Foggia, chi li ha visti? Coulibaly e Panico dovevano essere due certezze di stagione, e invece latitano...

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Nel Foggia che prova, non senza fatica, a rimettersi in carreggiata, c’è un capitolo che merita una riflessione a parte. È quello relativo a Mamadou Coulibaly e Giuseppe Panico, due dei giocatori dai quali, per esperienza, curriculum e caratteristiche tecniche, era lecito attendersi qualcosa in più. Non tanto perché debbano essere necessariamente i trascinatori della squadra, quanto perché rappresentano due pedine che, nelle intenzioni estive, avrebbero dovuto aumentare qualità, personalità e soluzioni a disposizione di Gaetano Auteri. E invece, dopo le prime giornate, entrambi sono ancora alla ricerca di una dimensione precisa.

Il caso Coulibaly è soprattutto legato alla condizione fisica. Il centrocampista senegalese, che porta con sé un bagaglio di esperienza maturato anche in Serie A, è arrivato a Foggia con l’idea di diventare uno degli uomini di riferimento. Ma il percorso di avvicinamento alla migliore condizione non è stato lineare. Già alla vigilia della gara con il Monopoli si parlava della necessità di recuperare una condizione fisica accettabile, mentre nelle ultime settimane piccoli problemi muscolari hanno continuato a limitarne la disponibilità. Non è un dettaglio secondario. Per un giocatore come Coulibaly, la componente atletica è parte integrante del rendimento: recupero della posizione, aggressività, capacità di coprire campo, sostegno alla manovra e presenza nei duelli sono aspetti che difficilmente possono essere espressi al meglio se manca continuità negli allenamenti. Il problema, dunque, non sembra essere quello di stabilire se il giocatore abbia ancora qualità da mettere al servizio della squadra, ma capire quando potrà finalmente costruire quella continuità necessaria per diventare una presenza stabile. Il segnale, in questo senso, è arrivato anche contro il Sorrento: Coulibaly era tra i convocati ma non è stato utilizzato, dopo il risentimento accusato in settimana. È una situazione che fotografa bene il momento: Auteri ha bisogno di tutti, ma soprattutto ha bisogno di giocatori che possano allenarsi con regolarità prima ancora che giocare con regolarità. Lo stesso tecnico ha più volte sottolineato come il vero limite di questa prima parte di stagione sia stato non aver avuto per un periodo sufficientemente lungo l’intero organico a disposizione. Diverso, ma per certi versi altrettanto delicato, è il discorso relativo a Panico. Qui non c’è un problema fisico, quanto la necessità di ritrovare ritmo, centralità e fiducia dopo stagioni nelle quali il suo impiego non è stato continuo. Il suo curriculum racconta di un attaccante con oltre duecento presenze tra Serie B e Serie C, capace di conquistare la promozione in cadetteria con la Carrarese e con un passato anche in Serie A, dove aveva esordito con il Genoa. Il Foggia lo ha scelto a titolo definitivo dall’Avellino, legandolo al club fino al ‘28. Il punto, però, è proprio questo: il curriculum non garantisce automaticamente il rendimento. Auteri lo ha spiegato con chiarezza già a settembre, sottolineando come Panico fosse arrivato il 7 agosto dopo periodi senza continuità prima all’Avellino e poi alla Carrarese. E ha individuato anche un problema tattico: utilizzato da trequartista, Panico tende a defilarsi e finisce per uscire dal cuore del gioco. Le cifre delle prime giornate fotografano una presenza ancora intermittente: 6 presenze e 295’ complessivi in campionato, senza gol né assist secondo i dati disponibili. Ma anche qui sarebbe semplicistico fermarsi ai numeri. Panico non è un giocatore che vive soltanto della conclusione dell’azione: ha bisogno di essere coinvolto, di ricevere palla tra le linee, di potersi girare, dialogare e attaccare lo spazio. Non a caso, dopo il successo sul Sorrento, Auteri ha spiegato come giocatori dalle caratteristiche di Panico possano modificare la struttura offensiva proprio perché capaci di giocare tra le linee, appoggiarsi e attaccare la profondità. Ed è probabilmente questa la chiave per capire cosa potrebbe cambiare nelle prossime settimane. Il Foggia non sembra avere bisogno di due giocatori diversi da quelli acquistati in estate, ma della versione più affidabile di quelli che sono stati scelti. Per Coulibaly la priorità è la continuità fisica: quando sarà realmente pronto, potrà aggiungere esperienza, fisicità e capacità di lettura a un centrocampo che Auteri considera già una delle risorse importanti della squadra. Per Panico, invece, servirà trovare la collocazione che ne valorizzi maggiormente le caratteristiche, senza chiedergli di essere ciò che non è. Il tempo, insomma, può diventare il loro alleato, ma non può essere infinito. Il Foggia ha bisogno che i giocatori più attesi comincino progressivamente a diventare giocatori decisivi, o almeno funzionali con continuità. La sensazione, oggi, è che entrambi siano ancora una promessa da verificare più che una sentenza già scritta.

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