Report Pugliapromozione, Falco non si meraviglia: “I soldi vanno spesi bene”. Mignogna contesta la Regione

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Dopo la diffusione del report di Pugliapromozione sui dati del turismo 2022 in Capitanata, con la conferma dello stato di buona salute del settore balneare e le difficoltà oggettive (e numeriche) dell’entroterra, tra Monti dauni e città d’arte, è esploso su l’Attacco il dibattito sui flussi non per forza legati alle località marittime del Gargano che occupano con grande facilità i primi posti della classifica provinciale. Insomma, il settore viene “salvato” dal mare, ma non è certo una scoperta, anzi piuttosto la conferma che se ci allontana dalla spiagga la situazione assume un aspetto in qualche caso drammatico, o perlomeno di un’analisi approfondita. Sull’edizione di venerdì, il professore Saverio Russo, presidente regionale del Fondo per l’Ambiente Italiano, ha invocato “una riflessione” sulle performance deludenti delle città d’arte come Lucera e Troia, in una categoria in cui Manfredonia e Monte Sant’Angelo riescono ancora a tenere il passo, sebbene nel primo caso incida comunque la doppia vocazione anche marittima.

Nel Golfo si sono registrate 124.759 presenze (erano state 112.403 nel 2021) e 37.367 arrivi (erano stati 31.477 l’anno prima), mentre nella città dei due siti Unesco le presenze sono state 70.718 (+17.059 rispetto al 2021) e gli arrivi 20.670 (+6.011 rispetto al 2021). Lucera nel 2022 ha fatto segnare 28.499 presenze (erano 23.682 nel 2021) e 12.886 arrivi (erano 11.222 nel 2021), ma il dato non è affatto confortante, se si considera che per esempio nel 2016 erano rispettivamente 38 mila e 20 mila, quindi comunque in discesa rispetto al periodo di medio termine. Troia, invece, è andata anche peggio, con solo 527 arrivi e 1.237 presenze, mentre l’anno prima era 263 e 1.032, mostrando una crescita ridotta rispetto a quanto possibile. 

Insomma, è il caso di ribadire che, comunque sia, il turismo di Capitanata viene “salvato” dal mare e tutto il resto è un contorno trascurabile.

“Era cosi anni fa, lo è oggi e lo sarà ancora per molti anni – ha sentenziato a l’Attacco  Michele Falco, esperto di destination marketing, di gestione alberghiera e docente all’istituto alberghiero “Mattei” di Vieste - perché il mare è il driver di scelta principale e il Gargano assorbe oltre il 90% di tutti gli arrivi. Sui Monti Dauni e Tavoliere restano numeri molto bassi anche se gli investimenti (soprattutto pubblici) non sono mancati in questi anni. Secondo la mia opinione i motivi sono diversi. Anzitutto il Gargano viene visto come destinazione di mare e lo sarà ancora per molto, mentre il resto della provincia non ha un’attrattiva così forte, a discapito dei vari tentativi di lanciare brand tipo ‘Capitanata’, ‘Daunia’ o altri. E poi mancano strutture e investimenti pubblici e privati destinati a creare destinazioni turistiche strutturate. Forse un esempio riesce a chiarire meglio: lanciare siti web e app e poi non investire soldi in promozione, non produce alcun risultato. Non dico di arrivare ai livelli di Booking o altri portali a carattere turistico perché ci sono alcuni che ormai mostrano livelli irraggiungibili, ma almeno metterci qualche migliaio di euro ogni anno servirebbe come il pane. Quel sito web o quella app saranno conosciuti da un pubblico ristretto e quindi con risultati pari a zero o quasi. Lo stesso discorso vale per le micro strutture ricettive senza qualità, formazione, marketing, e per giunta con un'offerta molto limitata e poco conosciuta”. 

“Devo pure dire che sia in provincia che sul Gargano si è tentato di avviare almeno due volte una ‘Destination Management Organization’ (cioè un soggetto gestore di servizi e risorse turistiche su un preciso territorio, ndr), ma dopo l’avvio tutto si è arenato. E solo gli esperti sanno quanto ne avremmo bisogno anche solo per coordinare investimenti in pubblicità ed eventi. Infine, senza posti letto non si creano flussi turistici che pernottano in una destinazione e creano valore aggiunto. Il resto sono tanti pellegrini ed escursionisti, per cui la parola d’ordine deve essere ‘realismo’, che però non vuol dire rassegnazione, ma spendere meglio le risorse a disposizione lasciando progetti poco utili e pseudo esperti”.

Discorso letteralmente a parte meritano invece i Monti dauni che hanno caratteristiche non solo idrografiche, ma anche sociali ed economiche piuttosto diverse rispetto ad altri territori della stessa provincia, e quindi con valutazioni che vengono in parte contestate e proposte in maniera alternativa. 

“Con il vostro articolo di venerdì scorso avete centrato esattamente la questione – ha dichiarato il Sindaco, Gianfilippo Mignogna – perché può far capire meglio, anche e soprattutto a Pugliapromozione, che esistono anche altri parametri oltre quelli delle presenze negli alberghi e nei bed&breakfast. In quel report non vengono calcolati i pernotti negli alloggi alternativi che da noi possono essere pure le aree camper o gli affitti brevi. Contesti come i nostri non possono essere valutati con gli stessi parametri delle città di mare, da noi il turismo giornaliero ha la sua valenza. Per esempio, si dovrebbero pesare pure i 13.000 paganti al Parco Avventura con circa 30 mila arrivi, o la cinquantina di scolaresche annuali. Sono pezzi importanti di una strategia turistica che però non finisce nelle statistiche, ma queste attività fanno sì che al momento ci siano 15 persone impiegate fisse nella filiera dell’ospitalità. A noi questo interessa più che i numeri in sé, ma è importante che ci sia una lettura più approfondita di certi fenomeni, più giusta e obiettiva, magari aprendo una sezione sul turismo rurale, così da osservare meglio certi fenomeni e aumentandone conoscenza e consapevolezza, altrimenti a Bari verremo considerati sempre marginali sui temi dello sviluppo, in base ai numeri che usano con modalità tutte loro”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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