Inverno demografico: ci sarà un pensionato ogni lavoratore dipendente. Peggio solo Messina e Reggio Calabria

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Qualche giorno fa è stato presentato al Parlamento e alla Commissione Europea e pubblicato il Piano Draghi, il documento sulla competitività Europea, il quale evidenzia il forte rallentamento della produttività del sistema economico dell’Unione Europea rispetto a Stati Uniti e Cina, che ha impoverito le famiglie, peggiorando il loro tenore di vita. Tra le diverse cause del declino dell’Europa vi è anche la riduzione e l’invecchiamento della popolazione, e la conseguenza è che se continuano a crescere età media e riduzione della popolazione non si riuscirà più a finanziare il nostro modello sociale. Dovremo, in altri termini, ridimensionare, alcune, se non tutte, le nostri ambizioni previdenziali e assistenziali. In concreto sono fortemente a rischio le pensioni future e la sostenibilità del servizio sanitario nazionale. E’ una vera e propria sfida esistenziale. La mancata crescita dell’Unione Europea è dovuta anche alla mancanza di forza lavoro: il rapporto stima che entro il 2040 (tra 16 anni), la forza lavoro UE si ridurrà di quasi 2 milioni di unità all’anno (32 milioni di lavoratori in meno), mentre il rapporto tra lavoratori e pensionati scenderà da 3:1 a 2:1. 

Con questa traiettoria, la crescita in Europa si arresterà, rendendo insostenibile il debito pubblico UE, e in particolare quello italiano che ha raggiunto quasi 3.000 miliardi (50mila euro a testa compresi i neonati). L’immigrazione netta positiva non compensa attualmente il calo demografico della UE. La storia economica ha dimostrato una correlazione positiva tra incremento della popolazione e crescita del PIL, è dal 1990 che la popolazione non cresce più. 

Rispetto a invecchiamento degli abitanti e rapporto tra lavoratori e pensionati, vediamo con queste due variabili come siamo messi in provincia di Foggia.  

Il rapporto tra lavoratori dipendenti e pensionati (indice del declino) in Capitanata è pari nel 2022 a 2:1,3, di fronte a una media europea di 3:1. In altre parole il nostro territorio ha oggi raggiunto e superato l’indice che l’Unione Europea in media raggiungerà nel 2040. Il nostro sistema economico ha già raggiunto nel 2022 la previsione catastrofica del rapporto Draghi per il 2040. 

Più in dettaglio Foggia ha un indice pari a 2:1,29; Cerignola è di poco inferiore 2:0,91; Manfredonia 2;1,3; San Severo 2;1,27, Lucera 2;1,47, San Giovanni Rotondo 2;1,1.  Le prime sei città della provincia, che costituiscono il 61% della popolazione totale, sono tutte, ad eccezione di Cerignola (molto vicina), al di la della soglia del 2040 prevista per i paesi UE.

Di contro sono al di sotto della soglia 2040 Zapponeta (2:086), Stornara (2:066), Carapelle (2:077) e isole Tremiti (2:094). I restanti 51 comuni sono tutti di molto al di sopra della soglia 2040, i peggiori sono Celle San Vito e Roseto Valfortore (2:4), con pensionati doppi rispetto ai lavoratori dipendenti. Peggio di Foggia in Italia sono le province di Reggio Calabria e Messina. 

La causa di questi numeri è sostanzialmente riconducibile all’effetto combinato di una scarsa qualità delle istituzioni pubbliche e private e un modello di economia totalmente inadeguato a garantire una crescita dell’occupazione soprattutto di qualità. Ciò ha provocato una flessione della popolazione negli ultimi 20 anni di circa 95mila unità (-13,72%) e un invecchiamento della popolazione portando l’età media da 38,7 a 45,2 anni (+6,5). 

Nel 2002 i giovani tra 0-14 anni costituivano il 17,7% della popolazione totale, nel 2022 si sono ridotti al 12,86% (-4,84%), di contro gli ultra 65enni sono passati dal 16,05% al 22,88% (+6,83%). L’andamento della popolazione di Capitanata evidenzia un altro dato inquietante, ovvero la popolazione si è ridotta in maniera drammatica nel 2009 rispetto al 2008 di oltre 40mila unità (-6% in un solo anno) in coincidenza della grande crisi economica dell’immobiliare, e ha subito un’ulteriore flessione di oltre 15mila unità nel 2011 rispetto al 2010 (-2,36%) per effetto di un’altra crisi, quella del debito pubblico, che ha condizionato fortemente la spesa pubblica per investimenti. 

Ciò dimostra la grande vulnerabilità delle nostre imprese rispetto a situazioni di crisi economiche che provocano emigrazione di massa della popolazione, oltre a essere del tutte inadeguate a occupare laureati e giovani qualificati per la ridotta dimensione e per la totale mancanza di innovazione. 

In un recente incontro a Manfredonia sul tema dello spopolamento la professoressa Barbara Cafarelli (direttrice del Dipartimento di Economia, Management e Territorio dell’Università di Foggia) ha illustrato quali sono le possibilità che l’Ateneo daunio offre per contrastare il calo demografico, e ha evidenziato come i dati delle iscrizioni dal 2019 ad oggi siano sempre aumentati, arrivando nell’anno accademico 2022-2023 a quota 13.112, grazie alle buone politiche attuate e alla crescente offerta formativa ma anche grazie alla bassa contribuzione media (437 euro) che equivale a un meno 51% rispetto alle media nazionale. 

Inoltre, la professoressa Cafarelli ha evidenziato che il tasso occupazione dei laureati magistrali di Unifg, secondo Almalaurea 2022, è stato del 54,1% a distanza di un anno dalla laurea, del 79,3% a tre anni e dell’81% a cinque anni. In conclusione l’Ateneo di Foggia ha trattenuto giovani e prodotto maggior PIL. A tal proposito, vorrei aggiungere che Unifg ha posto solo un argine temporale all’emigrazione dei giovani, difatti oltre il 70% dei suoi laureati occupati ha trovato lavoro fuori dalla propria provincia, e secondo me il peso maggiore alle iscrizioni nell’Ateneo foggiano è dovuto all’impoverimento delle famiglie che non possono permettersi di iscrivere i propri figli presso altre Università. 

I dati sulla povertà delle famiglie nel nostro territorio sono drammatici: il 39,80% delle vive con un reddito annuo lordo di 4.545 euro, il 16,89% con 12.427 euro, il 25,94% con 20.156 euro, e solo il 17,37% supera i 26.000 euro. Con questi numeri poche famiglie possono ormai permettersi di far studiare i propri figli in Università quali Bocconi, Luiss, Cattolica, Bologna, Milano, Torino, per citare quelle più blasonate. Le disuguaglianze sono diventate nel nostro territorio insopportabili, soprattutto quelle di opportunità migliori per tutti. Siamo in anticipo sul declino irreversibile sottolineato da Draghi per la UE di sedici anni.  

Uscirne per noi è impossibile se non vi è una chiara volontà politica nazionale ed europea, siamo tra i territori più poveri dell’intera Europa. E’ necessario un forte intervento pubblico e privato fatto di investimenti, formazione, conoscenze, lotta alla criminalità che insieme ad una nuova classe dirigente di qualità possa invertire la disastrosa traiettoria che ci ha colpito da tempo. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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