Ko in giudizio, davanti al Tar Puglia, per l’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, pure guidata da un eccelso amministrativista quale il presidente Ugo Patroni Griffi. Il caso riguarda Manfredonia, dove negli scorsi anni diverse interdittive antimafia adottate dalla Prefettura di Foggia colpirono imprese titolari di concessioni demaniali marittime, perse proprio in seguito agli atti prefettizi.
Una questione che occupò un capitolo a sé nella relazione che determinò a ottobre 2019 il commissariamento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Lo scorso anno l’impegno della Prefettura di Foggia nelle attività di prevenzione e contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia del territorio proseguì con due interdittive adottate dal prefetto Maurizio Valiante nei confronti di altrettante imprese operanti nel settore ittico, uno dei comparti trainanti dell’economia del Golfo: Minaba Farm e il consorzio Semi, entrambe citate nella relazione della commissione di accesso e considerate riconducibili a persone vicine al clan Romito-Lombardi-Ricucci-La Torre.
L’Ufficio territoriale del Governo spiegò che i due provvedimenti erano stati adottati da Valiante all’esito di un’attenta istruttoria, con l’ausilio del Gruppo Interforze Antimafia, che aveva fatto emergere a carico delle imprese colpite elementi sintomatici del pericolo concreto di condizionamento delle stesse da parte della criminalità organizzata locale.
“Le recentissime operazioni di polizia dirette dalla Direzione Distrettale Antimafia di Bari hanno disvelato che la criminalità organizzata ha assunto negli anni il controllo del comparto imprenditoriale connesso all’itticoltura e al commercio ittico”, rilevò Valiante. Difatti l’importante operazione della DDA di Bari Omnia Nostra ha interessato in modo approfondito tale settore.
Il TAR Puglia, dopo pochi mesi, rigettò i ricorsi presentati dai legali delle due imprese, gli avvocati Gabriele Esposto e Pasquale Rinaldi, confermando le interdittive. Adesso la sentenza contraria all’ente portuale barese è arrivata dopo il ricorso presentato nel 2022 da un’impresa cooperativa, difesa dagli avvocati Esposto e Rinaldi, contro l’AdSP MAM per l'annullamento del decreto emesso dall’ente il 24 maggio 2022 con il quale fu revocata la licenza di concessione demaniale marittima.
La causa è stata discussa lo scorso 3 maggio. L’impresa in questione è una società cooperativa costituita nel 1994 che svolge attività di acquacoltura e allevamento di specie ittiche. La concessione demaniale revocata, di durata quadriennale (sino al 31 dicembre 2025), ha ad oggetto un’area della superficie complessiva di 58,46 mq sul molo di ponente del porto commerciale di Manfredonia, occupata da un box metallico prefabbricato adibito a deposito.
La motivazione del provvedimento di revoca è la circostanza che, alla data della sua adozione, l’impresa risultava consorziata di una società consortile colpita da interdittiva antimafia il 13 maggio 2022. L’impresa ha fatto rilevare nel giudizio di non essere destinataria di alcun provvedimento interdittivo prefettizio. Il TAR ha innanzitutto respinto l’eccezione sollevata dall’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, secondo la quale il ricorso sarebbe inammissibile perché non notificato alla Prefettura di Foggia che ha emanato l’informativa.
La cooperativa ricorrente non ha contestato in sé l’interdittiva prefettizia perché estranea alla sua sfera giuridica. Ha sostenuto invece che, proprio perché l’informativa antimafia riguarda un altro soggetto (il consorzio Semi, cui la cooperativa ha aderito), non possa riverberare i propri effetti sui suoi rapporti con l’amministrazione.
Un rilievo condiviso dai giudici amministrativi. L’ente portuale ha evidenziato che la cooperativa “è ancora proprietaria di quote consortili del consorzio” e che “il vicepresidente del consorzio interdetto ha ricoperto la carica di presidente del consiglio di amministrazione della stessa cooperativa sino al 30 maggio 2022, lasciando l’incarico evidentemente subito dopo la revoca”.
Ragion per cui, a detta dell’AdSP MAM, “il ruolo dell’uomo nella gestione delle due compagini societarie è dunque di tutta evidenza”. “Ricevuta la comunicazione da parte della Prefettura di Foggia dell’informativa antimafia relativa al consorzio”, l’AdSP ha affermato che “non poteva far altro che decretare, con effetto immediato, la revoca del proprio atto di concessione, venendo meno in capo al concessionario, evidentemente collegato al consorzio, la capacità giuridica di intrattenere il rapporto contrattuale con l’ente pubblico in ragione della comprovata esistenza di reali cointeressi economici, almeno secondo una logica probabilistica, tra i due soggetti”.
Ma a detta dell’impresa l’AdSP MAM “ha operato una propria autonoma valutazione discrezionale sul pericolo d’infiltrazione mafiosa nella cooperativa ricorrente, diversa e ulteriore (anche se collegata) a quella del prefetto di Foggia nei confronti del consorzio”. Il TAR ha ragione all’impresa, accogliendone il ricorso e annullando il decreto AdSP MAM di revoca della concessione. L’ente portuale è stato inoltre condannato al pagamento di 2.500 euro quali spese processuali.
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