La chiusura o il ridimensionamento di attività commerciali non è mai un bene, sia che queste appartengano a piccoli artigiani o a grandi società. Maggior ragione se queste cose accadono in città dove la crisi gioca – purtroppo – una parte da protagonista nel tessuto sociale urbano. Voci di corridoio diventano sempre più insistenti su una possibile chiusura definitiva della Benetton di Foggia che dopo aver chiuso i locali sopraelevati ed essersi ridimensionata ad un semplice piano terra, ora rischierebbe di chiudere in battenti. L’Attacco si è recato nel grosso store dell’isola pedonale, lì in quell’edificio che mostra ancora oggi alberelli sulla facciata anteriore, proprio in quegli spazi dove, fino a qualche decennio fa, dimorava la celebre Standa, meta di tante generazioni di foggiani. Entrati la cosa che dà subito all’occhio è la chiusura dei piani superiori, lì dove una volta scorgeva la scala mobile è stata oggi chiusa da un muro. Il vestiario, quanto meno la maggior parte, è oggi in forte sconto.
Eppure basta girare in qualche altra città della Capitanata e della regione per capire che la crisi, in casa Benetton, è spalmata su tutto il territorio nazionale. Ma facciamo un passo indietro. L’improvvisa uscita del patron Luciano Benetton dopo aver annunciato un ammanco clamoroso di 230 milioni di euro al bilancio 2023 ha causato un effetto domino prevedibile. Nel maggio del 2024, infatti, Luciano Benetton annunciò, in una corposa intervista rilasciata al Corriere della Sera, il suo addio alla presidenza del Gruppo Benetton, da lui fondato nel 1965 insieme ai fratelli Gilberto e Carlo e alla sorella Giuliana. Da allora una lunga e inarrestabile emorragia di manager succeduti. Da lì in poi gli addii dell’ormai ex Ceo Massimo Renon, sostituito da Claudio Sforza e dell’ex Cfo Iacopo Martini poi rimpiazzato da Cristina Girelli e, in seguito, di Andrea Incontri.
Chi si occupa degli affari legati al Gruppo Benetton aveva già subodorato, a suo tempo, un’imminente rottura già dal calendario della fashion week milanese di febbraio, in cui era stranamente assente la sfilata di Benetton, diventata uno degli appuntamenti sotto la guida creativa di Incontri. Al di là dell’aspetto squisitamente societario, a cascata la crisi è entrata negli store italiani, dal Nord al Sud dello stivale. Una lenta e inesorabile crisi a cui, si spera, si possa trovare soluzione e non solo per salvaguardare un brand italiano, ma anche e soprattutto i tantissimi posti di lavoro.
Tornando a Foggia questa è la situazione: c’è anche chi vocifera già della messa in vendita del palazzo. Una cosa è certa, dopo la chiusura del Credito Italiano nello storico palazzo che si affaccia tra via Oberdan e l’isola pedonale, oggi praticamente abbandonato, una sorte simile starebbe per toccare anche all’edificio di fianco, quello Benetton, appunto. Immaginate ora di passeggiare per le vie del centro è guardare questi palazzoni chiusi e tristemente abbandonati. Proprio loro che una volta ospitavano il centro nevralgico degli acquisti dei foggiani.
E intanto sui social scoppia il caso. “Se è vero che chiude la Benetton a Foggia la situazione è estremamente preoccupante - scrivono su Facebook - difficilmente uno spazio così grande potrà essere occupato da un altro negozio. Diventerà un edificio fantasma e deperirà tristemente”. “Chi mai potrà acquistare un posto così grande? Soprattutto di questi tempi?”. Insomma il timore che l’edificio di Benetton possa diventare un altro – l’ennesimo – pugno nell’occhio è più che mai presente tra i cittadini. “Che fine faranno i lavoratori?”, tuona qualcuno. “Che fine toccherà a quegli alberelli appesi sulla facciata dell’edificio di corso Vittorio Emanuele?”, riflette qualcun altro.
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