Au revoir, reddito di cittadinanza. Continua inesorabile la cancellazione del sostegno alle fasce più deboli annunciata già ad inizio 2023 con la formazione del nuovo governo di centrodestra timonato da Giorgia Meloni. Nei giorni scorsi ha creato molto malumore la ricezione dell’sms da parte dell’Inps a circa 170mila famiglie che annunciava la sospensione del sussidio mensile che, come era facilmente prevedibile, ha fatto scattare le proteste davanti alle sedi provinciali dell’Inps. Ora toccherà ad altre 30mila famiglie ricevere l’sms che conferma la sospensione del reddito, per loro la rata di agosto 2023 sarà l’ultima che riceveranno.
Di fatto, carte alla mano, a godere ancora del sussidio nella cosiddetta fase transitoria, dunque per 12 mesi, dal primo gennaio al 31 dicembre 2023: i nuclei familiari con minori, disabili o over 60 che potranno perfino aver diritto all’Assegno di Inclusione (ADI) dal prossimo primo gennaio 2024 facendo nuova domanda; ed i “non attivabili al lavoro”, persone prese in carico dai servizi sociali dei Comuni e che godranno ancora del diritto al RdC fino alla fine dell’anno 2023 secondo specifiche condizioni.
C’è poi chi avrà diritto al Reddito per un massimo di 7 mesi e comunque non oltre il 31 dicembre 2023. Tra questi: chi non ha minori, disabili o over 60 nel nucleo familiare ed è attivabile; chi non è stato preso in carico dai servizi sociali (termine 31 ottobre 2023) perché attivabile al lavoro.
Nel guazzabuglio normativo una cosa è certa: aumenteranno le difficoltà per tutte quelle strutture che in qualche modo si sostituiscono allo Stato per aiutare le famiglie più disagiate. Specialmente in città come Foggia che presenta un elevato numero di gente che già fa ricorso alla Caritas perché non riesce a pagare l’affitto o a mettere il piatto a tavola. “Al momento non abbiamo ancora registrato un marcato cambiamento – esordisce a l’Attacco Roberto Ginese, della struttura di accoglienza della Chiesa di Gesù e Maria – probabilmente per noi parrocchie è ancora troppo presto per fare il punto della situazione considerando che i volontari, di questi periodi, sono anche in vacanza. Certamente fra qualche settimana avremo le idee più chiare di cosa sta realmente accadendo”. Probabilmente l’unico osservatorio capace di tirare già una prima somma dell’attuale momento storico è la Caritas diocesana di Foggia, timonata da Giusi Di Girolamo, da sempre impegnata a far fronte alle tante avversità che il territorio richiede.
“In realtà è già cambiato tanto, sono notevolmente aumentate le richieste di aiuto proprio perché molte persone si sono viste sospese il reddito di cittadinanza – spiega senza giri di parole la direttrice – una situazione che si protrae già dal mese di luglio. Sono arrivate diverse persone che oggi non riescono più a pagare l’affitto di casa, famiglie con monoreddito che non riescono ad arrivare a fine mese. Un nucleo familiare composto dai 3/4 componenti in su non ce la fa con una sola entrata. Sono tornate a chiedere aiuto persone che non vedevamo da almeno un paio d’anni. Sono tanti i pensionati che si recano alla mensa dei poveri e prendere cibo. Molti anziani non ce la fanno a mangiare soltanto con la pensione sociale. In questo mese, poi, ci siamo solo noi della Caritas a tenere la mensa aperta proprio perché i volontari delle parrocchie vanno in ferie”. Le richieste di aiuto alla Caritas sono più che raddoppiate, come specificato dalla Di Girolamo.
“Dai 200 di giugno ai 536 interventi effettuati nel mese di luglio, numeri che non lasciano spazio a dubbi – confida la direttrice – un dato che fa ben immaginare che numero di richieste ci arrivano”. Tra questi viveri, alimenti e prodotti per bambini, mensa, utenze ed affitti. “Come si va avanti in queste condizioni? Cercando aiuto – dice – sono tantissimi, dunque cerchiamo di coinvolgere sia l’utente che arriva e a cui chiediamo un piccolo contributo che la parrocchia, dunque al parroco di appartenenza. Uniamo poi questi sussidi e cerchiamo di pagare magari l’affitto. Purtroppo è doveroso comunque sia cercare anche un loro contributo proprio per tentare di soddisfare quante più esigenze possibili. Cerchiamo di accontentare un po’ tutti – conclude Di Girolamo – la politica e le istituzioni tutte devono attenzionare sul tema. È vero che c’è stato chi ne ha usufruito senza diritto, ma è altrettanto vero che c’è tanta gente che ne ha davvero bisogno.
Forse bisognava organizzare bene gli uffici di collocamento prima di procedere a questa manovra. Purtroppo l’incentivo giornaliero che si darebbe con la formazione di persone dai 18 ai 60 anni non è sufficiente a mantenere le famiglie”.
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