La biblioteca di Lucera, intitolata a Ruggiero Bonghi ministro della Pubblica Istruzione dal 1874 al 1876, è da otto anni nella nuova sede del complesso del Santissimo Salvatore, meglio conosciuto come San Pasquale per via dell’omonima chiesa che sorge accanto, ma praticamente fin dall’inizio della sua attività nell’ex convento non ha mai mostrato un vero e proprio rilancio di un’istituzione che è tra le più preziose della Puglia, con un patrimonio librario di primo livello tuttavia gestito in maniera precaria e approssimativa, con oltre 100 mila volumi, una ricca sezione manoscritta e una vasta e rara emeroteca, assieme a 35 incunaboli, 850 cinquecentine e ai manoscritti di Carlo Corrado e all’archivio di Antonio Salandra, capo del Governo dell’ingresso italiano nella Prima Guerra Mondiale. Basti pensare che si è perso il conto degli anni dell’assenza di un direttore nelle sue piene funzioni e prerogative. Quello che si salva è l’allestimento comunque di recente installazione, ma la fruibilità lascia da sempre molto a desiderare, tra carenze e malfunzionamenti che stanno peraltro allontanando anche i più abituali fruitori che devono avere a che fare anche con ascensore malfunzionante e personale sotto organico e quindi con difficoltà organizzative.
La questione è rimasta sotto traccia per mesi, anzi per anni, ma ora è esplosa in tutta la sua evidenza a seguito dell’avvio di una petizione con la quale viene chiesto un orario di apertura più esteso, com’era fino all’inizio 2020, mentre oggi le porte sono chiuse nei pomeriggi di lunedì, mercoledì, venerdì e nell'intera giornata di sabato e domenica; vengono invocati standard minimi di fruibilità, con una rete wi-fi stabile ed efficiente, e vivibilità, con un impianto di condizionamento funzionante, visto che il macchinario pure acquistato non viene ancora messo in azione a causa di una incredibile insufficienza dell’edificio in termini di potenza elettrice; viene sollecitata una maggiore valorizzazione del prezioso patrimonio librario ed artistico collocato al suo interno, compresi gli adiacenti mosaici paleocristiani di San Giusto che praticamente sono diventati off limits subito dopo la loro inaugurazione nel cortile del complesso monastico;
infine viene chiesto il ripristino del comitato tecnico-scientifico che sovrintenda alla promozione e valorizzazione di tutto quanto contenuto al suo interno, quindi compresa la pinacoteca che conserva alcune opere di Giuseppe Ar e di altri artisti del territorio.
“Si tratta di un luogo che dovrebbe essere il fiore all'occhiello della vita culturale della città ed invece è sempre più trascurato e poco utilizzato – ha detto la consigliera comunale Francesca Niro – tanto che prima dell’epoca Covid era visitato abitualmente da circa una trentina di studiosi e studenti, oggi la media è di qualche eroico ed ostinato frequentatore”.
I promotori si sono dati tempo fino a fine agosto per raccogliere quante più adesioni possibili, così da mettere alle strette l’Amministrazione Pitta che, dal canto suo, ha apertamente dichiarato di voler puntare sulle potenzialità di questo tipo con cui costruire la candidatura (unica in Puglia e assieme ai Monti dauni) di Capitale Italiana della Cultura.
Uno di quelli che ha sempre tenuto l’attenzione alta è l’altro consigliere di minoranza Francesco Aquilano che sulla questione è intervenuto anche durante l’ultimo Consiglio comunale, lanciando una clamorosa provocazione, quella di chiudere completamente l’immobile, considerati gli alti costi di gestione a fronte della scarsa valenza delle sue attività nel settore culturale, didattico e formativo.
E Aquilano ha affondato anche suoi ritardi, e quindi sui mancati benefici, del finanziamento di 820 mila euro nell’ambito della rete regionale Community Library che riguarda in gran parte proprio il potenziamento dei servizi all’utenza, e invece gli interventi sono fermi da tempo, altra concreta testimonianza di precoce decadenza e disinteresse, visibile anche nel numero di dipendenti effettivi assegnati alla sua conduzione, tenuta in piedi soprattutto grazie ai volontari del servizio civile.
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