Doveva essere un pomeriggio di allegria e invece è diventato nel giro di pochi istanti una corsa contro il tempo. Una drammatica sequenza di eventi ha sconvolto una festa di matrimonio in corso sabato 3 ottobre all’Hotel Le Ginestre, tra Vieste e Peschici, una struttura molto conosciuta sul Gargano e particolarmente legata alla storia dell’accoglienza turistica viestana, di proprietà dell’ex assessore al Bilancio del Comune di Vieste Nicola Rosiello. A riportare le conseguenze più gravi è stato Matteo Tosches, 40 anni, di Peschici, ricoverato in rianimazione a Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo dopo essere stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. La prognosi resta riservata. Suo figlio, di circa dieci anni, ha invece riportato una frattura al bacino ed è ricoverato in pediatria: le sue condizioni, pur richiedendo assistenza ospedaliera, non desterebbero le stesse preoccupazioni. “La strada è lunga, ma è forte”, racconta a l’Attacco la madre Anna Costante, che in queste giornate tiene insieme l’apprensione per il marito e quella per il figlio. L’incidente si è verificato nel primo pomeriggio, attorno alle 15:00, quando il ricevimento era cominciato da poco. Secondo quanto ricostruito da l’Attacco attraverso testimonianze raccolte nelle ore successive, il bambino si sarebbe allontanato dalla sala nella quale si stava svolgendo la festa per giocare con alcuni coetanei, raggiungendo una zona esterna. È qui che avrebbe oltrepassato un piccolo muretto posto attorno a un lucernario e sarebbe salito sulla superficie trasparente, verosimilmente mentre giocava. Su quanto accaduto nei minuti successivi si concentrano adesso gli accertamenti. Il bambino sarebbe salito in prossimità della struttura per poi rimanere incastrato e Matteo, accortosi del pericolo, sarebbe corso immediatamente verso il figlio nel tentativo di liberarlo e metterlo in salvo. A quel punto, sotto il peso del padre, il vetro avrebbe ceduto, facendo precipitare entrambi per circa 7-8 metri fino al locale sottostante, adibito a palestra, dove l’uomo ha urtato violentemente contro uno dei macchinari presenti. L’impatto alla testa gli avrebbe provocato le lesioni più serie. La moglie di Tosches invita però alla prudenza rispetto alle diverse versioni circolate dopo l’incidente. “Io purtroppo non ero sul posto - spiega a l’Attacco -. So che mio figlio giocava con tutti gli altri bambini. Di più, in questo momento, mi riesce davvero difficile dire”. Al ricevimento c’erano numerosi invitati e saranno anche le loro testimonianze a contribuire alla ricostruzione: “Era un matrimonio, c’erano tante persone. Ci sono la magistratura e i carabinieri che stanno facendo le indagini del caso”. I primi minuti sono stati concitati e la gravità della situazione ha fatto scattare immediatamente la macchina dei soccorsi. Sul posto sono intervenuti il 118 e le forze dell’ordine, mentre per il quarantenne è stato richiesto l’elisoccorso. Anche quella fase, secondo quanto ricostruito da l’Attacco, è stata particolarmente complessa.

Un altro assalto a un portavalori. Un altro commando armato che mette a ferro e fuoco una strada. Un’altra dimostrazione di quanto sia diventato alto il livello di pericolosità raggiunto dalla criminalità nel territorio foggiano. Per il SAP è arrivato il momento di dire basta.
"Quello che è accaduto è gravissimo - dichiara Giuseppe Vigilante, segretario provinciale SAP Foggia -. Non possiamo continuare a chiamarli semplicemente “assalti ai portavalori”. Qui siamo davanti a vere e proprie azioni paramilitari, pianificate nei dettagli, con armi, mezzi incendiati e tecniche capaci di trasformare un tratto di strada in una zona di guerra". Fortunatamente non si registrano vittime. Ma il punto, sottolinea il SAP, è proprio questo: non si può continuare ad affidare alla fortuna l'incolumità di cittadini, guardie giurate e poliziotti. "Dobbiamo smetterla di intervenire sempre dopo che i criminali hanno colpito. La prevenzione deve essere reale. Perché il prossimo assalto potrebbe avere conseguenze tragiche. E allora sarebbe troppo tardi per tutti".

Un video circolato nelle ultime ore sui social sta provocando indignazione a Foce Varano, frazione di Ischitella. Le immagini documenterebbero un episodio ai danni di un gatto, che sarebbe stato preso di mira con il lancio di pietre. Il filmato è stato rapidamente condiviso in rete, raccogliendo numerosi commenti di condanna e richieste di chiarimenti su quanto accaduto. Secondo le prime informazioni diffuse, l’episodio si sarebbe verificato proprio nella località garganica.

Una bottiglietta, il principio d’incendio, il fumo che si alza da uno scooter mentre, a poche decine di metri, i ragazzi sono regolarmente in classe: sono da poco passate le 10:00 di mercoledì 30 settembre quando, in via della Tramontana a Peschici, una mattinata di scuola viene spezzata da un episodio sul quale adesso stanno cercando di fare luce i Carabinieri. Il motorino di uno studente di 15 anni è stato dato alle fiamme nel parcheggio che si trova di fronte all’Istituto onnicomprensivo “G. Libetta”. Un gesto deliberato, secondo quanto denunciato dalla famiglia, sul quale resta però ancora da ricostruire tutto il resto: chi lo abbia compiuto, perché e, soprattutto, se il vero bersaglio fosse proprio quel ragazzo. Il primo dato da fissare riguarda il luogo. L’incendio non è avvenuto all’interno della scuola né nelle sue pertinenze. “È un parcheggio comunale al di là della strada. Il cortile della scuola è chiuso e recintato”, precisano dall’istituto. È uno spazio utilizzato anche dagli studenti per lasciare scooter e altri mezzi, ma aperto a tutti, come conferma il sindaco Luigi D’arenzo: “Era un’area degradata, piena di rovi, sterpaglie e immondizia, che abbiamo recuperato circa sei settimane fa e reso fruibile come parcheggio per il quartiere e anche per chi viene a scuola”. Lì il quindicenne aveva posteggiato normalmente il suo scooter prima di entrare in classe. “C’è stato un principio d’incendio e sono intervenuti degli operatori che stavano lavorando sulla strada, riuscendo a domarlo con gli estintori”, spiegano dalla scuola. Il mezzo è rimasto danneggiato ma sarebbe riparabile. Sul posto sono giunti i Carabinieri, che hanno effettuato i primi rilievi e acquisito gli elementi utili, per poi ricevere in caserma la famiglia del giovane studente e raccogliere la loro denuncia contro ignoti. È proprio la famiglia a chiedere che la vicenda non venga confinata nel perimetro della “ragazzata”. “Il problema non è il mezzo, perché quello si sistema, si ripara. Il problema è l’atto, il problema è la paura”, denuncia a l’Attacco la madre del quindicenne, Anna Costante, ex assessora comunale. “Non voglio che passi il messaggio della bravata. Non è stato rigare un motorino o bucare una gomma: qui si è cercato di incendiarlo. Non ci sentiamo sicuri, abbiamo paura”. Il ragazzo, secondo quanto riferiscono i familiari, non avrebbe ricevuto alcun tipo di minaccia né avuto contrasti tali da poter fornire una spiegazione immediata, tant’è che quando esce dalla scuola, richiamato dalla notizia di un motorino in fiamme, inizialmente non immagina neppure che possa essere il suo. 

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