Manoscritti, incunaboli, cinquecentine e seicentine, materiali archivistici e inventariali, materiali grafici, monete e medaglie, materiali a stampa, progetti speciali. E’ il vasto patrimonio contenuto nella collezione digitalizzata della Biblioteca Apostolica Vaticana, una delle più grandi al mondo, che sta provvedendo a rendere accessibile in rete un catalogo che copre numerosi campi dello scibile umano, letteratura, storia, arte, diritto, astronomia, matematica, scienze naturali, medicina, liturgia, patristica. Tra le opere più preziose, caricate sulla piattaforma - che si fonda sulla tecnologia dell’International Image Interoperability Framework (IIIF) - sono consultabili da qualche giorno anche le due Bibbie Atlantiche di Bovino risalenti all’anno 1000.
Si tratta di due volumi di grande formato, prodotte forse a Roma tra la fine dell'XI secolo e gli inizi del XII, giunte a Bovino quasi certamente nella seconda metà di quest'ultimo secolo e donate, nell'anno 1900, dal Capitolo della Cattedrale cittadina al pontefice Leone XIII e quindi alla Biblioteca Apostolica Vaticana dove oggi hanno la segnatura Vat.lat. 10510 e 10511 (di seguito i due link per prendere visione delle opere https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.10510, https://digi.vatlib.it/view/MSS_Vat.lat.10511).
A sollecitare la traduzione digitale è stato Michele D’Andrea, presidente della Confraternita di San Marco d’Eca e cultore di storia e tradizioni di Bovino: “E’ uno dei piccoli borghi italiani con uno dei patrimoni storici più rilevanti, con 7 chiese e 4 musei - spiega a l’Attacco D’Andrea, che è stato anche fondatore della Pro Loco -. Certamente a rivestire un’importanza notevole sono questi 2 codici atlantici, risalenti all’XI secolo, due bibbie di grande formato di 55 cm x 36 cm, di 367 pagine ciascuna, che appartennero fin dal I secolo al Capitolo della Cattedrale di Bovino. Nel 1900 l’allora vescovo, per restaurare la Basilica, le offrì al papa Leone XIII in cambio delle spese sostenute per i lavori, ed egli le acquisì alla Biblioteca Vaticana, dove si trovano ancora oggi conservate. Poche Diocesi potevano vantare dei codici atlantici e la nostra Diocesi era certamente tra le più rilevanti, con la sua posizione ha dominato storicamente l’accesso al Tavoliere delle Puglie. La particolarità che rende le due Bibbie importanti consiste nel fatto che a margine delle pagine sono inscritte delle annotazioni di carattere storico che riguardano ad esempio la costruzione e la dedicazione nel 1197 della Chiesa di San Marco annessa alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, che risale ad un’epoca antecedente; c’è l’annotazione della leggenda della Madonna di Valleverde con il Santuario fondato nel 1266; sono insomma riportate informazioni che riguardano le radici storiche, religiose e culturali della comunità bovinese, testimoniate in maniera diretta negli scritti a margine”.
Sono anche riportati altri eventi, come la morte di Carlo d’Angiò, la presa di Tripoli nel 1290, la conversione degli ebrei, la presa di Lucera, l’eruzione vulcanica del 1302 del Monte Epomeo ad Ischia, c’è anche un’annotazione che riferisce della distruzione dei prodotti frutto della coltivazione dei campi in seguito alla forte siccità che colpì la Capitanata nel 1304.
D’Andrea è adesso al lavoro per la sistemazione di schede e materiali in preparazione di una mostra permanente da realizzare a Bovino, dopo che a seguito del suo interessamento Mons. Angelo Vincenzo Zani, Direttore della Biblioteca Vaticana, ha autorizzato la digitalizzazione: “Su iniziativa ed a spese della Confraternita, abbiamo anche ottenuto di poter stampare in alta definizione copie delle Bibbie da esporre in un allestimento permanente - annuncia D’Andrea -. La mostra sarà preceduta da un convegno di studi per riaccendere l’interesse sui due codici, programmato per il 7 ottobre del prossimo anno, si spera anche con la presenza dello stesso Zani. L’idea mi è venuta dopo un recente viaggio in Andalusia, dove nella Cattedrale ho visto esposte altre Bibbie Atlantiche ed ho pensato perché non proporlo anche a Bovino?”.
Il richiamo di un evento simile, da legare alle celebrazioni di San Marco d’Eca, patrono della cittadina e copatrono dell’Arcidiocesi di Foggia Bovino, ricadrebbe nel novero delle iniziative che vede associazioni e amministrazione comunale lavorare insieme per la valorizzazione e la promozione turistica del Borgo dominato dalla presenza del Castello ducale, legato dal Seicento alle sorti dei duchi Guevara, ed oggi sede del Museo Civico: “Grazie alle associazioni che si stanno spendendo per lo sviluppo del territorio, Pro Loco e Archeoclub in modo particolare, oggi cominciamo a vedere i primi risultati, si registra un buon flusso turistico, c’è un accenno del turismo cosiddetto delle radici - spiega D’Andrea -. Da10.000 abitanti censiti negli anni ‘50, adesso siamo scesi a 3000, le seconde e terze generazioni dei 6000 che sono andati via cominciano ad incuriosirsi e a visitare Bovino. Per il turismo delle radici sta prendendo forma un progetto che ci permetta di digitalizzare tutti gli archivi dell’anagrafe comunale, sono ancora 1434 i bovinesi iscritti all’A.I.R.E. con doppia cittadinanza, e gli archivi parrocchiali che risalgono al 1600 per ricostruire la catena delle discendenze e dei movimenti di chi è emigrato”.
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