Sacrista-sindacalista reintegrato da giudice ma sospeso da frati “Ha raggirato arcivescovo, grave danno d’immagine”

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Ha fatto il giro del web e delle testate la vicenda del sacrista-sindacalista, licenziato dai Cappuccini della Fondazione San Pio da Pietrelcina che gestisce il santuario di San Giovanni Rotondo e poi reintegrato dal giudice del lavoro, che ha riconosciuto ad Antonio La Porta (questo il nome del sacrestano) l’assenza di giusta causa nell’allontanamento dal lavoro. La Porta ha messo al corrente della sua vittoria i media. “Nel 2022 vengo eletto ad una carica nazionale e siedo al tavolo rappresentativo dei lavoratori di tutte le chiese italiane per rinnovare il contratto collettivo di lavoro scaduto nel dicembre 2021 – ha illustrato il sacrista –. Essendo un lavoratore di un grande santuario, consiglio sia alla mia categoria che alla controparte, rappresentata dall'associazione sindacale dei sacerdoti (Faci), di cambiare il contratto di lavoro e modernizzarlo. Ci riesco, ottenendo un'appendice dedicata ai grandi santuari. I frati, per tutta risposta, inviano all'ente bilaterale (preposto al controllo del Ccnl in questione) una missiva firmata da padre Aldo Broccato, denigrandomi e definendomi 'dipendente più avvezzo a fare il sindacalista di sé stesso' e intimano all'ente (Enbiff) di annullare entro 5 giorni il nuovo contratto".

La Porta viene poi licenziato per l’impossibilità da parte dei frati di sostenere le spese derivanti dal nuovo contratto. “Dichiarano di aver chiuso le sacrestie (ai dipendenti che poi verranno sostituiti dalle suore, a dir loro, volontarie), considerano il nuovo contratto illegittimo perché non discusso prima con i frati e mi accusano di aver strumentalizzato la posizione di rappresentante dei lavoratori”. Il sacrista, difeso da Ottavio, Matilde e Marco Pannone, trascina quindi i cappuccini davanti al giudice del lavoro che dispone l’immediata reintegra e il pagamento dei danni, per condotta antisindacale, licenziamento illegittimo e ritorsivo nei confronti del lavoratore.

Ma la vicenda non è destinata a finire qui. In effetti La Porta è stato reintegrato ma già immediatamente sospeso dal servizio dai frati. Il motivo lo spiega a l’Attacco il legale dei cappuccini, Vincenzo De Michele: “In premessa annuncio che la Fondazione San Pio ritiene profondamente ingiusta l’ordinanza cautelare e intende impugnarla in sede di reclamo davanti alla sezione lavoro del tribunale di Foggia in composizione collegiale per ottenerne l’integrale riforma. In secondo luogo, è stato avviato il procedimento disciplinare a carico di La Porta, al quale vengono attribuiti gravissimi comportamenti, che hanno creato nocumento a tutto il mondo ecclesiale in cui ha operato per evidenti ed esclusivi interessi personali, strettamente collegati alla sua attività di lavoro di sacrista e con grande discredito per l’Ente che rappresento e per l’intero ambiente ecclesiale sia a livello di arcivescovado che a livello nazionale. La gravità dei suoi comportamenti ha determinato anche l'immediata sospensione cautelare dal servizio per tutta la durata del procedimento disciplinare”.

A sostegno della tesi dei frati, che hanno considerato la condotta del sacrestano dettata da interessi personali, è arrivata, proprio due giorni fa (il giorno successivo al deposito dell’ordinanza cautelare di reintegra), anche l’espulsione di La Porta dalla Fiudac/s (Federazione italiana tra le Unioni diocesane addetti al culto/sacristi) e, conseguentemente, la decadenza dalla carica di presidente dell'Unione diocesana sacristi di Manfredonia, Vieste, San Giovanni Rotondo, da membro della giunta nazionale Fiudac/s e da membro del consiglio direttivo Enbiff. Una decisione assunta, si legge nella comunicazione, non solo per l'atteggiamento conflittuale e accusatorio di La Porta nei confronti della federazione ma soprattutto in ragione del contenuto di due mail che l'arcivescovo di Manfredonia Franco Moscone ha inviato ai vertici della Fiudac/s in cui dichiara “di essere stato raggirato al fine di far nascere un'Unione diocesana sacristi nella sua diocesi, la quale fin da subito ha dimostrato di avere interessi unicamente in materia sindacale, non in linea con lo statuto della stessa Unione e con quello della Fiudac/s”, comunicando peraltro la sua intenzione di annullare il riconoscimento dell'Unione stessa. L'espulsione sarebbe stata dettata anche dai gravi danni di immagine arrecati alla Fiudacs, sia a livello diocesano che a livello nazionale, addirittura di Conferenza Episcopale Italiana. Già in precedenza la Federazione aveva fatto notare a La Porta che fare il sacrista “è una scelta di vita con la quale ci si pone al servizio della Chiesa in un criterio di ministerialità e che tutti noi abbiamo consapevolmente scelto di lavorare nei giorni festivi, siano essi domeniche o feste comandate infrasettimanali e chi ha deciso di costruire una famiglia insieme a noi, lo ha fatto condividendo la nostra scelta e i valori che l'hanno determinata”, per dimostrare ulteriormente che questo genere di associazione non ha fini sindacali.

Inoltre, fa notare De Michele, le pretese contrattuali di La Porta erano obiettivamente impraticabili in quanto comprendevano “l’incremento delle mansioni dei dipendenti addetti anche per svolgere altri servizi, il passaggio al primo e secondo livello di tutti i dipendenti; l’aumento della retribuzione di circa 300 euro al mese; l’inserimento di buoni pasto obbligatori del valore di 6 euro al giorno; l’orario di lavoro per chi ha più di 20 anni di servizio (praticamente tutti) ridotto dalle 40 alle 36 ore, a parità di retribuzione; l’aumento delle maggiorazioni; la previsione, in caso fosse presente il direttore delle risorse umane, di decadenza dei poteri dei coordinatori. Tali illegittime previsioni derogatorie della contrattazione collettiva di settore, mai concordate con la Fondazione, andrebbero ad incidere pesantemente sulla situazione economico-finanziaria di chi gestisce, per conto della Provincia di Foggia dei Frati minori cappuccini, il santuario di Santa Maria delle Grazie, con maggiori esborsi insostenibili per un Ente ecclesiastico che si aggirano 3-400 mila euro l’anno, andando a colpire l‘Ente appena uscito dalla grave crisi pandemica e che affronta l‘attuale crisi energetica che ha fatto incrementare notevolmente i costi delle utenze, oltre a creare un’inammissibile ingerenza nell’organizzazione del lavoro della Fondazione, illegittima anche sotto il profilo civilistico”.  Per la stessa ragione anche gli altri 3 sacristi addetti all’Ufficio sacrestia sono stati licenziati e nessuno di loro ha impugnato l’atto. I frati hanno optato per una gestione del servizio da parte di suore volontarie.

“Inoltre ritengo che ci sia un difetto procedurale, non si sarebbe potuto ricorrere al provvedimento d’urgenza, come pure è stato fatto, in quanto i presupposti del pregiudizio grave ed irreparabile di tipo economico non sussistono considerato che il lavoratore ha immediatamente percepito dal 3 settembre indennità di disoccupazione equivalente alla retribuzione e anche il trattamento di fine rapporto, al termine del rapporto di lavoro in data 27 agosto”, ha concluso De Michele.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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