Restano ancora in sospeso le sorti dei 67 dipendenti dello stabilimento Dopla di Manfredonia, che adesso attendono l’esito dell’incontro che si svolgerà a Bari venerdì prossimo e vedrà di nuovo presenti tutte le parti interessate: Muzinich (che ha acquistato lo stabilimento di Casale sul Sile), Levada (proprietario del marchio Dopla) e Bava (gruppo interessato allo stabilimento di Manfredonia). Il morale non è certo dei migliori, tuttavia tutti i lavoratori restano in presidio permanente all’esterno e, per quanto a volte formale, stanno ricevendo piena solidarietà da tutto il mondo politico. Dai consiglieri comunali e assessori con in capo il Sindaco Gianni Rotice, agli assessori regionali Raffaele Piemontese e Rosa Barone fino al presidente stesso, Michele Emiliano. Sabato mattina è stata la volta anche dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, a sorpresa, è andato al presidio ed è rimasto per una buona oretta con i dipendenti Dopla.
“È un assurdo quello che si sta creando con un’azienda che è assolutamente all’avanguardia, in termini di produttività e di efficienza dei macchinari – ha detto il presidente del MoVimento 5 Stelle a l’Attacco -, come dimostrano i primati che gli operai si sono conquistati in Italia”. Conte ci ha tenuto a dire più volte che non avrebbe fatto promesse di sorta, piuttosto auspica che “il tavolo di crisi convocato alla Regione Puglia porti subito soluzioni e si creino percorsi sicuri per rilanciare l’occupazione”.
Prima di accomiatarsi, sollecitato ad esprimersi sulla questione meridionale sollevata nei giorni scorsi su queste colonne nel conflitto tra Nord e Sud che sta andando in scena tra lo stabilimento trevigiano e quello sipontino, Giuseppe Conte ha stigmatizzato il progetto dell’autonomia differenziata. “È un progetto che rischia di ferire ancora di più il Paese – la sua riflessione -, non solo compromettendone l’unità. Se si arrivasse a realizzarlo così come l’hanno concepito, con il trasferimento fino a 500 funzioni dallo Stato alle Regioni, avremmo l’ingovernabilità del Paese”.
Dai microfoni de l’Attacco ha voluto lanciare un messaggio “a tutta la classe imprenditoriale, al tessuto produttivo e a chi fa impresa. Quel progetto di spacchettamento che stanno realizzando, contro il quale noi del M5S saremo fermissimi, fa male a chi fa impresa. Perché ritrovarsi con leggi e regolamenti diversi tra regione e regione – ha spiegato – significa che aumentano i cosiddetti ‘costi transattivi’. Piuttosto dobbiamo evitare che si concepiscano progetti ‘folli’ che aumentino il divario e le disuguaglianze già presenti di genere, intergenerazionali e territoriali. Queste ultime, qui le tocchiamo con mano”.
La visita di Conte si è conclusa con una lunga sequela di scatti fotografici, ai quali si è prestato praticamente con tutti i presenti, singolarmente o a gruppi. La leggerezza di quei momenti è stata evidente nei volti sorridenti dei dipendenti Dopla, alleggeriti per un po' di tempo dalle preoccupazioni che vivono da quasi due settimane a questa via. Sono risoluti nella difesa del proprio posto di lavoro, così tanto che hanno rifiutato i 13.000 euro proposti a seguito dell’incontro della task force regionale guidata dall’assessore Leo Caroli, tenutosi il 4 aprile scorso.
In quella sede, il gruppo Muzinich annunciò di mettere a disposizione dei lavoratori la somma di 300.000 euro purché rinunciassero all’articolo 411, che tutela il loro (attuale) diritto di essere trasferiti a Casale sul Sile. Subito dopo, il legale che rappresenta la proprietà Levada ha raggiunto i dipendenti e proposto ulteriori 570.000 euro. Totale 870.000 euro da dividere in 67, quindi circa 13.000 euro (lordi) a testa. La mossa non ha convinto nessuno e, piuttosto che creare spaccature interne, il gruppo dei dipendenti Dopla è rimasto coeso, come lo è dall’inizio della vertenza.
Non hanno solo rifiutato la somma proposta loro, ma si sono spinti anche oltre con una contro-proposta. “Si utilizzi l’intera somma che ci è stata proposta nella trattativa per l’acquisizione dello stabilimento di Manfredonia, così da venire utile per avvicinare le parti interessate”, il rilancio dei lavoratori.
Lo stanno dicendo e mostrando dal primo giorno di presidio: “Non vogliamo ammortizzatori sociali. Vogliamo lavorare”. L’iniziale proposta di trasferire nello stabilimento trevigiano una dozzina di loro insieme ai macchinari per la carta è quasi raddoppiata: adesso Muzinich ne vorrebbe una buona ventina. La risposta è rimasta la stessa: “O tutti, o nessuno”.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).