Solo in un partito profondamente diviso al proprio interno come è oggi Forza Italia in Puglia può accadere che nella prima convention del centrodestra a Foggia, dopo due anni di silenzio e a quattro mesi dalle urne, sia escluso dai relatori il più forte rappresentante degli azzurri di Capitanata, il parlamentare sipontino Giandiego Gatta. Per quanto surreale è proprio quello che è accaduto lunedì scorso durante l’evento al ristorante Samì in fiera. Mentre i due parlamentari di Fratelli d’Italia – Annamaria Fallucchi e Giandonato La Salandra - hanno entrambi preso la parola, il deputato del Golfo si è ritrovato fuori dall’elenco di coloro che erano chiamati al tavolo. E’ stato l’unico parlamentare cui non è stata data la parola, un fatto che ha provocato un chiarissimo disappunto del diretto interessato, il quale ha lasciato l’incontro prima della conclusione.
Fonti vicine agli organizzatori spiegano a l’Attacco che la scaletta non prevedeva il nome di Gatta semplicemente perché Forza Italia aveva dato indicazioni solo per gli interventi dei coordinatori regionali D’Attis e Damiani, che adesso provano a gettare acqua sul fuoco e a spegnere le polemiche: “In merito alle notizie di stampa circa un’esclusione dell’on Giandiego Gatta dagli interventi alla manifestazione del centrodestra di Foggia, è opportuno precisare che sono assolutamente false e prive di fondamento. È stato, infatti, proprio il nostro collega Gatta a chiedere a me e al senatore Damiani, in qualità di commissario regionale e vice vicario, di intervenire in rappresentanza del nostro partito. Comprendiamo che qualcuno abbia interesse a gettare benzina sul fuoco, ma in questo caso non c’è nulla da incendiare. Non solo: il collega Gatta sarà protagonista, con la sua grande esperienza politica, delle scelte che Forza Italia farà in vista delle elezioni comunali nel capoluogo foggiano come è giusto e ovvio che sia”.
Ma quello che è avvenuto dietro le quinte racconta una situazione ben diversa, ovvero una sorta di ritorsione per la vicenda del segretario d’aula in consiglio regionale, che è a sua volta figlia della distinzione tra correnti: Gatta fa parte di quella di Ronzulli, di cui fanno parte anche il viceministro Sisto e Cera; D’Attis, con Damiani e di Mauro, sta con Tajani.
Lo scorso 27 giugno Forza Italia si è spaccata sulla scelta del sostituto di Gatta, eletto in Parlamento. D’Attis aveva inviato a tutti i coordinatori regionali della coalizione di centrodestra una lettera con l’indicazione di voto in favore dell’apricenese Paolo Dell’Erba, che con Potenza ha preteso un segnale dal partito dopo la mancata sua candidatura alle politiche in favore di Gatta. Il gesto di D’Attis è stato duramente stigmatizzato dal capogruppo Paride Mazzotta: “C’è una posizione del capogruppo di Forza Italia su Napoleone Cera. C’è un’indicazione del coordinatore di Forza Italia, che ha contattato gli altri coordinatori per chiedere la votazione su Paolo Dell’Erba, e chiaramente la ritengo un'ingerenza”.
Alla fine ha prevalso l’autonomia dei consiglieri regionali e l’ha avuta vinta il sammarchese Cera, ma la faida interna ha lasciato strascichi evidenti. Stando a fonti interne al partito azzurro, Gatta è stato ridotto al silenzio lunedì scorso per la propria posizione pro Cera. A rendere ancor più rovente la situazione in FI è la vicenda di Dell’Erba e del suo braccio destro Antonio Potenza, sindaco di Apricena. A gennaio scorso i due ruppero col centrodestra e, con la Lega, costruirono la candidatura alla presidenza della Provincia del sindaco lesinese Primiano Di Mauro, determinando la sconfitta del presidente uscente Nicola Gatta, che avrebbe vinto col centrodestra unito alle proprie spalle.
D’Attis e Damiani dichiararono in un comunicato stampa che dell’Erba e Potenza erano da considerarsi fuori dal partito. Ma i due sono invece rimasti in FI e, anzi, sono stati in qualche modo premiato considerato che il coordinatore regionale ha cercato di far eleggere l’imprenditore e consigliere regionale quale segretario d’aula. Insomma, anziché essere espulso dal partito Dell’Erba si è ritrovato come la persona indicata per il ruolo conteso nell’ufficio di presidenza. “E questo è avvenuto con una invasione del coordinatore regionale a danno dell’autonomia dei consiglieri regionali, una cosa mai verificatasi in passato”, commentano a l’Attacco alcuni forzisti di Capitanata.
E’ stato questo l’antefatto di quanto si è visto lunedì al Samì, quando è stata negata la parola a colui che per volte consecutive è stato il più suffragato degli eletti di Forza Italia.
C’è dunque più di un campanello di allarme per il numero uno nazionale Antonio Tajani: in molti, durante la convention foggiana, si sono stupiti del silenzio di Gatta e ora c’è da scommettere che il gruppo del deputato sipontino non resterà a guardare. Proprio in Puglia nei giorni scorsi si è verificata la prima scissione di Forza Italia dalla morte di Silvio Berlusconi: dopo l’annuncio dell’uscita di Michele Boccardi, altri otto hanno lasciato il partito e l’hanno fatto per approdare alla lista civica CON del presidente della Regione Michele Emiliano. Una fuga da FI che rappresenta solo l’inizio, a detta dei beninformati.
“E’ assai concreto il rischio di implosione del partito in Puglia”, spiegano fonti interne a l’Attacco. “Quello che si è verificato nel Barese è il primo episodio, ma ci sono malesseri profondi in Capitanata, nel Salento e nella provincia di Barletta-Andria-Trani. Le persone legate a Gatta non sono poche, peraltro lui è il vero campione di consensi che FI ha in provincia di Foggia. Perderlo sarebbe un suicidio per il partito, significherebbe perdere la figura più rappresentativa che si ha”.
Tace il segretario provinciale Raffaele di Mauro, che stando ai rumors è tutto proiettato sulle elezioni regionali del 2025, dove però sarà per lui assai difficile superare i consensi di Napoleone Cera e di Paolo Dell’Erba.
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