Dopo la denuncia contro ignoti per atto doloso formalizzata nelle scorse ore da Aqp, la procura di Foggia e i carabinieri ora indagano sulla natura del danneggiamento verificatosi alla condotta idrica che ha mandato in panne l’intero servizio cittadino di approvvigionamento idrico. “Abbiamo trovato il terreno manomesso in corrispondenza della rottura, anche se al momento ci stiamo concentrando sul ripristino del servizio per fornire acqua all’abitato. Quanto al guasto, per le verifiche del caso aspettiamo”, ha dichiarato ieri mattina a l’Attacco l’ingegner Iacovelli di Acquedotto pugliese.
Intanto la società ha fatto sapere che “dai primi accertamenti la rottura sarebbe stata arrecata da un danneggiamento da parte di ignoti, prontamente denunciato alle autorità competenti. Nella mattina del 19 giugno, a seguito delle operazioni di aggottamento dell'acqua, è stato possibile prendere visione del reale stato della condotta che presentava un vistoso squarcio della larghezza di circa un metro e mezzo e un'altezza di circa 50 cm. La tubazione, risalente agli anni ‘80 e con una portata di 600 litri al secondo, è in cemento armato precompresso e durante i rilievi presentava una visibile fuoriuscita dei ferri, con distacco del cemento copriferro degli stessi, solo in corrispondenza dello squarcio. Dall'analisi dello stato dei luoghi - prosegue Aqp - è apparso evidente che in corrispondenza della rottura siano stati effettuati lavori di sbancamento e successivo riempimento con materiale misto stabilizzato, ovvero lavori puntuali di perforazione del terreno, che hanno determinato uno schiacciamento della condotta con successiva rottura della stessa”, conclude la nota diramata sugli sviluppi della vicenda.
Il danno alla grossa condotta idrica - che a partire da un serbatoio arriva a Foggia per alimentare le utenze cittadine - è occorso nel tratto sito in una zona rurale alle porte della città, alle spalle di via Tito Serra. Per la cronaca, stando alle prime sommarie informazioni raccolte, in quell’area dovrebbero insistere anche terreni di natura privata non lontano dal punto in cui la condotta è stata “bucata”.
L’ipotesi di atto doloso non è peregrina neppure per addetti ai lavori che per anni hanno seguito da vicino le opere pubbliche avvicendatesi nel capoluogo dauno. Per quanto abbia mezzo secolo e non sia più “giovanissimo”, quel tratto idrico sarebbe stato edificato secondo i più solidi criteri, cosa che renderebbe improbabile, dopo soltanto 50 anni, un ammaloramento spontaneo della condotta pur volendo teorizzare un combinato disposto di sciatteria manutentiva e azione degli agenti atomsferici.
“Si tratta, invece – racconta una fonte a l’Attacco -, di una condotta che presenta garanzie di durevolezza centennale, realizzata con i fondi dell’allora Cassa del Mezzogiorno e in grado di resistere a pressioni di 500 chilogrammi su centimetro cubo. E’ stata realizzata con cemento armato centrifugato ad isolamento periferico, il che significa che possiede alta refrattarietà a fenonemi più o meno normali di erosione e corrosione”. Una condotta, quindi, di più moderna concezione, a differenza, per esempio, del centenario troncone in via Napoli realizzato in ghisa (materiale poi dismesso dall’industria acquedottistica) prima della seconda guerra mondiale.
Inoltre, un noto acquedottista pugliese ascoltato da l’Attacco non riesce ancora a spiegarsi - se non riconducendolo alla mano dell’uomo - come possa essere occorso un simile guasto sulla condotta danneggiata. Non ha memoria, infatti, sul territorio di Capitanata, di un evento come quello verificatosi domenica sera. “Squarci del genere – afferma - mi è capitato al più di vederli su tubature in metallo. Facendo i dovuti distinguo – prosegue - solo una volta, a mia memoria, si è verificato un danneggiamento, simile a quello di domenica sera, su una condotta in cemento armato: sto parlando di un episodio accaduto oltre 20 anni fa su un tratto idrico afferente al Sele, ma stiamo parlando di una condotta di dimensioni più piccole, che fu gravemente danneggiata a causa di un fulmine”.
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