Dal 4-2-3-1 al 3-5-2, senza escludere un domani il 3-4-3: l’idea di una squadra capace di cambiare assetto senza smarrire equilibrio prende forma. E con Oviszach e Del Sole in crescita, le ali potrebbero diventare l’arma in più dei rossoneri. Predica duttilità, lavora sulla capacità di leggere le partite e, soprattutto, non sembra intenzionato a legare il Foggia a un unico sistema di gioco Gaetano Auteri, per il quale il modulo è uno strumento, non un dogma. Un punto di partenza dal quale muovere uomini e principi in funzione dell’avversario, delle caratteristiche dei singoli e delle esigenze che la partita propone.
È anche per questo che il Foggia visto finora ha già mostrato almeno due volti: il 4-2-3-1 con cui ha iniziato il percorso, e il 3-5-2 diventato successivamente una soluzione sempre più concreta.
La vera novità, però, potrebbe essere ancora un’altra. Non immediata, forse, ma tutt’altro che campata in aria: il 3-4-3. L’ipotesi nasce da una considerazione semplice. Se il passaggio alla difesa a tre consente di avere maggiore protezione centrale e di liberare i quinti sulle corsie esterne, il 3-4-3 aggiungerebbe un elemento offensivo senza necessariamente rinunciare alla solidità.
È una differenza sostanziale rispetto al 3-5-2: davanti non ci sarebbero più due attaccanti stretti e un centrocampista pronto a inserirsi, ma due ali larghe a occupare stabilmente gli ultimi trenta metri, con un centravanti nel mezzo.
Ed è qui che entrano in gioco Oviszach e Del Sole. I due esterni rappresentano, per caratteristiche, giocatori che possono dare senso a una variante di questo tipo. Naturalmente prima servirà che entrambi raggiungano una condizione fisica e atletica adeguata e che possano garantire continuità, intensità e disponibilità al lavoro senza palla. Ma una volta recuperata una condizione accettabile, la loro presenza potrebbe ampliare notevolmente il ventaglio tattico a disposizione di Auteri. Il nuovo assetto, permetterebbe infatti al Foggia di sfruttare le qualità nell’uno contro uno e la capacità di attaccare gli spazi degli esterni offensivi, evitando al tempo stesso di chiedere loro di abbassarsi sistematicamente sulla linea dei centrocampisti. Una distinzione importante. Nel 3-5-2, soprattutto quando la squadra difende in blocco medio-basso, i quinti devono garantire una quantità enorme di lavoro: devono essere esterni di centrocampo quando si costruisce, ali quando si attacca e terzini quando si difende. Nel 3-4-3, invece, la loro funzione può essere distribuita diversamente: gli esterni offensivi possono rimanere più alti, mentre la struttura difensiva viene assicurata dai tre centrali e dai due centrocampisti esterni. Naturalmente non è tutto oro. Il 3-4-3 richiede sincronismi sofisticati e grande applicazione. Se le ali non partecipano alla fase difensiva, i due centrocampisti rischiano di essere esposti e le corsie possono diventare terreno fertile per le ripartenze avversarie. Il lavoro degli esterni offensivi, dunque, sarebbe decisivo: non necessariamente quello di trasformarsi in terzini, ma almeno di saper accorciare, schermare le linee di passaggio e accompagnare la pressione. È proprio questa la possibile chiave dell’esperimento.
Il 3-4-3 non dovrebbe essere interpretato come una semplice scelta più offensiva rispetto al 3-5-2. Potrebbe diventare, piuttosto, un modo differente di distribuire gli stessi compiti e di valorizzare profili diversi. Anche la fase di possesso cambierebbe. Con tre difensori alle spalle, il Foggia potrebbe costruire con maggiore ampiezza e avere più libertà di portare gli esterni molto avanti. I due centrocampisti avrebbero il compito di dare equilibrio e collegare i reparti, mentre le ali potrebbero ricevere in posizione più avanzata, puntando l’uomo o attaccando lo spazio alle spalle della linea difensiva. In determinate partite, soprattutto contro squadre che difendono basse, avere due giocatori larghi e aggressivi potrebbe diventare un modo per allargare il campo e creare corridoi centrali per il centravanti e gli inserimenti dei centrocampisti. E poi c’è un altro aspetto: la possibilità di cambiare pelle durante la stessa partita. È forse questo il vero valore della duttilità predicata da Auteri. Il Foggia potrebbe iniziare con un 3-5-2 e trasformarsi in possesso in una sorta di 3-4-3, semplicemente alzando un centrocampista o portando uno dei quinti sulla linea degli attaccanti. Oppure partire con quattro difensori e passare alla linea a tre attraverso un movimento degli esterni e l’abbassamento di un centrocampista. Non sarebbe necessariamente una rivoluzione, ma una diversa occupazione degli spazi. In questo senso, la crescita di Oviszach e Del Sole potrebbe offrire ad Auteri una possibilità in più.
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