Era uno di quelli chiamati a combattere il fuoco, in qualità di volontario - da ben 13 anni - di protezione civile ed oggi, ironia della sorte, viene accusato di essere proprio lui l’incendiario. Andrea Diurno, viestano, classe 1992, è stato arrestato nella tarda serata di venerdì 11 settembre e si trova attualmente recluso in carcere, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Oltre ad otto incendi - tutti verificatesi tra Vieste e Peschici - un nono episodio, fermato sul nascere, gli viene contestato come tentato incendio, in una sequenza che va dal 31 luglio al 3 settembre e che per gli investigatori assume i contorni della serialità. “Esattamente, un seriale”, conferma a l’Attacco il tenente colonnello Giuliano Palomba, comandante del Reparto Carabinieri Parco Nazionale del Gargano. L’abitualità delle condotte trova conforto anche nelle valutazioni cautelari della gip Marialuisa Bencivenga: secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, non ci si troverebbe davanti a un fatto occasionale, ma a una pluralità di episodi concentrati nell’arco di poco più di un mese. Diurno resta naturalmente indagato e le accuse dovranno essere provate in un eventuale processo, ma l’aspetto che più di tutti continua a sorprendere anche chi ha condotto l’inchiesta è il profilo dell’uomo finito nell’occhio del ciclone: incensurato, operatore ecologico, volontario conosciuto in città e impegnato proprio nelle operazioni antincendio.
“Anche per noi è stata una sorpresa conoscere questa persona che era insospettabile - ha commentato Palomba -. Ma è chiaro che gli accertamenti hanno fatto riferimento alla sua persona”. L’indagine coordinata dalla Procura di Foggia e condotta dai Carabinieri Forestali ha progressivamente stretto il cerchio attorno a Diurno: “Le circostanze sono state tante e quindi abbiamo focalizzato il tutto su di lui. Gli indizi sono tanti”, ribadisce il comandante. Non soltanto videotrappole: “È tutta un’attività d’indagine che è stata fatta unitamente alla Procura, con Gps, con i telefoni, abbiamo controllato i telefoni, una serie di attività tecniche”. A destare sospetti sarebbe stata inizialmente la presenza ricorrente della Ford Fusion utilizzata dall’indagato nelle aree interessate, poco prima dell’insorgere delle fiamme. Da qui sono scattati il monitoraggio Gps dell’auto e le intercettazioni ambientali.