperino è ancora materialmente irreperibile da due settimane, e il suo ufficio di Via Campanile risulta chiuso a tempo indeterminato. Gli incartamenti sono finiti tutti agli altri colleghi della città che stanno prendendo in carico le posizioni pendenti, anzitutto con l'obiettivo di ricostruire tutte le singole situazioni di morosità e poi con l’intenzione di ripartire in pratica da zero con una nuova contabilità definitiva.
Non sarà facile, non sarà veloce e soprattutto non sarà indolore, perché quello che resta in piedi sono i debiti da coprire nel giro di poco tempo, così da scongiurare distacchi, generati quasi sempre da prolungati mancati versamenti delle quote di spettanza, anche di soli pochissimi condomini che non hanno consentito il pagamento dell'intera somma richiesta. In parole ancora più semplici, bastava un solo rifiuto per far entrare un intero condominio nella categoria degli inadempienti, con una asserita scarsa efficacia da parte dell’amministratore di esercitare gli opportuni convincimenti per recuperare quanto dovuto. E adesso, quindi, chi aveva già pagato le annualità, in qualche caso risalenti anche al 2020, dovrà farlo di nuovo e in fretta, e poi attendere pazientemente, magari a seguito di azione giudiziaria nei confronti di un vicino di casa, di rientrare di quanto già versato in precedenza.
Da quello che sta emergendo, infatti, l'uomo avrebbe in pratica gestito le casse in maniera fluida, coprendo le singole fatture con la liquidità disponibile al momento anche da diverso cliente. Ma a far saltare tutto è stato indirettamente Aqp che nelle ultime settimane ha sostanzialmente terminato, dopo il periodo Covid, di concedere ulteriori deroghe e rateizzazioni degli importi, per cui l’amministratore non è più riuscito a gestire le casse come aveva fatto finora. E quindi sono cominciati a fioccare i preavvisi di interruzione idrica che hanno messo in allarme prima lui e poi gli stessi residenti che, a centinaia, in questi anni si erano affidati al suo studio, anche perché praticava i prezzi più bassi sul mercato locale.
In questi giorni, invece, gli altri quattro o cinque colleghi su piazza sono letteralmente assediati da richieste di accesso ai servizi, quando non addirittura da “ritorni” in quelli che ora vengono considerati sportelli più sicuri e affidabili, anche se qualche avvisaglia di malcontento serpeggiava già da qualche mese, specie dopo l’emersione di alcune situazioni imbarazzanti, come lo stop a un contatore elettrico avvenuto per dimenticanza del pagamento della bolletta. Tutti, invece, avevano notato la prolungata mancata consegna dei bilanci annuali, ma praticamente nessuno aveva dato peso a quella circostanza che, secondo gli esperti, rappresenta molto spesso un segnale inquietante da non sottovalutare.
In questo momento lo scenario è piuttosto complesso, perché c’è chi vuole andare fino in fondo e ha firmato incarichi legali, preannunciando esposti e querele da presentare all’autorità giudiziaria, e chi ripone ancora fiducia in una risoluzione bonaria della vicenda, scoppiata pubblicamente quando un gruppo di cittadini si è recato direttamente al suo ufficio, accompagnati da un legale, per chiedere spiegazioni. Ma l’uomo, forse temendo per la sua incolumità, ha cercato di non far entrare nessuno, e questo ha generato ulteriore tensione rientrata con una certa difficoltà.
Naturalmente, nel giro di poche l’accaduto ha fatto il giro della città, e questo ha provocato l'inizio di una serie di verifiche autonome da parte di alcuni proprietari di abitazioni in vari quartieri. E le scoperte non sono state positive. C’è chi azzarda un buco di almeno 100 mila euro, cifra che peraltro ci vuole poco a raggiungere, considerando i prezzi recentemente elevati di metano ed elettricità.
Di quella cifra, comunque, circa 60 mila euro sono sicuramente riferiti a uno stabile del quartiere Porta Croce e solo per il gas, peraltro in uno dei pochi in città ad avere l’impianto di riscaldamento centralizzato, mentre il resto è associabile a energia e, appunto e soprattutto, acqua.
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