“Divisi su personalismi e primogeniture senza pensare al bene della città. Furore avrebbe dovuto candidarsi”

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E’ preoccupato Lino del Carmine (ex assessore nella giunta Cilberti che fu) rispetto a ciò che legge e nota a proposito delle dinamiche politiche attraverso le quali, a suo modo di vedere, si starebbe caratterizzando la discesa in campo di partiti e coalizioni alla prossime amministrative. Tanto a destra quanto a sinistra. “Foggia è in condizioni di totale disastro – dice a l’Attacco, che ha voluto registrare le sue preoccupazioni -. E che fa la politica? Invece di sedersi ai rispettivi tavoli al fine di individuare candidati sindaci che possano essere rappresentativi di necessità di salute pubblica e di svolta per Foggia, partiti e coalizioni si dividono invece sui personalismi e sull’affermazione di  primogeniture senza pensare al bene della città”. Michele Del Carmine ne ha per tutti, nessuno escluso.

Dei 5 Stelle, per esempio, critica un certo rifiuto dei vertici locali a volersi  realmente mettere in gioco: “Per dedicarsi davvero al bene di Foggia – afferma - bisogna anche sapersi sacrificare lasciando poltrone più comode per cimentarsi, invece, in una candidatura a sindaco".

"Mario Furore (tuttora in attività all’Europarlamento, ndr) – dettaglia del Carmine - avrebbe potuto rappresentare una candidatura istituzionale forte per tutto il campo largo di centrosinistra, se solo avesse scelto di mettersi a disposizione nell’interesse della città. Se poi si dice di voler bene a Foggia soltanto per una questione di facciata allora si tratta di un altro discorso".

"Anch’io – prosegue, riportando la sua esperienza personale - facevo il segretario della Cgil, stavo benissimo lì, era un lavoro che mi piaceva: ma, quando fui chiamato a ricoprire il ruolo di assessore tecnico nella giunta Ciliberti, non ho pensato ai miei rosei orizzonti nel sindacato, bensì accettai l’incarico amministrativo scommettendo su me stesso e sulla città, reputando fosse l’occasione per far qualcosa di realmente positivo per Foggia, al netto di come, poi, andò quell’esperienza di governo cittadino”.

Al momento, l’ex assessore non vede nel panorama politico foggiano candidature forti in grado di imporsi, vincere e convincere di una svolta possibile l’elettorato del capoluogo dauno. Né tanto meno partiti e coalizioni che remino verso una simile ed efficace prospettiva d’azione e di alleanze.

Rispetto al suo campo d’appartenenza si domanda: “Non capisco perché il centrosinistra non abbia affatto considerato l’idea di Pippo Cavaliere quale eventuale candidato sindaco. Eppure è una persona che alle scorse amministrative non ha vinto la sfida elettorale solo per una manciata di voti".

"Anche la carta Marcello Salvatori, bravo imprenditore e persona seria, stimato da molti in città  – continua del Carmine - è stata penalizzata dai litigi interni replicati ancora una volta dal centrosinistra, che devo ammettere essere molto bravo a dividersi, lasciando così spazio alla vittoria degli altri. Sembra che ogni volta debba esserci per forza una primogenitura sulla scelta del candidato sindaco. Non riesco a comprendere, altrimenti, il motivo per il quale la figura di Salvatori non sia andata bene ad alcuni pezzi della coalizione soltanto perché era stata caldeggiata dal Pd”

Sulle candidature civiche di Angiola e Maniero, poi, l’ex cilibertiano afferma: “Mainiero è persona che stimo perché approfondisce i temi leggendo le carte, però da soli non si va da nessuna parte. Con una lista civica non credo riuscirà ad ottenere il 50% dei consensi più un voto necessari per l’elezione alla carica di primo cittadino".

"Rispetto ad Angiola, inoltre, con tutto il rispetto per la persona perbene trasversalmente riconosciuta come tale, mi chiedo però quale risultato potrà ottenere un parlamentare di origini tarantine che per il nostro territorio non mi sembra sia stato un valore aggiunto”.

Infine, sul versante centrodestra l’idea di del Carmine è questa: “Ho letto che si sarebbero divisi sul nome di Leo Di Gioia, forse per l’incoerenza politica attribuita a quest’ultimo, da sempre uomo di destra, che ha fatto parte di una giunta regionale di centrosinistra".

"Ora si parla di un corteggiamento a Tito Salatto, già vicesindaco in giunta  Ciliberti: la cosa non mi meraviglia più di tanto perché al momento il centrodestra sembra non sapere che pesci prendere. Si parla addirittura di riunioni romane per scegliere il candidato sindaco del territorio. Ma mi chiedo: ‘A Roma cosa sanno della nostra città e di quale candidato potrebbe mettere d’accordo tutti?’”, chiosa Michele del Carmine. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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