Cerimonia funebre tra intimi. Risposta fredda per i fratellini Daniel e Stefan. L’ha notata anche padre Franco

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Caldo. Il caldo e l’afa dei quaranta e passa gradi, come è ampiamente prevedibile in questi periodi dell’anno. Ed è stato nel pomeriggio di ieri. Freddo, poi. Glaciale. Che fa venire i brividi. E te li senti dentro, perché questo no che non era prevedibile. È l’accoglienza che è stata riservata da Manfredonia per l’ultimo saluto a Nicolae Daniel e Stefan Brichisala, fratelli rispettivamente di 6 e 7 anni, che sono morti in un vascone che veniva utilizzato – nelle campagne di Beccarini / Inacquata – per contenere l’acqua piovana per irrigare i campi. Per quanto la famiglia Brichisala sia rumena, è difficile pensare che qualcuno immaginasse che potessero esserci a stento un centinaio di persone per le esequie dei due piccoli. La loro morte si è consumata sul web, nel racconto e nella successiva ‘partecipazione’ al dolore dei loro cari. Ma nella realtà del pomeriggio estivo sipontino, c’erano solo rappresentanti militari e istituzionali – l’onorevole Giandiego Gatta, il questore Ferdinando Rossi, il Sindaco Gianni Rotice, la presidente del Consiglio Giovanna Titta, alcuni assessori e consiglieri comunali -, parenti e amici della famiglia, i ‘soliti noti’ delle funzioni religiose in cattedrale.

Due genitori giovani, poco più che ventenni, che avrebbero bisogno solo di affetto, sostegno, vicinanza. Lasciati invece soli dalla comunità del territorio che hanno scelto per lavorarci. Nei campi, poi. 

Non è sfuggito a padre Franco Moscone, che ha officiato la cerimonia funebre. “Mi sembra che manchi il popolo di Manfredonia – ha osservato l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo-, anche se ci sono i rappresentanti delle istituzioni. Non è un buon segno. La parola di Dio ci dice che bisogna piangere con chi piange e gioire con chi gioisce. La nostra città impari anche a piangere – il suo forte ammonimento -, perché ci sono tanti motivi per farlo”.

L’allarme era scattato alle 18,45 di martedì 11 luglio scorso, con una telefonata alla Polizia che segnalava la scomparsa dei fratellini. Alle 21 l’arrivo della Volante, che aveva a sua volta allertato Vigli del Fuoco, 118 e Polizia Scientifica. Su segnalazione del padre dei bambini, Fernando, erano state trovate le ciabatte dei bambini sull’orlo del vascone d’acqua a pochissima distanza dal casolare dove vivono. I sommozzatori sono arrivati da Bari intorno alle ore 23,30 e dopo circa mezz’ora è stato ritrovato il primo corpicino. A distanza di una ventina di minuti, verso mezzanotte e mezza, è stato riportato a terra anche il secondo corpo.

La tragedia avvenuta martedì è l’ennesima, purtroppo, che si consuma nell’emarginazione. Dei luoghi, e dei rapporti umani. 

Nella cattedrale di Manfredonia è apparsa evidente l’unione strettissima della famiglia Brichisala, quasi un corpo unico. Una maniera per ‘difendersi’ in una terra, la Capitanata e il Belpaese, che fatica ad accettare chi è diverso dai cliché tradizionali. Figurarsi, poi, chi è di religione ortodossa. Come sono i Brichisala e come si è anche visto al termine dei funerali con rito cattolico, seguito appunto da quello ortodosso.

Un supplizio, sia permesso dirlo oltre che pensarlo, in particolar modo per la mamma di Daniel e Stefan. La signora Francesca, il suo nome, ha accusato un malore poco prima che iniziasse la messa funebre, che l’ha costretta ad essere soccorsa da un’ambulanza. Ciò ha ritardato l’inizio della funzione religiosa e quando, finalmente, ha potuto tornare a sedersi al suo banco in prima fila, non è stata lasciata sola per un istante. Acqua fresca sul viso e carezze continue da parte di sua madre, presente insieme alla mamma di suo marito. 

Come detto prima, è la famiglia il fulcro. Il salvagente a cui ognuno dei suoi componenti cerca di aggrapparsi. Daniel e Stefan, tra l’altro, hanno due sorelline. Una poco più grande di loro, 8 anni, l’altra invece nata un mese fa. La famiglia, che ha ricevuto l’aiuto della Caritas guidata da don Luciano Vergura per sostenere le spese necessarie. Quella stessa famiglia verso la quale padre Franco ha chiesto un gesto di solidarietà: una casa.

“Sarebbe difficile, per Francesca e Fernando, tornare a vivere nel casolare dove hanno vissuto per tanti anni e dove si è consumata questa tragedia. È impossibile tornare a vivere a pochi metri da quel luogo tragico. Perciò faccio appello perché si trovi una casa che permetta loro di continuare a lavorare nei campi, come fanno per loro stessi, per il nostro territorio e per la nostra agricoltura”.

Mentre la cerimonia funebre era quasi al termine, è arrivata la notizia che c’è un indagato nell’inchiesta per omicidio colposo aperta dalla Procura di Foggia. Si tratta del proprietario dell’azienda agricola a cui fa capo il vascone. Sarebbe accusato di omessa custodia e vigilanza dei luoghi dai quali si accede allo specchio d’acqua, per non aver vigilato sullo stato della proprietà e della recinzione del vascone visto che, intorno al bacino artificiale, c’è una recinzione che presenta un buco.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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