Tra le storie di disagio socio-economico annoverate tra i percettori di Reddito di cittadinanza seguiti dal Patronato delle Acli di Foggia, c’è quella “particolarissima” (così viene definita) raccontata a l’Attacco dall’operatrice che l’ha seguita di persona. Una storia in qualche modo collegabile pure ad una certa inadeguatezza dei Servizi sociali municipali del capoluogo dauno. “Si tratta – dettaglia la dipendente del Caf in via della Repubblica – di una giovane famiglia foggiana composta dai due coniugi, entrambi senza lavoro, con due bambini piccoli e un altro figlio in arrivo. Erano percettori del Reddito di cittadinanza e sono in carico già da diverso tempo presso i Servizi sociali di via Fuianui. Da qui, tra aprile e maggio scorsi, provarono a contattare il padre di famiglia per una comunicazione riguardante una registrata disponibilità in termini di politiche attive del lavoro. La famiglia però vive in campagna, in zona Salice, dove il segnale telefonico non è sempre efficiente. E allora, nel momento in cui si voleva proporre all’uomo un’occupazione, l’assistente sociale incaricata non riuscì a raggiungerlo al telefono”.
“Così, senza ulteriori indugi, da via Fuiani è stata inviata una comunicazione all’Inps in cui si segnalava che il percettore di reddito non si era presentato al colloquio per il nuovo impiego. L’Istituto di previdenza sociale, quindi, sospese la misura al nucleo familiare, che ne ha invece estremamente bisogno. I Servizi sociali – riflette sul punto l’operatrice del Caf - dovrebbero farsi carico di queste persone, e invece non appena i beneficiari della misura non rispondono al telefono viene inviata la segnalazione all’Inps: una dinamica indegna, perché le Politiche sociali comunali dovrebbero accertarsi dell’indisponibilità del percettore, inviare qualcuno a casa, preoccuparsi della precarietà del tetto che interessa questi soggetti”.
A giugno, dunque, il giovane nucleo familiare è rimasto a digiuno del sostegno economico di cui necessitava come il pane.
Alla loro situazione si è interessata la Caritas diocesana, che ha cercato con il proprio sostegno materiale di porre un freno alla loro disperazione. Nonché il Patronato Acli, che ha ricontattato i Servizi sociali per avviare la pratica che ha infine consentito ai soggetti coinvolti di tornare ad essere percettori di Rdc a partire dal mese di luglio (anche se a gennaio il problema, per loro, si ripresenterà, a giudicare dalle prescrizioni della nuova normativa in materia).
L’operatrice del Caf ha inoltre proposto il riesame per il ristoro relativo a giugno, al momento purtroppo perso se nulla cambierà con gli sviluppi dell’istanza
“Questa coppia con figli minori – aggiunge chi racconta - paga un fitto di casa di 350 euro mensili. Quando alla famiglia è stato sospeso il Reddito di cittadinanza, il proprietario dell’appartamento voleva sfrattarla perché non poteva più pagare la retta mensile. I coniugi, disperati, avevano persino avviato un problematico trasloco. Poi, come detto, il nostro intervento è riuscito a bloccare tutto. Ma la famiglia continua ad avere problemi economici: dell’ultima tranche di reddito percepita, infatti, le sono avanzati solo 200 euro, perché con il resto hanno dovuto pagare il fitto arretrato, quello del mese in corso e 100 euro di bolletta della luce”, conclude sul punto la dipendente del patronato foggiano in via della Repubblica.
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