Villa Rosa patrimonio pubblico. Biodiversità, residenza anziani, parco naturale. In stand-by progetto da 8mln

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“Sono altamurano e questo territorio mi ha dato tantissimo. In questo modo, vorrei cercare di iniziare a restituirgli qualcosa. E stimolare le persone di questa terra ad amarla, per restituire”. Con queste parole, a maggio di due anni fa, il commissario straordinario dell’ASP SMAR Anna Rizzi, Giacomo Forte, aveva anticipato a l’Attacco l’avvio del percorso che ha portato Villa Rosa sotto la tutela prevista dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. L’8 febbraio scorso, la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio BAT e FG aveva annunciato l’avvio del procedimento di dichiarazione dell’interesse culturale di Villa Rosa e, il 3 luglio scorso, è arrivata la comunicazione inviata dal Segretariato regionale per la Puglia del Ministero della Cultura che la individua tra i beni costituenti il patrimonio culturale nazionale, garantendo la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione.

“Villa Rosa ce l’abbiamo nel cuore – il commento a caldo di Forte - con lo stesso amore, la stessa passione che abbiamo visto negli occhi delle professioniste della Soprintendenza seguire l’intero procedimento giunto a conclusione e alle quali va il nostro più vivo ringraziamento”. Gli occhi che restano spalancati per lo stupore è la reazione più comune e naturale di chi vede per la prima volta la struttura e la vasta area che la circonda. 

Sono circa 30 ettari di vigneto e uliveto, una parte di quest’ultimo faceva capo all’affermata azienda Olearia Clemente fino al 28 febbraio scorso. 

Una volta, c’erano anche alberi da frutta e l’allora famosa ‘pesca di Villa Rosa’. In futuro, chissà, potrebbe accogliere gli ospiti della struttura per anziani progettata in quell’area, in modo che questi, con il loro operato e con l’aiuto e l’esperienza degli agricoltori anziani, possano contribuire alla tenuta del fondo e scongiurare il rischio di isolamento in cui incorrerebbero.

Il nome della villa è dedicato alla moglie del cavaliere Vincenzo D’Onofrio che la costruì nell’arco di una dozzina d’anni, dal 1928 al 1940. Era troppo tardi, però, dal momento che nel frattempo gli era venuta a mancare la moglie, Rosa Longo. Divenne, così, un inno d’amore e di poesia come era dato capire dalla lettura della lapide ovale infissa nella prima sala di ingresso - asportata qualche anno fa - che così recitava: “Per te o mia Rosina questa villa che tutta la mia vita ormai rinserra, io volli progettare e costruire Disagi, avversità, violenze infami non valsero a fermare il mio cammino più forte fu la fede più forte ancor l’amore vinsi! E la tua reggia alfin dal sol baciata da mille e mille piante profumata brillò su questa arida pietraia Ma tu la mia fatica compiuta non vedesti! Dal ciel mi sorridesti e il tuo sorriso fu tutto il premio ch’io avea sognato”.

L’immobile è l’unico esempio di architettura eclettica dei primi anni del ‘900 presente in Puglia, lo stile architettonico del XIX e XX secolo in cui un singolo pezzo di lavoro incorpora una miscela di elementi di precedenti stili storici per creare qualcosa di nuovo e originale. 

Nonostante l’abbandono e il degrado, riesce ancora ad affascinare e anche l’assessora regionale Rosa Barone rimase con gli occhi spalancati quando la visitò. “Stavo spiegando i dettagli e fornendo le informazioni del caso, però lei non mi stava più ascoltando”, raccontò Forte su queste colonne.

La proposta progettuale messa a punto dall’architetto Alessandro D’Apolito è stata approvata da Sovraintendenza dei Beni culturali e architettonici della Puglia, Ufficio tecnico del Comune di Manfredonia e Parco nazionale del Gargano. Quella originale prevedeva, quando fu pensata, una spesa di circa 6,5 milioni di euro. Oggigiorno, con l’implementazione e l’attualizzazione, si potrebbe portare a termine con circa 8 milioni di euro.

È volta innanzitutto a soddisfare la volontà dei donatori, prevedendo il necessario restauro architettonico della struttura ricettiva che sarebbe destinata ad anziani e disabili. Una larga parte è dedicata, poi, alla riqualificazione paesaggistica di una rete di tratturi interni disposti secondo l’impianto basato su cardo e decumano. Ma il ‘pezzo forte’ è l’idea di realizzare un parco naturale extraurbano che avrebbe lo scopo di preservare e valorizzare la steppa pedegarganica che è lì presente. A questo, per tutelare la ricca biodiversità presente, si andrebbero ad aggiungere un centro di recupero e ripopolamento animali selvatici ed un giardino botanico per la salvaguardia di alcune specie in via di estinzione, presenti solo sul promontorio del Gargano. 

Inoltre, è previsto anche il collegamento con il territorio circostante e, più precisamente, con il Parco di Lama Scaloria situato in asse con Villa Rosa. Un asse che potrebbe essere utilizzato dalla collettività “per attività ginniche e all’aperto – l’illustrazione del commissario Forte -, anche a completamento di percorsi naturalistici molto graditi dai turisti locali e non, soprattutto negli ultimi anni”.

L’intervento progettuale, infine, vorrebbe instaurare una rete tra Manfredonia, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo e Mattinata per favorire un percorso turistico dove, in ogni polo, il turista scoprirebbe le peculiarità dello specifico paese. Un ‘tour’ nel quale il parco naturale extraurbano progettato assumerebbe una posizione centrale, a mò di cerniera, o anche di sosta per meglio comprendere ed assimilare le peculiarità offerte dal territorio garganico.

“Villa Rosa adesso deve tornare al suo vecchio splendore e tutti, proprio tutti, devono contribuire al raggiungimento di questo risultato”, l’auspicio di Giacomo Forte.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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