I medici Tommaso Petitti e Matteo Zuccarino dell’ospedale “Masselli-Mascia” sono stati definitivamente prosciolti da ogni imputazione loro ascritta con sentenza n. 237/2023 del Tribunale di Foggia resa dal gup Giuseppe Ronzino in data 31 marzo di quest’anno, divenuta irrevocabile il 18 maggio scorso. La vicenda riguarda il caso di Maria Lombardi, che giunse all’ospedale di San Severo con una grave peritonite, per cui occorreva un’operazione d’urgenza, ma l’inizio dell’intervento ebbe luogo solo 10 ore dopo (al Riuniti di Foggia) e non riuscì a salvare la vita alla signora, poco più che 60enne.
Il marito della donna, Agostino D’Antoni (costituitosi parte civile a processo), che segnalò il caso a l’Attacco e lo raccontò attraverso gli atti processuali, sporse denuncia per omicidio colposo contro i medici della Chirurgia di San Severo. Erano stati, così, rinviati all’udienza preliminare, su richiesta della gip Roberta Di Maria, i dottori Tommaso Petitti e Matteo Zuccarino (rispettivamente primario e medico di turno coinvolti nella vicenda). Il pubblico ministero aveva chiesto per ben due volte l’archiviazione del caso ma la duplice opposizione della difesa di D’Antoni aveva trovato accoglimento nella gip che, in un primo momento, aveva disposto ulteriori indagini preliminari con consulenze tecniche suppletive e, alla fine, aveva ordinato l’imputazione coatta di Petitti e Zuccarino con disposizione al pm di formulare il capo d’accusa.
Secondo le valutazioni che la giudice delle indagini preliminari aveva effettuato i due imputati avrebbero avuto la responsabilità medica di non aver agito affinché fossero eseguite tempestivamente l’operazione chirurgica e tutte le cure contestuali necessarie. Tra i nodi contestati la decisione di trasferire la paziente alla struttura ospedaliera dotata di reparto Covid (in questo caso il Riuniti di Foggia). Una decisione che ritardò di 8 ore l’intervento e che - secondo la ricostruzione giuridica fino a quel momento sviluppata - osservò solo parzialmente le prescrizioni dettate dall’allora protocollo sanitario disposto dalla Regione Puglia: per Di Maria, in sostanza, la scelta optata non antepose l’interesse della paziente ad un necessario intervento tempestivo che avrebbe, invece, dovuto essere operato in loco (e cioè al “Masselli Mascia” di San Severo).
Possibilità, quest’ultima, che le stesse disposizioni regionali contemplavano nel caso di necessità ed urgenza indifferibile. Proprio come, la sera stessa in cui la paziente giunse all’ospedale sanseverese, ricordò al dottor Zuccarino il dottor Costantino Tiziano Vocino della direzione sanitaria del nosocomio. Nonostante ciò il primario Petitti, diverse ore dopo, ricontattò Vocino mettendolo al corrente della decisione presa, e cioè quella di trasferire Maria Lombardi all’ospedale di Foggia (trasferimento che avvenne previo accordo telefonico tra Petitti e il dottor Petruzzelli della Chirurgia generale universitaria del Riuniti di Foggia).
Era invece già stato scagionato da ogni accusa il dottor Giuseppe Antonio Caracciolo, medico curante di Maria Lombardi, il quale prescrisse nelle ore precedenti una cura di Buscopan e Voltaren da assumere al bisogno. Secondo la gip “l’operato del sanitario – consistito nel prescrivere a distanza una terapia farmacologica – non è connotato da profili di penale responsabilità tenuto conto che lo stesso non era tenuto ad eseguire una visita domiciliare in mancanza della condizione di ‘non trasferibilità dell’ammalato’ e che si determinava alla indicazione dei due farmaci sulla scorta delle informazioni ricevute dal familiare del paziente”.
Come detto, era stato lo stesso marito della vittima, Agostino D’Antoni, a raccontare tutta la vicenda alla stampa. D’Antoni in quell’occasione aveva dichiarato: “Sono soddisfatto al momento del provvedimento del gip ma voglio chiarire che ci sarà ancora da combattere nelle aule giudiziarie, nel futuro dibattimento, per ottenere giustizia per la morte della mia povera moglie e che gli imputati Petitti e Zuccarino sono da considerarsi ad oggi innocenti sino all’emissione di un’eventuale sentenza di condanna passata in giudicato”.
Ebbene, a seguito dell’udienza preliminare, il gup Ronzino ha dichiarato “il non luogo a procedere nei confronti di Tommaso Petitti e Matteo Zuccarino in ordine al delitto loro ascritto perché il fatto non sussiste”.
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