Gianmaria Gasperi è un biologo specializzato in igiene ambientale e del lavoro. Nel 1986 fonda Legambiente Foggia, ricoprendo gli incarichi di dirigente regionale e nazionale per la medesima associazione. Dopo essere stato segretario regionale per Legambiente Puglia, nel 1994 fonda Aforis, un’organizzazione no-profit leader in Puglia per la consulenza e la formazione energetica ed ambientale, capofila di un gruppo che vede tre società collegate ed operanti nell’intera area dell’Italia meridionale. All’interno di Aforis ricopre il ruolo di amministratore unico, direttore generale, responsabile gestione risorse umane e coordinamento progettazioni. Ha al suo attivo numerose esperienze di ricerca, consulenza e formazione in campo ambientale a livello nazionale, e una lunga militanza a sinistra. Intervistato da l’Attacco, ha fatto il punto sulla situazione politica del centrosinistra locale, a meno di due mesi di distanza dalle prossime elezioni comunali.
Come vede il quadro generale della politica foggiana, ad oggi?
È un quadro veramente molto complicato. Mai avrei pensato che ci si potesse ridurre in queste condizioni. Mi riferisco, ovviamente, alla coalizione di centrosinistra, che mi sembra davvero in grande difficoltà. Personalmente, credo che si sia persa un’occasione per costruire davvero delle ipotesi di governo efficace e innovativo. Sostanzialmente si è verificata, invece, la riproposizione del solito teatrino dei partiti, fatto di veti, primogeniture e condizionamenti che credevo appartenessero al passato e che avrei preferito non ci fossero più.
Il centrosinistra sembra avere ormai scelto il proprio candidato: Maria Aida Episcopo. È d’accordo con la decisione?
Come è noto, io ho espresso sin da subito, molto ma molto prima che ci fosse anche un approfondimento da parte dei partiti, la mia preferenza nei confronti della candidatura di Marcello Salvatori. Poteva essere, contemporaneamente, una candidatura unificante, ma anche di grande cambiamento. E soprattutto, che potesse unire tutti coloro i quali avessero a cuore, ad esempio, i temi legati alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare. In questo senso, ho promosso un appello degli ambientalisti, ai quali faccio da sempre riferimento, che ha raccolto le adesioni dei principali esponenti a livello locale, ma mi è sembrato di capire che ciò non sia servito a molto, almeno per il momento, anche se so bene che molti esponenti della coalizione di centrosinistra stanno valutando molto positivamente la candidatura di Salvatori. Personalmente, credo che rimanga la migliore soluzione possibile. Sta venendo fuori, invece, che la candidatura della Episcopo è non solo divisiva, ma elettoralmente debole rispetto a quelle che sono oggi le esigenze di raccogliere consenso all’interno di aree come il mondo delle professioni, del sistema delle imprese, e di tutta quell’area politica di centro che è comunque da considerare utile per questa città. Parliamo di un’area moderata, ma di buona qualità. Francamente, non riesco ad immaginare cosa ne verrà fuori all’indomani dell’evidenza che ha offerto il PD di quattro candidature che non hanno fatto altro che spostare a Bari e a Roma il luogo della decisione. Penso, però, che chi debba decidere siano i foggiani, per cui questa scelta non deve essere spostata su tavoli diversi, che magari mettono insieme la situazione di altri Comuni capoluogo della Puglia. La migliore soluzione, anche se i tempi sono strettissimi, è quella di realizzare delle primarie veloci, che possano consentire all’elettorato di centrosinistra di esprimere il proprio gradimento. La scelta dei 5 stelle e di altre organizzazioni a cui ho fatto riferimento in passato, come la Comunità Politica per Foggia, ovvero il pronunciamento in favore della Episcopo, è assolutamente precaria e non identitaria.
Come mai, secondo lei, si è preferito optare per un soggetto politico che è espressione del mondo scolastico piuttosto che per uno che lo è di quello imprenditoriale?
Questa domanda occorrerebbe ricondurla a chi negli ultimi tempi ha pesantemente condizionato il dibattito a sinistra, soprattutto all’interno della Comunità Politica. Quest’ultima, infatti, era partita con oltre 200 adesioni, mentre ad esprimere la decisione finale sono state meno di 20 persone. Questo, ovviamente, è il frutto anche di un modo molto approssimativo di fare politica. Probabilmente, c’è qualcuno all’interno della Comunità Politica che ha negoziato con i 5 stelle molto tempo fa, per poter costruire un fronte comune, con la ragionevole immaginazione di ruoli all’interno dell’amministrazione comunale. Però, se questo progetto si è concretizzato così, ne ha sicuramente vanificato un altro, che era a monte e che mi convinceva molto, che era quello di costruire una vasta espressione della società civile di sinistra. Invece, ci si è ridotti ad essere appannaggio di qualche esponente di vecchi partiti, ormai disciolti, che non ha fatto bene né alla Comunità Politica, da cui ho preso le distanze, né al centrosinistra.
Non crede, dunque, che Foggia abbia perso l’occasione di candidare a Sindaco uno dei pochi attori positivi che agiscono sul territorio?
Ne sono assolutamente convinto. Marcello Salvatori non rappresenta soltanto l’imprenditoria sana, legata ai temi dell’economia circolare e delle energie rinnovabili, ma è espressione di un movimento civico ambientalista, pacifista e antinucleare. Tutto ciò che ha fatto nella nostra città, dimostrando capacità gestionali ed operative non comuni, riguarda sempre opere e investimenti finalizzati al recupero e alla rivitalizzazione di strutture dismesse. Sono cose che non hanno eguali a livello nazionale. Direi anche europeo. Ma tutto questo, in una città verosimilmente martirizzata non solo nel suo aspetto fisico, ma anche nella sua identità culturale e intellettuale, evidentemente non poteva bastare. Gli anni di Landella e quelli di commissariamento hanno azzerato una classe politica che avrebbe avuto tutto il diritto e l’occasione per potersi configurare come novità in un panorama afflitto. Marcello Salvatori rappresenta appunto la novità vera. La Episcopo la conoscono tutti, e non credo che possa rappresentare un elemento di grande innovazione.
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